Giungono importanti novità sul comparto scuola dall’ultima riunione del Governo sull’Autonomia. Durante il vertice, infatti, si è deciso di cancellare l’articolo 12 del testo Stefani che prevedeva proprio l’assunzione diretta degli insegnanti su base regionale. La proposta era stata fortemente caldeggiata dalla Lega, mentre il Movimento 5 Stelle fin da subito vi si era opposto, e la tensione fra i due partiti era salita alle stelle quando era stata avanzata anche un’ipotesi di incostituzionalità in base ad una recente sentenza della Corte Costituzionale.

La maggioranza, ad ogni modo, ha raggiunto una sorta di compromesso e, in deroga alla normativa nazionale, ha stabilito che le Regioni avranno comunque la facoltà di aumentare il periodo minimo di permanenza dei docenti negli istituti scolastici come prima sede di servizio. Sulla vicenda Autonomia legata alla scuola è intervenuto il premier Giuseppe Conte, il quale ha lanciato un monito ai governatori, dicendo chiaramente che non possono avere tutto ciò che richiedono.

Il Capo del Governo, infatti, ha affermato che questa revisione dell’Autonomia non è un modo per «annacquare» il documento iniziale, giacché il suo ruolo prevede una precisa responsabilità nello svolgere determinate funzioni che va rispettata. Proseguendo nelle sue delucidazioni, Conte ha ricordato che la riforma sul tema delle autonomie fa sì che lo Stato deleghi alcune competenze legislative e amministrative alle Regioni, ma allo stesso tempo non si può pretendere che ceda su tutto. Infatti chi ha il compito di gestire il Paese deve avere la possibilità di operare per portare avanti delle «strategie nazionali». Di conseguenza, se tutte le funzioni passassero alle Regioni ciò non potrebbe avvenire, e perciò si è deciso di farlo solo ed esclusivamente per quei settori in cui le varie realtà territoriali possono operare al meglio.

Autonomia scuola: le dichiarazioni di Giuseppe Conte.

Lo stop all’assunzione su base regionale dei professori è stato salutato come una vittoria da parte del Movimento 5 Stelle. In un comunicato ufficiale, infatti, i pentastellati ci hanno tenuto a sottolineare che la scuola rimarrà di «competenza nazionale», dunque non si verificherà alcuna distinzione tra docenti di Serie A e B, né ci saranno squilibri tra stipendi e programmi. La riforma sull’Autonomia, in questa nuova veste, risulta più equilibrata e non va ad intaccare quella che è la portata unitaria del sistema scolastico nel nostro Paese, continuando così ad essere: «Un luogo di crescita personale e collettiva» che offre ai giovani l’opportunità di crescere, di assumere una coscienza civica e il senso di appartenenza allo Stato.

Allarme scuola: mancano 60mila insegnanti

Autonomia scuola: le vibranti proteste di Veneto e Lombardia

Il dietrofront del Governo sull’Autonomia scolastica ovviamente non è affatto piaciuto a Veneto e Lombardia. Luca Zaia, governatore del Veneto, si è detto «basito» nell’aver appreso della decisione della maggioranza, ricordando che ormai sono trascorsi più di 636 giorni dal referendum regionale e più di un anno dall’insediamento alla guida del Paese di Lega e Movimento 5 Stelle. Di conseguenza, ha definito una «presa in giro» la revisione operata in seguito al vertice, sottolineando che Conte non può continuare a procrastinare i tempi, continuando a sbandierare la sua funzione di «garante dell’unità nazionale».

Subito dopo il presidente della Regione Veneto ha lanciato una provocazione alla maggioranza, affermando che se secondo i partiti di Governo l’operato di determinate realtà territoriali rappresenta una minaccia per l’unità del Paese, si presenti in Parlamento e dia il via ad una riforma della Costituzione. Infine, chiamando in causa i 2 milioni e 328mila veneti che hanno votato a favore dell’Autonomia, ha detto che vi è una certa stanchezza di fronte a questa situazione, poiché ormai a suo parere «la misura è colma».

Autonomia scolastica: Luca Zaia contrariato dalla decisione del Governo.

Sulla stessa lunghezza d’onda la reazione di Attilio Fontana, governatore della Lombardia. Questi, infatti, si è detto «assolutamente insoddisfatto» di quanto emerso al termine dell’incontro di Governo sull’Autonomia, aggiungendo che a questo punto non gli resta che prendere visione del testo definitivo di legge, e se non lo convincerà non dimostrerà alcuna disponibilità ad apporvi la sua firma.

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