In Italia, a Roma, all’ospedale ‘Bambino Gesù’, viene utilizzata per la primissima volta la terapia cosiddetta ‘genica’. Il metodo consiste nel manipolare geneticamente le cellule del sistema immunitario per renderle capaci di riconoscere e attaccare il tumore.
Il paziente sottopostosi a tale cura è un innocente bambino di soli 4 anni affetto da leucemia linfoblastica acuta di tipo B cellulare, la stessa che colpisce in maniera quasi frequente i bambini di quell’età.

Il piccolo, dopo aver subito vari trattamenti chemioterapici e trapianto di midollo osseo , aveva completamente esaurito ogni speranza di poter sopravvivere. Lo ha spiegato lo stesso Franco Locatelli, direttore del Dipartimento di Onco-ematologia pediatrica, Terapia cellulare e genica del Bambino Gesù. “Non erano più disponibili altre terapie potenzialmente in grado di determinare una guarigione definitiva. Qualsiasi altro trattamento chemioterapico avrebbe avuto solo un’efficacia transitoria o addirittura un valore palliativo. Grazie all’infusione dei linfociti T modificati, invece, il bambino oggi sta bene ed è stato dimesso. È ancora troppo presto per avere la certezza della guarigione, ma il paziente è in remissione: non ha più cellule leucemiche nel midollo. Per noi è motivo di grande gioia, oltre che di fiducia e di soddisfazione per l’efficacia della terapia. Abbiamo già altri pazienti candidati a questo trattamento sperimentale.”

Un successo davanti al quale bisogna solo inchinarsi. Un esperimento andato a buon fine che lascia presagire tante altre guarigioni. Impegno e dedizione, quelli degli stessi ricercatori, che portano speranza nel cuore di ogni paziente. Uno spiraglio che lascia intravedere luce, luce e ancora luce.

Altri i pazienti inseriti in una lista d’attesa per poter godere dello stesso trattamento riservato al bambino. Considerata, dagli esperti, una delle strategia più innovative e promettenti nella ricerca contro il cancro : prelevare i linfociti T del paziente, modificarli geneticamente mediante un recettore che li potenzia e gli permette di riconoscere e attaccare le cellule tumorali presenti nel midollo o nel sangue, fino ad eliminarle, addirittura, del tutto.

Il primo vero esperimento di manipolazione genica è avvenuta nel 2012 in Usa, proprio su una bambina di 7 anni, affetta anch’essa dall’identica malattia del bimbo italiano. Di conseguenza , le sperimentazioni non hanno mai smesso di essere messe in atto in tutto il resto del mondo , raccogliendo, fino ad ora, un notevole e positivo risultato.

Senza voler gratuitamente regalare false illusioni , medici e ricercatori, cercano di portare avanti, non solo gli studi e le pratiche scientifiche, ma anche e soprattutto la vita delle persone.

Serviva una notizia del genere. Un appiglio al quale aggrapparsi, una viva e candida speranza in un mondo in cui le sopracitate malattie sembrano ormai essere all’ordine del giorno. Serviva crederci , in un mondo in cui certi termini drizzano i capelli alla sola pronuncia, alla sola lettura. Mieloma, carcinoma, leucemia o il ‘solito tumore’. Ma che è! Montagne troppo alte da riuscire a scalare, nella maggior parte dei casi. Banali dolori fisici accolti, oggi, con eccessive dosi di ansia e tensione. Un’intera popolazione diventata schiava di ipotetici tumori. Tutto il mondo , oggigiorno, vede tumori dove non ci sono. Tutto il mondo ,oggigiorno , pronuncia i medesimi termini almeno una volta al giorno, macché una volta. Magari fosse una sola volta! Per non parlare dei media, mezzi di comunicazione, radio, tv, web, social. Tutto e dappertutto oggi ci mette davanti questo insormontabile dilemma che, a Roma, oggi, sono stati in grado di rendere un po’ meno pesante, un po’ meno spaventoso. Più leggero. Un po’ meno ‘nero’ di quello che realmente è.

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