Avvocati e coscienza: cliente rifiutato perchè colpevole

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Può un avvocato rifiutarsi di difendere una persona? La difesa è un diritto, ma è un diritto anche essere un uomo prima di essere un avvocato. Avvocati e coscienza possono camminare paralleli, ed è quello che ha fatto il legale dell’uomo coinvolto nella terribile vicenda di domenica scorsa a Paolo VI, quartiere alla periferia di Taranto.

L’avvocato difensore dell’uomo ha detto no all’incarico e quindi non sarà presente né durante l’udienza di convalida del GIP né per tutto il resto del processo. L’arduo compito sarà affidato ad un difensore d’ufficio.

Avvocato e coscienza: cosa accadrà ora

Fatto questo preambolo doveroso, sottolineiamo che l’udienza di convalida (che si terrà dal gip Paola Incalza e dal pubblico ministero Filomena Di Tursi) vedrà a difesa dell’uomo non più l’avvocato Nicola Cervellera, che era stato nominato dall’indagato, ma sarà presieduta da un difensore d’ufficio.

L’avvocato penalista, che era stato già rappresentante legale dell’uomo nelle sue precedenti imputazioni (due ani fa è stato condannato per violenza e maltrattamenti in famiglia), ha deciso per motivi personali e professionali di non impostare la sua difesa di chi ha compiuto un delitto tanto efferato.

Dato il netto rifiuto del legale, gli uffici giudiziari hanno dovuto per forza nominare appunto un avvocato d’ufficio che dovrà occuparsi della questione. Un homo che si fa chiamare “padre” che ha prima tentato di tagliare la gola al suo primogenito e poi ha lanciato dalla finestra al terzo piano la figlia più piccola.

Avvocati e coscienza: ecco come ha parlato il diretto interessato

Un avvocato ha il diritto di rifiutare la difesa di un indagato. Una decisione che non si presenta spesso, ma che si appresta ad essere attenta e sofferta. Il legale in questione ha parlato così durante un’intervista «In questi giorni ho riflettuto tanto sulla vicenda interrogandomi più volte in considerazione dell’efferata azione criminosa posta in essere dall’indagato in danno dei propri figli minori. Nella mia decisione sono insite ragioni morali e personali che mi portano a dover rinunciare al mio mandato difensivo che non potrei svolgere con equilibrio e con la dovuta serenità. Del resto, la rinuncia al mandato è un diritto dell’avvocato e in questa drammatica vicenda ho avvertito l’urgente necessità di esercitare questo mio diritto».

Alla domanda sul parere dei colleghi, l’avvocato ha risposto così «E per il vespaio sorto sui social mi sento di dire che soltanto un collega ha espresso dubbi sulla mia scelta. C’è a dire però che si tratta di un civilista a cui risponderò personalmente spiegando le mie ragioni. Credo che per esprimere giudizi su questioni simili bisogna prima passarci e viverle personalmente. Non potevo davvero accettare un caso simile, ho un figlio di sette anni, quasi quanto quella povera bambina, pertanto non avrei potuto lavorare serenamente. Meglio così».

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