Avvisi bonari: la burocrazia ostacola la sanatoria

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Dopo il blocco degli avvisi bonari a causa della pandemia sono ricominciati i controlli e l’invio degli avvisi. Le aziende che hanno subito un calo almeno del 30% sono rientrate nelle imprese aventi diritto al sostegno e al blocco. Ma ora sembra che un piccolo intoppo blocchi il pagamento della sanatoria. Il “modulo” era previsto dal Decreto Sostegni ma senza una data di scadenza per la realizzazione. E così nessuno l’ha fatto.

Cosa prevedono gli avvisi bonari in arrivo alle aziende?

Gli avvisi bonari sono inviati a seguito dei controlli che l’Agenzia delle Entrate effettua sui versamenti delle aziende. Se l’AdE dovesse riscontrare delle irregolarità invia l’avviso bonario per riscuotere le tasse non ricevute. Con l’arrivo della pandemia, quindi con il calo drastico delle produzioni, il Governo scelse di bloccare la sanatoria in modo da agevolare le aziende in difficolta. Questo provvedimento è valido per tutte le aziende che hanno subito almeno il 30% di calo del fatturato. Ad oggi le aziende che hanno subito tale calo sono almeno il 54%. Ma ora sono mesi che si è tornati a vivere e produrre a pieno ritmo. A parte qualche categoria che ha potuto riaprire solo da poche settimane. Vista la ripresa produttiva del paese ora il Fisco ha ripreso anche l’invio degli avvisi bonari per sanare le tassazioni non pervenute. Tutto bene visto che anche il pagamento sembra poter essere agevolato. Ma cosa blocca tutto il sistema?

Cosa blocca il pagamento?

La difficolta nasce da una dicitura inserita nell’allegato 1 della lettera chiamata -Proposta di definizione agevolata- : “Dai dati indicati nelle dichiarazioni presentate, risulta che Lei possiede i requisiti per accedere alla definizione. Tuttavia, l’effettiva fruizione del beneficio è subordinata al rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dalla Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C (2020) 1863 final -Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del Covid-19-“. Praticamente l’Agenzia in base alle dichiarazioni IVA individua chi è in debito con il Fisco e anche chi ha subito un calo del fatturato di almeno il 30% in modo da garantire la fruizione delle agevolazioni fiscali previste. Le modalità di conteggio sono due. O con l’importo integrale dovuto dopo il controllo sulle liquidazioni delle dichiarazioni dei redditi e Iva o con l’importo scontato di sanzioni e somme aggiuntive in base alla sanatoria. Il tutto sugli anni d’imposta 2017 e 2018. In ogni caso si procede con un doppio modello F24. È scontato che tutti opteranno per il conteggio dell’importo scontato. Ed è qui che nasce l’intoppo. Il contribuente deve pagare entro 30 giorni dal ricevimento dell’avviso bonario ma deve anche autodichiarare di non aver superato il tetto dei massimali di aiuti Covid previsto in sede comunitaria. Ma non esiste il modulo per tale autodichiarazione.

L’origine del problema

Tale attestazione sembra non dovesse essere utilizzata solo per questa funzione. Infatti del primo Decreto Sostegni il Governo aveva previsto la creazione di questa “autocertificazione” ed era stata delegata al Ministero dell’Economia. Ma non è stata inserita una data di scadenza per la presentazione del modello. E quindi si è persa da qualche parte nella burocrazia. Per la creazione era previsto anche un dialogo con la Commissione UE per i profili coinvolti. È possibile quindi che si sia solo accumulato un ritardo sulla strada Roma – Bruxelles. Ora però questo ritardo o dimenticanza pesa non poco sulle casse dello Stato. Si stimano circa 205 milioni di euro che ora rischiano di non essere versati per un cavillo burocratico. Sembra che dei problemi simili siano sorti anche nei termini della restituzione Irap senza sanzioni a novembre. Manca un decreto che crei criteri univoci per le modalità di calcolo. Si rimane in attesa del Governo e del Ministero dell’Economia.


Mentre il Governo non riesce a mettere in atto misure valide per la riscossione delle tasse intanto pensa a dove tagliare per risparmiare. Leggi anche: Quota 102 maschera la legge Fornero. È Halloween?