Banca Carige nella bufera

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Esercitando una delle sue prerogative più dure, la Bce ha commissariato Carige per impasse di governance, cioè quando la Vigilanza riscontra che il livello decisionale dell’azienda è arrivato ad un punto morto. Così evidentemente Francoforte ha letto la posizione della Malacalza Investimenti, che il 22 dicembre non ha votato l’aumento di capitale (la quota a carico sarebbe stata di circa 80 milioni) per mettere in sicurezza la banca vi era, a parere dei Malacalza, (azionisti di maggioranza di Banca Carige) ancora il tempo e il modo per vedere prima il bilancio del 2018, avere numeri più chiari sul portafoglio crediti e sapere gli obblighi patrimoniali in carico alla banca dopo l’uscita dei nuovi parametri. Per la Bce evidentemente non era così: troppe indecisioni, il titolo colava a picco, la fiducia dei correntisti rischiava di sfaldarsi nonostante Carige non corra rischio di fallimento.

Il provvedimento, si legge nel comunicato stampa della società, ha trovato ragion d’essere nelle dimissioni della maggioranza dei membri del Consiglio di Amministrazione, e avrà l’obiettivo di fornire maggiore stabilità e coerenza alla governance aziendale.
Tra i compiti dei nuovi commissari straordinari:
• Rafforzamento patrimoniale;
• Rilancio commerciale attraverso recupero delle quote
• di mercato nei segmenti core;
• Derisking attraverso la riduzione dei Non Performing Loan;
• Ricerca di possibili “business combination”.
Questi elementi, ha continuato il comunicato di Banca Carige, verranno sintetizzati nel prossimo piano industriale attualmente in fase di predisposizione.

Quali saranno le conseguenze per i correntisti, e più in generale per i clienti di Carige? Il commissariamento di Carige non influirà sui normali rapporti, né sui contratti che la banca ha al momento in corso con la propria clientela. La circostanza che l’istituto di credito sia stato posto in amministrazione straordinaria lascia infatti del tutto immutata la sua gestione ordinaria. L’unica differenza rispetto al passato è che a gestire la banca ligure non sarà più il Consiglio di amministrazione, ma i commissari nominati dalla Banca centrale europea in via temporanea. Il fatto che due delle tre persone nominate in via temporanea – il presidente, Pietro Modiano, e l’amministratore delegato, Fabio Innocenzi – siano in fondo gli attuali amministratori accentua semmai la continuità con la precedente gestione e rappresenta un’ulteriore garanzia per i rapporti tutt’ora in essere.

Che cosa succederà alle azioni Carige? Anche in questo caso non vi saranno conseguenze particolari. Le azioni non verranno infatti annullate nel caso in cui la società sarà posta in amministrazione straordinaria. L’unico effetto immediato sarà l’impossibilità di trattarle sul mercato, almeno fino al momento in cui la Consob non le riammetterà alle contrattazioni.

A questo punto si inizia a parlare di aggregazione e vi sono vari possibili partner. L’interessamento potrebbe arrivare da un gruppo che fra Liguria, Emilia e Basso Piemonte si sta rivelando sempre più forte, Credit Agricole, a cui fa capo Carispe, la vecchia cassa di risparmio di Spezia, ma anche la Cassa di Parma e Piacenza. Con Carige unirebbero tutta la Liguria del credito. Vittorio Malacalza ha già fatto parte del Cda di Carispe in passato e il suo gruppo è molto attivo proprio alla Spezia. Anche gli altri francesi di Bnp Paribas sono stati associati al nome di Carige. Attenzione infine al soggetto scelto per andare a caccia di possibili alleati. La Carige a guida Modiano-Innocenzi ha affidato agli svizzeri di Ubs il mandato esplorativo per la ricerca dei pretendenti. E se alla fine fosse la stessa Ubs a farsi avanti? Dal colosso svizzero proviene Fabio Innocenzi (ex ad di Ubs Italia) e il gruppo potrebbe affiancarsi alla banca dei liguri non solo come “cacciatore di alleati”, ma come prescelto.

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