L’autoerotismo attraverso i secoli: le frontiere dell’eros

L'autoerotismo è senza dubbio la pratica sessuale più comunemente esercitata, e forse anche la più fedele interprete del nostro sentire più vero.

0
1682
autoerotismo attraverso i secoli

Quello dell’autoerotismo attraverso i secoli è un viaggio curioso e divertente. Nelle civiltà come quelle sumeriche ed Egizie, non solo si trattava di una pratica normale, ma veniva anche considerata salutare per lo spirito. E addirittura quasi sacra. Perché talvolta era associata alla creazione del mondo. Dunque a Masturbarsi erano già i faraoni egizi. L’atto avveniva durante le cerimonie in riva al Nilo, in segno di riconoscenza verso il dio Atum-Ra. Un dio che con le sue generose eiaculazioni, alimentava le piene del grande fiume e garantiva prosperità all’Alto e Basso Egitto.

L’autoerotismo attraverso i secoli: una pratica naturale?

ll rapporto ambivalente che l’uomo ha da sempre con la masturbazione, lo si evince dalle molteplici pitture rupestri ritrovate in varie parti del mondo. Nelle quali vi sono scene, di masturbazione femminile ed anche maschile. Una pratica che caratterizzò tantissime altre civiltà. Come quella greca e romana. Tra l’altro per i greci, era una valida alternativa ad altre forme di rapporto sessuale.

La sessualità nella mitologia greca

Secondo il cinico Diogene di Sinope, da quanto riporta Dione Crisostomo nei Discorsifu il dio Hermes ad insegnare al figlio Pan, distrutto dall’amore non corrisposto per la ninfa Eco, il trucco di “fare da sé”. Per attenuare la propria sofferenza.

Per i romani era una pratica benefica

Galeno di Pergamo, medico personale di Marco Aurelio fu il primo a prescrivere la masturbazione agli uomini. Lo scopo era quello di regolare la produzione dei liquidi corporei, mentre alle donne per curare i disturbi di nevrosi. I Romani preferivano la mano sinistra durante tale pratica, in quanto la destra era riservata a coglier il cibo da tavola.

L’autoerotismo era un tabù nel Medioevo?

Il Medioevo, secolo dell’oscurantismo, in cui tutto era rilegato al timore divino, alle preghiere, all’ora et labora. Perciò mai nessuno si sarebbe mai immaginato di parlare di sesso. E’ questo che credete? Allora vi sbagliate, e non poco! Fino al XVII secolo l’autoerotismo era considerato un atto naturale. Tanto che era un metodo con il quale le banbinaie usavano per far calmare e mettere a letto i ragazzini. Difatti il medioevo era più divertente e libertino di quanto si potesse immaginare.

L’autoerotismo attraverso i secoli: l’avvento del puritanesimo

Con l’avvento del puritanesimo la pratica erotica fu considerata un “peccato atroce“. Una malattia debilitante, che poteva provocare la cecità, la perdita dei capelli, e perfino l’omosessualità. Ma anche disturbi incurabili”. Tra i probabili effetti collaterali vi erano, la debolezza della spina dorsale, l’epilessia, l’impotenza. Ma anche visione offuscata e perdita di memoria, fino alla morte. Mentre per le ragazze, le previsioni erano peggiori. La masturbazione colpiva la mente portando alla follia. Alla cecità più completa e al suicidio. Per curarla si prescriveva l’uso di camicie di forza e cinture di castità. Veniva praticata la cauterizzazione, e l’infibulazione per le donne. Perfino l’elettroshock.

L’autoerotismo, tra scienza e religione attraverso i secoli

La pratica autoerotica ha assunto nel corso degli anni svariati significati. Da sempre associata alla censura. Dunque bandita dalla Chiesa e reputata causa di malattie secondo la scienza medica del passato. Fino agli anni ’70 la masturbazione è stata infatti un vero tabù. Si faceva ma non si diceva. Su tale discriminazione un ruolo fondamentale lo hanno avuto le grandi religioni monoteiste. Nel Pentateuco si condanna lo spreco del seme compiuto da Onan. Il figlio di Giuda, per non mettere incinta la moglie del fratello defunto, praticava il coito interrotto e perciò fu punito da Dio.

La rivoluzione sessuale

Il cambiamento radicale si ebbe intorno al 1940 grazie ad Alfred Kinsey, il sessuologo che ha di fatto riscattato la pratica nel suo  “Rapporto“. Nel quale affermava come l’autoerotismo sia a tutti gli effetti una pratica naturale. Istintiva per ambo i sessi e per nulla dannosa. Difatti ci si rese conto che il forte tabù imposto per tutto il 1700 e 1800 non è altro che “uno stupro perpretrato dai genitori nei confronti dell’attività sessuale dei loro figli” Michel Focault 1980.

La pratica dell’autoerotismo, nell’arte

Tra i diecimila disegni “a luci rosse” realizzati da Auguste Rodin, sono numerosi quelli dove le modelle risultano impegnate in scene di autoerotismo. Per l’artista francese, è quasi un’ossessione. Spesso sono donne svelate nel momento del piacere. Invece per Klimt l’immagine di Danae, è una giovane viennese raffinata che si masturba. Che basta a se stessa, che usa il proprio pensiero e il proprio corpo pensando al maschio. Ma al tempo stesso trasformando l’uomo in un sogno, in un’idea. Klimt, come Rodin, disegnò centinaia di volte scene di autoerotismo femminile. Coglieva in esse una grazia dolce, eccitante. Un principio di estasi.

LEGGI ANCHE: L’erotismo nella letteratura: dal papiro ai giorni nostri

Commenti