Battaglia di Cheronea: 338 a.C. – Vittoria dei Macedoni

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Il 2 agosto 338 a.C. l’evento bellico della Battaglia di Cheronea, tra le milizie macedoni e l’alleanza ateniese – tebana. Nell’Europa meridionale della Beozia, l’area ellenica diviene luogo di guerra, tra il Regno di Macedonia e la coalizione di Tebe, Atene e polis minori. A fronte di ciò, gli schieramenti avversari dei sovrani e comandanti Filippo II, Alessandro Magno di Macedonia, contro i condottieri ateniesi Carete e Lisicle con Teagene di Beozia. Di conseguenza, il successo bellico per le forze macedoni.

Battaglia di Cheronea: cosa scatena la guerra greco – macedone?

Nel 354 a.C. il regnante assoluto di Macedonia Filippo II, attua delle missioni militari contro le popolazioni dei Traci, Peoni, Illiri e Tessali. Da qui, il predominio territoriale macedone nell’espansione dei propri confini, che causa le ostilità dei Paesi circostanti. Inoltre, il Re di Macedonia conquista i territori marittimi ateniesi della Tracia, come: Metone, Anfipoli, Potidea e Pidna.

Durante lo stesso periodo, il capo macedone combatte nella guerra decisiva contro i Focesi, con le ribellioni di Atene e Sparta. In seguito, anni di lotte e conflitti nei confronti dei nemici ateniesi e la resa del capo militare focese Faleco. Dal successo delle azioni militari del regnante macedone, l’acclamazione dai Tessali come arconte perpetuo. Di fatto, il riconoscimento nella Grecia del potere assoluto di Re Filippo II di Macedonia, con la ribellione di Atene per la riconquista al proprio predominio.

Il conflitto

Tra il 341 e 340 a.C. le forze macedoni attaccano le città di Bisanzio e Perinto, entrambe in alleanza con Atene. A tale proposito, l’ordine militare di Filippo II di Macedonia, contro Atene, all’epoca in accordo con Tebe. Nel 338 a.C. la Battaglia di Cheronea in Beozia, tra l’esercito macedone di Filippo II ed il figlio Alessandro Magno, contro l’alleanza greca di Carete, Teagene e Lisicle.

Durante lo scontro armato, l’impiego tattico per le forze macedoni, della coesione strategica tra cavalleria e fanteria, degli armamenti. Di fatto, nelle tecniche guerriere dei Macedoni, l’utilizzo dei fanti per l’arresto dell’avversario e dei cavalieri come forza conclusiva vincente.

Nel tempo, l’introduzione per le strategie belliche macedoni, anche della fanteria leggera. Sul campo di battaglia, le parti combattono nella disposizione parallela degli eserciti, ma le truppe macedoni si muovono contro i nemici, seguendo uno schema obliquo. Per la coalizione greca, la tattica di difesa sui lati dell’esercito, con una posizione in linea con la palude e l’acropoli.

In tal modo, i Tebani ed alleati mirano alla difesa principale della propria cavalleria, con 35.000 soldati. Mentre, le truppe macedoni impiegano 30.000 fanti e circa 2000 cavalieri. Come risultato, la vittoria macedone, in cui emergono le doti belliche di Alessandro Magno.