Battaglie legali di Trump: a che punto sono

I ricorsi presentati in sei Stati chiave da Trump fino ad ora sono stati respinti dai tribunali

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Battaglie legali di Trump

Donald Trump non accetta l’esito delle elezioni americane e così ha deciso di intraprendere una serie di battaglie legali in sei Stati chiave. Tuttavia i ricorsi presentati fino ad ora sono stati respinti dai tribunali e molti repubblicani stanno abbandonando Trump nella sua battaglia. Inoltre anche il procuratore generale William Barr, fedelissimo del Presidente, ha dichiarato che il Dipartimento di Giustizia non ha trovato prove di frodi diffuse.

A che punto sono le battaglie legali di Trump?

Nelle elezioni presidenziali americane Donald Trump ha perso e come era prevedibile non accetta il risultato. Da ormai un mese dalle elezioni Trump non ha ancora dichiarato la sconfitta e continua le sue battaglie legali negli Stati chiave. Il Presidente continua ad affermare, senza fornire prove, che le elezioni sono state le più fraudolenti della storia americana e insite sul fatto che migliaia di voti sono stati illegali. Afferma inoltre che la macchina che conteggia i voti gli ha sottrato migliaia di voti che, secondo lui, prodotta dal ex presidente venezuelano Hugo Chavez e dalla Cina.  Tuttavia tutti i ricorsi fino ad ora presentati in sei Stati chiave sono stati respinti dai tribunali e anche il procuratore generale, William Barr, fedelissimo di Trump, ha dichiarato che le indagini del Dipartimento di Giustizia non hanno rivelato alcuna prova di frode diffusa nelle elezioni del 3 novembre.  

Azioni legali in Georgia

In Georgia, dove Biden ha vinto con un margine di quasi 13 mila voti, hanno deciso di rifare il riconteggio a mano. E nonostante tutte le affermazioni di Trump su voti illegali e frodi il riconteggio a dato nuovamente la vittoria a Biden. Il voto è già certificato dal Segretario di Sato e dal Governatore, entrambi repubblicani, ma il team di Trump chiede un nuovo riconteggio. Motivo? Per il team di legali del Presidente, emergerebbero prove che molti voti per posta espressi in Georgia sono illegali. Inoltre afferma che le macchine elettorali elettroniche fornite dalla Dominion Voting Systems e utilizzate nello stato abbiano cambiato il risultato del voto a favore di Biden. Tuttavia le affermazioni di Trump non hanno fondamento, in quanto i funzionari hanno controllato due volte i voti espressi per posta e il riconteggio a mano avrebbe certificato l’accuratezza del voto conteggiato dalle macchine elettorali.

Repubblicani contro Trump

Il responsabile dei processi elettorali della Georgia, Gabriel Sterling, ha tenuto una conferenza stampa in cui ha criticato duramente l’atteggiamento del presidente uscente Donald Trump e della dirigenza del Partito Repubblicano, che a quasi un mese dalle elezioni non hanno ancora riconosciuto la sconfitta.  Contestare un voto è legittimo, dice Sterling, ma le parole e gli atteggiamenti di Trump e di molti Repubblicani hanno ispirato estese intimidazioni verso funzionari e dipendenti della Georgia, che hanno incluso anche minacce di morte e di violenza.

Sterling ha dichiarato: “Signor presidente, sembra che probabilmente ha perso in Georgia. Stiamo ancora verificando, c’è sempre una possibilità, lo capisco, ha il diritto di andare fino in fondo. Quello che non più fare, e deve farsi avanti per dirlo, è ispirare le persone a commettere atti di violenza. Qualcuno si farà del male, qualcuno si prenderà una pallottola, qualcuno verrà ucciso. E non è giusto. È ora di guardare avanti. Se vuole ricandidarsi tra quattro anni bene, lo faccia. Ma ora non ha più possibilità. Sia superiore e dica ai suoi sostenitori di non essere violenti”.

In Georgia la realtà è ben diversa

Inoltre in Georgia, nonostante Trump continui ad affermare che gli hanno “rubato” i voti, la realtà è ben diversa. Infatti una causa intentata mercoledì afferma che quasi 200.000 elettori della Georgia sono stati erroneamente rimossi dalla lista di registrazione degli elettori prima delle elezioni. I querelanti includono il Black Voters Matter Fund, la Transformative Justice Coalition e la Rainbow Push Coalition, quindi probabilmente tutti voti a favore di Biden. Ma gli avvocati pro-Trump insistono e incoraggiano gli elettori a non presentarsi alle urne, per il ballottaggio del Senato in Georgia. Sostengono che anche in questo caso ai repubblicani subiranno brogli. Un avvocato ha affermato: “Questa è la Georgia. Non siamo stupidi. Non andremo a votare il 5 gennaio su un’altra macchina prodotta dalla Cina”.

Battaglie legali in Pennsylvania

In Pennsylvania Trump ha lanciato una serie di accuse di brogli, tra queste quella secondo cui migliaia di voti sarebbero stati misteriosamente ‘aggiunti’ a Biden la notte del 3 novembre a Philadelphia. Inoltre sostiene la presunta irregolarità di 2,5 milioni di voti per posta.  La Corte Suprema dello Stato ha respinto il ricorso sostenendo, presentato troppo tardi, poiché già due elezioni si erano svolte secondo queste regole, senza che nessuno ne contestasse l’esito. I legali di Trump hanno fatto appello alla Corte Suprema degli USA.

Arizona

In Arizona Trump contesta sempre il voto per posta, sostenendo che vi sono stati brogli. In realtà, finora non è emersa nessuna prova di operazioni fraudolente e il presidente e il governatore repubblicano Doug Ducey, che ha difeso la regolarità del voto nel suo stato, hanno finito per scontrarsi in una polemica dai toni molto accesi.

Azioni leagli in Winsconsin

In Winsconsin la campagna di Trump ha richiesto il riconteggio. Tuttavia ha aumentato ulteriormente il vantaggio di Biden. la campagna Trump sostiene che a seguito del riconteggio è emerso che circa 220 mila voti sono stati espressi “bel al di fuori dei confini delle leggi dello stato” e quindi dovrebbero essere scartati. Di fatto, in questo caso, i legali del presidente non lanciano accuse di brogli, ma contestano il voto da un punto di vista tecnico e di interpretazione delle leggi elettorali del Wisconsin. Gli argomenti avanzati dalla campagna Trump sono già respinti durante il riconteggio e il ricorso davanti al tribunale sembra destinato alla stessa sorte. Inoltre, c’è chi fa notare che se venissero accolti gli argomenti sostenuti da Trump, anche molti voti a suo favore dovrebbero essere scartati.

Nevada

In Nevada Trump sostiene che sono stati commessi brogli elettorali diffusi, compreso il fatto che sia stato accettato il voto di molti elettori non più residenti nello stato. Il ricorso presentato alla corte federale del Nevada è stato respinto nei giorni scorsi.

Battaglie legali in Michigan

In Michigan Trump si è mostrato particolarmente aggressivo, sostenendo che a determinare la sua sconfitta siano stati i presunti brogli attuati a Detroit nel voto postale. Il presidente ha anche tentato di convincere i parlamentari repubblicani dell’assemblea legislativa dello stato ad ignorare il risultato del voto e ad assegnarli i 16 grandi elettori del Michigan. Questo, nonostante la legge – vi sono diverse interpretazioni – non assegnerebbe ai parlamentari statali tale potere. I legali del Presidente hanno anche presentato appello contro la bocciatura del ricorso che avevano presentato poco dopo le elezioni. Hanno denunciato brogli nella Contea di Wayne, quella nella quale si trova Detroit. Anche in questo caso, appare difficile che il ricorso abbia successo.


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