Bambino neuroatipico escluso dalla recita di Natale

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I fatti

Succede a Napoli. Una mamma apprende dal gruppo whatsapp della scuola materna che suo figlio è stato escluso dalla recita di Natale. E questo, nonostante l’avessero coinvolta nell’acquisto dei preparativi per la festicciola. Insomma, lei proprio non se l’aspettava. Lì per lì è stupita, si lamenta nel gruppo whatsapp, e aspetta di andare a prendere il figlio a scuola per parlare con la maestra. I suoi lamenti però arrivano alle orecchie della maestra prima della fine delle lezioni, che la chiama per darle spiegazioni.

Le spiegazioni in due parole sono state: suo figlio non riesce a stare in fila, crea problemi e non lo possiamo includere. Suo figlio è fuori dalla recita. La mamma tenta di spiegare che non è una novità che abbia problemi del neurosviluppo, avendo portato tutte le carte all’asilo, si aspetta di aver a che fare con personale che sa interpretarle e gestirlo. Purtroppo la risposta è ancora più spiazzante dell’accaduto. Le maestre riferiscono che essendo in attesa di legge 104, ancora non ha la maestra di sostegno, e quindi, non può essere gestito in gruppo con gli altri, avendo dei bisogni specifici sui. E discorso chiuso.

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Inclusione di bambini con bisogni speciali

“Lo so che il mio piccolo non avrebbe partecipato. So che non parla e non riesce a stare in fila, non c’e bisogno che lo sottolineasse la maestra, ma per me era importante anche solo vedere il suo nome su quella lista e vederlo quel giorno lì, a saltare e divertirsi a modo suo, a vedere quel suo sorriso dolce, sogno infranto da chi lo ha emarginato invece di integrarlo”. Con queste parole la mamma dice la sua opinione nella bagarre mediatica che si è scatenata dietro a questa notizia.

Ogni mamma sogna di vedere il proprio figlio alla gita scolastica, al corso di pittura, a calcio o alla recita di Natale vestito da stella cometa. Il solo fatto di distruggere questo sogno è già indice di cattiva attitudine etica delle maestre. Ci sono mamme che hanno già compreso e digerito la atipicità del figlio e mamme che ancora si aspettano di vederlo fare le cose come gli altri bambini. In ogni caso sono tutte da rispettare e tutelare.

Le ragioni delle maestre fanno appello alla mancanza del personale, al fatto che il bambino non è in grado di stare in fila e rispettare le regole della recita. Comprendiamo questo, ma, da qui a non far partecipare il figlio a una intera recita, ci passa una serie di alternative, a cui tali maestre non hanno pensato.

Ogni bambino ha le sue attitudini e, anche se non sono capaci di stare in gruppo, possono per esempio aiutare a montare il palco, disegnare i fondali, accendere e spegnere la musica, e poi possono essere ringraziati a fine spettacolo. Questo è un comportamento che rispetta il modo di essere di tutti e il diritto a vedere riconosciuto il proprio figlio da parte dei genitori. Soprattutto nel momento delicato in cui il piccolo è in attesa di una diagnosi.

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Per concludere la cosa che forse più di tutto ci spiazza è che la mamma abbia dovuto sapere dal gruppo whatsapp l’accaduto. Segno che la comunicazione fra genitori e scuola è spesso un fatto problematico. A scapito per primi dei bambini. Forse la scuola dovrebbe prendersi del tempo per capire le attitudini di ogni bambino, al di là delle problematiche ed esaltare quelle. Parlandone con i genitori per esempio. Le recenti leggi sull’inclusione portano l’importanza del coinvolgimento delle famiglie e dovremmo farne tesoro.

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