Parla ora Cesare Battisti dicendo che riportarlo in Italia sarebbe come condannarlo a morte. L’Italia è “un paese così arrogante”, ha detto Battisti intervistato dal quotidiano brasiliano Folha de S.Paulo.

Il presidente Brasiliano Michel Temer avrebbe revocato l’asilo politico all’ex terrorista rosso Cesare Battisti.

E’ questa la notizia pervenuta in queste ore e che segna un passo in avanti in vista di un’ipotetica estradizione di Battisti in Italia. Nel ’79 l’ex membro dei Proletari armati comunisti (Pac) era stato condannato in contumacia per quattro omicidi.

“Tutte le morti – ha detto Battisti – sono deplorevoli. Ma non c’è motivo che io chieda scusa per qualcosa che hanno commesso altri”. E’ questa la sua risposta alla domanda se intenda mandare un messaggio alle famiglie delle vittime che la giustizia italiana gli imputa.

A Roma “sono convinti che sia un compito per loro facile portarmi via” dal Brasile, ha aggiunto l’ex terrorista. L’atteggiamento italiano nei suo confronti sarebbe un“espressione di orgoglio e vanità”.

Intanto adesso si aspetta solo la sentenza definitiva del Supremo tribunale federale brasiliano (Stf). Spetterà ai giudici decidere se accettare o meno in maniera definitiva l’habeas corpus – principio che tutela l’inviolabilità personale – invocata dai legali di Battisti la settimana scorsa.

Battisti fa un appello al presidente brasiliano, Michel Temer, che ha l’occasione di compiere “un grande atto di giustizia e umanità nei miei confronti”.

Battisti mentre brindava la sua scarcerazione la settimana scorsa

“Vorrei che il presidente Temer prendesse coscienza profonda della situazione – ha proseguito l’ex terrorista – anche perché ha tutti gli strumenti giuridici e politici per fare un atto di umanità e lasciarmi vivere in Brasile. La mia arma per difendermi non è fuggire. Mi trovo dal lato della ragione, ho tutto dalla mia parte”.

L’ex terrorista rosso afferma di sentirsi più “brasiliano” che italiano dopo tutti gli anni trascorsi in Brasile. “In Italia contro di me c’è solo odio e risentimento” ha proseguito Battisti.

Sempre al quotidiano brasiliano Folha de S.Paulo dice di essere in “prescrizione dal 2013 e non si può tornare indietro dopo cinque anni”, riferendosi alla decisione dell’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva che nel 2010 gli concesse l’asilo politico.

Ma le cose ora rischiano di cambiare per Battisti. Proprio con la revoca dell’asilo politico.

“Adesso abbiamo un governo veramente democratico in Brasile e non possiamo dare protezione a un criminale. L’estradizione deve essere fatta”. Sono queste le dichiarazioni rilasciate a Milano dal sindaco di San Paolo, João Doria, dopo aver incontrato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala.

Intanto Cesare Battisti si trova nella sua casa sul litorale di San Paolo, in Brasile. Era partito nella mattinata di lunedì dall’aeroporto internazionale di Campo Grande, dopo aver lasciato il carcere di Corumba’, la città dello stato del Mato Grosso do Sul dove tre giorni prima era stato arrestato.

Il quotidiano “Estado de S.Paulo” rivela che molti “membri del governo brasiliano sostengono che i reati commessi da Cesare Battisti con il suo presunto tentativo di fuga in Bolivia possano rafforzare le motivazioni giuridiche per la sua estradizione in Italia”.

Il giudice brasiliano Odilon de Oliveira aveva sostenuto, durante i giorni di fermo del latitante, che con il suo tentativo di fuga in Bolivia, Battisti oltre ad aver “trasgredito” le norme sullo status di rifugiato politico, avrebbe anche “offeso l’ordine pubblico” brasiliano.

Da fonti diplomatiche italiane apprendiamo che l’esito della vicenda “non è ancora scontato”. Ma da parte dell’Italia c’è piena fiducia nel governo brasiliano con il quale si intende rilanciale le già ottime relazioni.

 

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