I milanesi Bang Bang Vegas hanno annunciato l’imminente uscita del loro album di debutto. Si chiama Party Animals ed è disponibile dal 16 Giugno.

L’hardrock è sicuramente uno dei generi più inflazionati della storia. Si è affermato verso la fine degli anni ’60 e da allora è passato un po’ tra le mani di tutti, modificandosi ben poco nel corso del tempo. Ha trovato la sua formula più efficace grazie a gruppi come AC/DC e Deep Purple e in pochi hanno avuto davvero l’ardire di alterarla. Perché va bene così. Il “rock duro” tradizionale, che sia inglese o americano, ha funzionato alla grande in passato; almeno fino a quando un giovanissimo punk, ben più ribelle e caustico, non ha spodestato il genitore dal ruolo di fenomeno internazionale. Si è ripreso poi negli anni ’80 e il suo forte ascendente sui ragazzi è rimasto pressoché costante più o meno fino al nuovo millennio. Nell’immaginario comune l’hardrocker è l’archetipo della vera rockstar “sex, drug & rock’n’roll”. Insieme al suo fratellastro, l’heavy metal, l’hardrock è il genere più emulato dai giovani che intendono mettere su una band. D’altra parte, come tutti i veterani fenomeni di massa che non hanno mai conosciuto evidenti trasformazioni, dopo un po’ non può non odorare di stantio.

Tutta questa digressione per esprimere la complessità della sfida che una giovane band hardrock si trova a dover affrontare oggigiorno. Saper essere originali con questo mezzo d’espressione è davvero difficile. Tuttavia i Bang Bang Vegas sembrano essere fiduciosi. Il loro intento, dichiarato, è riportare in auge il rock, riaccompagnarlo per mano nelle strade, nelle tv e negli stadi del mondo. Perché se è vero che le grandi rockband riempiono tuttora gli stadi, la situazione è molto più negativa per il giovane rock emergente.

Thomas Festa (“Sergeant”), Alessio Cannistraro (“Frusta”) e Loris Gentilin (“Face”) sono i tre ragazzi che dal 2013 compongono quest’ambiziosa band. Festa (chitarrista e cantante) ha vissuto tre anni in California, a Los Angeles, e ha portato nel trio le influenze dell’amato rock californiano. In America ha suonato a Las Vegas con Justin Lanning, in Italia con, udite udite, Carlo Verdone e Laura Chiatti per la presentazione del film “Io, loro e Lara”.
Tutti e tre i componenti hanno fatto diverse esperienze prima di formare il trio, sia in strada che nei locali. Dietro i Bang Bang Vegas non c’è solo una grande passione per il blues e il rock’n’roll, c’è anche una grande gavetta. La band in sé sta collezionando una serie di live che si sono contraddistinti per la loro energia e qualità, tanto da aver permesso loro di suonare allo Sziget nel 2015.

Dopo quattro anni di militanza di questa formazione è finalmente giunto il momento di presentare i frutti del proprio lavoro (già presenti in official videos pubblicati su youtube): Party Animals è un album breve, diretto. Le tracce sono solo 7 e presentano la media durata da 3-4 minuti. In questo breve lasso di tempo c’è spazio per il classico hardrock, per il surfin’ rock stile beach boys e per i bluesacci più sporchi.

La qualità del mixaggio è molto buona, ogni track suona davvero bene e risulta pulita anche nel suo essere intimamente sporca. Va detto però che i pezzi sono piuttosto omogenei: riff di chitarra semplici ma molto catchy accompagnano linee vocali e ritornelli piuttosto radiofonici. L’energia c’è, l’originalità un po’ meno. Lo schema classico da canzone hardrock anche in questa occasione non è stato modificato: riff-verse-chorus-verse-chorus-bridge-chorus. Non c’è track che si discosti troppo da questa sequenza. Il che non è necessariamente un male, se accettiamo il detto “squadra vincente non si cambia”.

La title-track apre l’album e offre una partenza al fulmicotone, con un riff e un ritornello che rimangono necessariamente impressi in testa.
Segue “Lights Out!”. Non sono riuscito a non pensare compulsivamente ad Angus Young e agli Aerosmith. Ci sono tutti qui dentro. Pezzo carino, ma davvero troppo già sentito.
“Single” è già più interessante, ma il singolo “Sweetest Crime” (già presente su youtube) è il primo pezzo più caratteristico. Qui ci rendiamo davvero conto di quello che possono dare i Bang Bang Vegas. Gran pezzo.

L’armonica di “I Don’t Mind” arricchisce un pezzo che senza di essa sarebbe un classicissimo surf rock’n’roll senza troppe pretese.
“But you’re 17” prende alla sprovvista: il riff è stupendo, come il groove e il cantato di Festa. Bravi tutti! A mio avviso, il pezzo migliore dell’album. Unica pecca, l’autotune nella frase “but you’re 17” poteva essere bellamente evitato.
“I wanna be rich” è stata registrata in presa diretta, probabilmente durante un live. Una canzone folk molto godibile, che chiude con grande dignità Animal Party.

Del loro lavoro, i rocker milanesi dicono “abbiamo semplicemente voluto fare un disco di festa, di sensazioni, di libertà, di una vita dove il bisogno primario è quello di divertirsi come se fossimo in uno stato animale, selvaggio. Senza troppo leggere tra le righe”. Si sente la spontaneità del disco, che vuole essere diretto, immediato. Apparentemente non siamo di fronte a niente di nuovo. I Bang Bang Vegas sanno eseguire bene il loro genere, ma non ho sentito molte novità che possano distinguerli rispetto ai predecessori. Fa sempre piacere sentire del sano e puro rock’n’roll, ma questo non basta più per arrivare davvero in alto. Vedremo come si svilupperà la carriera di questo trio: se lungo il solco dell’hardrock tradizionale o lungo un nuovo sentiero che li porterà sempre più lontano.

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