Banca d’Inghilterra: Regno Unito verso la recessione

Forse la più lunga dalla crisi del 2008

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Banca d’Inghilterra: Regno Unito verso la recessione

La Banca d’Inghilterra ha avvertito che tra la fine del 2022 e il 2023 il Regno Unito entrerà in recessione, la più lunga dal 2008. La sterlina è già scesa di valore, e si pensa a un aumento dei disoccupati.

Il Regno Unito vicino alla recessione? Le parole della Banca d’Inghilterra

Entro la fine di quest’anno l’economia del Regno Unito entrerà in recessione. È quanto afferma la Banca d’Inghilterra, che ha tagliato le sue previsioni di crescita e presuppone una recessione nel trimestre ottobre-dicembre. “La crescita del PIL del Regno Unito sta rallentando. L’ultimo aumento dei prezzi del gas ha portato a un altro significativo deterioramento delle prospettive di attività del Regno Unito e nel resto d’Europa. Si prevede che il Regno Unito entrerà in recessione a partire dal quarto trimestre di quest’anno”, informa la Banca. Che aggiunge: “Il reddito reale delle famiglia al netto delle imposte dovrebbe diminuire drasticamente nel 2022 e nel 2023, mentre la crescita dei consumi diventa negativa”.

Le previsioni finora

Si prevede dunque una contrazione economica che si avvierà nell’ultimo trimestre dell’anno corrente, per poi continuare nel corso del prossimo anno. Potrebbe trattarsi del periodo di recessione più lungo dopo la crisi finanziaria del 2008. Dopo l’annuncio, la sterlina è scesa di valore, mentre già si stima un incremento del tasso di disoccupazione il prossimo anno. Inoltre, la Banca sostiene che vi sarà un rapido adeguamento della pressione salariale con il ritorno dell’inflazione.

Il “mercato rigido” al centro dei timori della Banca d’Inghilterra

Intanto, per contrastare le pressioni inflazionistiche, nel timore che esse “diventino più persistenti e si allarghino”, la Banca d’Inghilterra ha alzato i tassi di interesse all’1,75%. Anche molte aziende hanno aumentato i prezzi dei propri prodotti, cosa che porterà ad un aumento dei costi al consumo dei negozi. La Banca teme comunque per quello che si definisce il mercato del lavoro “rigido” presente nel Paese. La preoccupazione maggiore a riguardo si rifà al timore di una spirale salari-prezzo, dal momento che i lavoratori chiedono aumenti salariali nel corso di questa crisi.

In un mercato del lavoro teso e in un contesto in cui le aziende trovavano più facile trasferire gli aumenti dei prezzi, un percorso più alto e più lungo per l’inflazione CPI nei prossimi 18 mesi potrebbe aumentare il rischio che un eventuale calo delle pressioni esterne sui prezzi non sarebbe sufficiente a frenare ulteriormente le aspettative di inflazione al di sopra dell’obiettivo”. Sono queste le parole della Banca a riguardo.


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