Baltops 2020: l’esercitazione NATO nel Mar Baltico

L’annuale operazione si è svolta esclusivamente in mare, vista l’emergenza sanitaria mondiale

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Anche il nostro Paese ha preso parte a Baltops 2020, l’imponente esercitazione della NATO nel Mar baltico. La 49esima edizione delle Baltic Operations si concluderà oggi e riunisce dal 1972 diverse forze dell’Alleanza Atlantica (e non solo) nel Mar Baltico. L’evento ha coinvolto assetti navali e aerei di 19 Paesi, tra membri NATO e alleati. L’obiettivo è quello di testare le capacità di difesa aerea, sottomarina, di interdizione in mare e di contrasto alle mine.

Per la prima volta, a comandare le operazioni c’è il Naval Striking and Support Forces della NATO (StrinkForNato), coinvolto dal 2015 in Baltops, ma ora in cima alla linea di comando. Ha coordinato le operazioni dal suo nuovo quartier generale di Lisbona, in Portogallo. Per la prima volta, inoltre, non sono state coinvolte forze anfibie. La decisione è stata presa in conseguenza alla pandemia, già capace di fermare manovre imponenti come la Defender Europe, pressoché ridotta all’osso.

«A causa dell’emergenza sanitaria abbiamo dovuto effettuare aggiustamenti importanti. È comunque importante che l’esercitazione non sia stata annullata», ha affermato alla stampa europea Guy Robinson, vice comandante del StrinkForNato. L’attuale situazione mondiale ha spinto, dunque, a sperimentare un sistema di comando e controllo più diffuso del solito: il comando statunitense di Napoli, il Combined Air Operations Center di Uedem in Germania, il Joint Force Command alleato di Brunssum in Olanda e il Comando marittimo della Nato situato a Northwood (Londra). Tutti in collegamento con il quartier generale di Lisbona.

Gli obiettivi di Baltops 2020

Le forze messe in campo, o meglio in mare, sono: 28 unità navali, 28 velivoli e tremila militari, a fronte delle 50 navi, 40 aerei e 8.600 miliari dello scorso anno. Diciannove i Paesi coinvolti: Canada, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti.

«Gli obiettivi dell’esercitazione sono puramente difensivi, volti ad aumentare il coordinamento tra i Paesi membri e partner, nonché le capacità di deterrenza», spiegano i comandanti. Tra questi c’è anche Lisa Franchetti della StrinkForNato e della Sesta flotta degli Stati Uniti, basata a Napoli, che ha spiegato: «Baltops offre alla NATO e ai Paesi partner l’opportunità di operare insieme, condividendo le best practices per migliorare le operazioni nel mondo reale».

Gli occhi sono comunque puntati sulla Russia. Soprattutto dopo che il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha lanciato #Nato2030, la riflessione strategica per adattare l’Alleanza al nuovo contesto internazionale. Il timore era che le operazioni in acque internazionali vedessero l’ingresso nella stessa area delle forze russe con il rischio di incidenti, come nelle precedenti edizioni. Per ora questo non è successo.

«Non credo – aveva aggiunto Franchetti – che questa esercitazione possa essere interpretata come una minaccia a un Paese specifico nella regione. È molto importante ricordare che conduciamo Baltops ogni anno in giugno. Tutte le nostre Marine e le nostre forze aeree operano in acque e cieli internazionali. Prevediamo che opereranno in modo professionale e ci aspettiamo lo stesso da parte della Marina e dell’Aeronautica russa». Un messaggio rilevante alla luce dei numerosi episodi delle ultime settimane, con un crescente attivismo tra Mar baltico e Mare del nord. Acque particolarmente calde, soprattutto visti i crescenti scramble alleati (caccia che decollano per identificare un aereo sconosciuto) sui velivoli russi.