Autostrade complici della malattia. L’ipotesi del matematico Sebastiani

"Il virus ha viaggiato in autostrada", lo studio del matematico Giovanni Sebastiani. Maggiore diffusione in corrispondenza dei principali nodi autostradali. A Maggio potremmo avvicinarci a zero contagi.

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Il coronavirus potrebbe aver viaggiato a bordo dei tir, percorrendo indisturbato le autostrade italiane.

A sostenerlo è  Giovanni Sebastiani, ricercatore dell’Istituto per le applicazioni del calcolo ‘Mauro Picone, del Cnr. Sebastiani ha appena pubblicato sul tema un articolo sul sito Scienzainrete.

Il ricercatore  mostra che le città col più alto numero di contagi giacciono sulle maggiori autostrade italiane. Come da lui stesso suggerito, in futuro potrebbe essere importante avere accesso ai dati sulla mobilità delle persone. Per essere in grado di prevedere la diffusione delle epidemie. Di conseguenza, contrastarne lo sviluppo con misure adeguate.

Secondo il ricercatore, il coronavirus si sarebbe spostato con gli autotrasportatori.

Sarebbe interessante verificare la frequenza dei contagi in questa categoria“, ha detto Sebastiani in un’intervista al Corriere della Sera.

Meno probabile – chiarisce – che il veicolo siano state le automobili private“.

Conclusione arrivata sulla base di due evidenze

La prima evidenza si basa sull’osservazione della distribuzione delle province più colpite nel nostro Paese.

Si distribuivano tutte quante su 4 direttrici autostradali di carattere internazionale“, spiega il matematico. “La E35 da Milano a Napoli (meglio conosciuta come A1), la E70 da Torino a Venezia. Poi altre due direttrici più brevi, ma caratterizzate da grande traffico, la A22 Modena-Trento-Bolzano, infine la E55 da Bologna ad Ancona“.

La seconda evidenza è stata determinata dalla distribuzione nello spazio delle province più colpite, che hanno avuto la stessa curva nazionale. Raddoppiando il numero dei positivi in certe date dal 6 al 25 marzo, ovvero il giorno di massima velocità di propagazione.

Sebastiani sottolinea come le città più colpite siano, non a caso, “Milano, Venezia e Pesaro, lontane tra loro ma unite da grandi direttrici“.

Lo studio si concentra anche sulla letalità apparente

Il modello proposto da Sebastiani lavora anche sulla letalità apparente. Ovvero, il rapporto tra il numero complessivo dei deceduti e il totale dei contagiati. Rapporto superiore al 12% con variazioni notevoli.

Ad esempio il Veneto, tra le più colpite come numero di contagiati – spiega il ricercatore – è sotto il 6% ed anche per mortalità è un ottavo della Lombardia che ha letalità attorno al 18%“. Le differenze tra le province sono ancora maggiori“.

Secondo Sebastiani, non è facile spiegare come mai queste differenze. A suo parere, una spiegazione potrebbe essere il grado di ospedalizzazione. Almeno per quanto riguarda il Veneto, dove la percentuale dei ricoverati è stata la metà rispetto alla Lombardia.

Probabilmente, sempre secondo il ricercatore, in Veneto sono state fatte scelte strategiche molto buone. Evitando soprattutto che i malati di covid-19 arrivassero negli ospedali. Luogo in cui le infezioni trovano terreno fertile.

Possibile contagi zero per Maggio?

Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Sebastiani ha affrontato anche il tema della frenata dei contagi. Il suo modello, pubblicato sull’European Journal of Epidemiology, è in grado di prevedere quando la curva sarà scesa a livelli trascurabili.

Fino a ieri 98 province delle 107 italiane avevano superato il picco. Molto probabilmente, Perugia entro una settimana avrà controllato l’epidemia e da fine aprile a fine maggio in tutte le regioni il numero dei nuovi casi al giorno sarà prossimo allo zero“, ha dichiarato il ricercatore.