Bansky colpisce ancora con un nuovo murales!

Detenuto in fuga dall'ex - carcere di Reading con una macchina da scrivere

0
288
Bansky, murales raffigurante un detenuto in fuga (rielaborazione fotografica di Loredana Carena)

Bansky, il noto writer inglese tra i maggiori esponenti della Street Art, colpisce di nuovo.

Un murales, attribuibile all’artista, è infatti apparso lunedì 1° marzo su un muro dell’ ex – carcere di Reading nella località del Berkshire.

Cosa rappresenta il murales di Bansky?

L’opera, dal forte impatto visivo, raffigura un prigioniero che cerca di evadere dal carcere con una fune, composta da lenzuola annodate, alla cui estremità è legata una macchina da scrivere.

Questo è un dettaglio non casuale per capire l’identità dell’evasore. Si tratta, infatti, molto probabilmente, del celebre scrittore irlandese, Oscar Wilde, che, accusato di omosessualità nel 1895, venne condannato a due anni di lavori forzati nel carcere di Reading.

Dopo la scarcerazione Oscar Wilde scrisse “The Ballad of Reading Gaol”. Si tratta di un componimento poetico in cui racconta il pensiero ossessivo della pena di morte e l’alienazione dei detenuti nella ripetitività dei gesti quotidiani in attesa della condanna.

Nel carcere di Reading lo scrittore fu testimone dell’impiccagione di Charles Thomas Wooldridge, uno dei pochi prigionieri che conobbe durante la detenzione.

Qual è il messaggio del murales?

Le opere di Bansky hanno sempre la finalità di portare l’attenzione su argomenti di carettere sociale o su questioni irrisolte e volutamente trascurate.

Così è anche per il murales del prigioniero.

Il carcere di Reading, infatti, è abbandonato dal 2013 e nel 2019 è stato messo in vendita dal governo locale.

Il consiglio della città vorrebbe trasformare la struttura in un polo artistico, fecendo così diventare un luogo di sofferenza e di dolore in una spazio di creatività e di vita.

Il murales di Bansky, la cui paternità non è ancora stata nè smentita nè confermata, sarebbe un segno di esortazione per creare un nuovo fulcro artistico.

Chi è Bansky?

Il mistero alimenta l’interesse e contribuisce a creare notorietà al soggetto interessato.

Ed è proprio ciò che sta accadendo alla figura di Bansky la cui vera identità è ancora sconosciuta.

Si sa soltanto che è nato a Bristol nel 1974.

Alcuni sostengono che dietro al nome di Basky si celi, in realtà, una donna, altri invece che si tratti di un gruppo di artisti.

L’unica certezza è che il linguaggio dello street artist continua a fare centro con la sua anima sovversiva e satirica con cui tratta tematiche di attualità socio – politica.

Insofferente ai vincoli dei sistemi artistici tradizionali, Bansky parla al mondo, suo interlocutore, attraverso la dimensione ampia e aperta del muro urbano.

Che sia scrostato, grezzo o liscio non ha importanza. Fondamentale è avere un supporto murale per trasmettere un messaggio, sovvertendo i codici dei linguaggi della comunicazione. I murales, realizzati con la tecnica dello stencil, sono diretti ed intellegibili come dei manifesti pubblicitari.

Bansky introduce elementi di dissonanza nella linearità del discorso visivo – narrativo per rendere ancora più diretto il suo messaggio.

Così, come accade, ad esempio nel murale “No Ball Games” dove sono rappresentati due bambini che si lanciano un cartello che vieta di giocare a palla. Paradossalmente ciò che preclude il gioco, si trasforma nell’oggetto che permette di giocare.

Tra i lavori di impegno e di denuncia sociale sicuramente merita di essere ricordato “Naufrago bambino”. Si tratta del murale, realizzato inaspettatamente durante la 58° Biennale di Venezia, per portare l’attenzione internazionale sulla situazione dei migranti che vengono bloccati in mare.

“Naufrago bambino” rappresenta un ragazzo che, con addosso un giubbotto di salvataggio, lancia un razzo segnaletico che riempe di rosa il cielo circostante.

E ancora una volta l’arte di Bansky ha fatto centro con il prigioniero in fuga.

Commenti