Auto restomod: quando il classico incontra l’hi-tech

Analizziamo il fenomeno delle auto d'epoca modernizzate

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auto restomod

Chi di voi frequenta le nostre pagine da un po’, si sarà già imbattuto con questo termine. Tra le mille auto che vi abbiamo proposto, alcune erano dei restomod. Ma di cosa si trattano, esattamente? Da dove parte il loro concetto? È giunto il momento di spiegare il fenomeno, che in questi ultimi anni sta vivendo una grande crescita. E vi forniremo degli esempi, alcuni dei quali vi abbiamo già illustrato in maniera più approfondita.

Cos’è un’auto restomod?

Il termine restomod è l’unione tra i termini inglesi “restoration” (restauro) e “modification” modifica. È la tendenza a prendere un’auto classica e dotarla di tecnologie moderne. L’esempio più classico è quello dell’engine swap, cioè di sostituire il propulsore originale con uno più recente. Negli USA, ad esempio, avviene spesso che alcune Corvette classiche acquisiscano il V8 da un modello di ultima generazione, per farla andare più forte. Ma il tocco restomod non si ferma qui: anche telaio e sospensioni subiscono ammodernamenti, anche se si cerca di mantenere il più possibile l’originalità. Per quanto concerne gli interni, del modello classico si cerca di mantenere lo stile. Tutto il resto subisce un ritocco anche pesante, fatto di sedili sportivi, volante racing, pelli e materiali pregiati. Non è raro trovare una Porsche di trent’anni fa con finiture in fibra di carbonio, e stiamo facendo solo un esempio. Per quanto concerne l’estetica, si cerca di mantenerla la più possibile attinente all’originale, limitandosi ad adottare accessori del XXI secolo, come i fari a LED. I restomod dividono gli appassionati: c’è chi li apprezza perché rendono le vetture d’epoca fruibili anche nel quotidiano, e chi le critica perché snaturano l’originalità dei veicolo. Negli ultimissimi anni, il settore si sta concentrando sull’elettrificazione, cosa che sta suscitando polemiche soprattutto tra i puristi.

Alcuni esempi di restomod

Parlando di modelli, il vivace mercato delle restomod offre diverse auto da costruttori diversi, da piccole startup a marchi più affermati. Alla seconda categoria appartiene la Singer design, società statunitense fondata dall’ex musicista Rob Dickinson. Le Porsche 911 “Reimagined by Singer” partono da delle prime serie, con i motori boxer rielaborati dalla Ed Pink Racing capaci di ben 390 CV. I fari a LED, la pelle pregiata ed un volante sportivo Momo completano il tocco. Nel 2019 la firma ha presentato un nuovo modello, dotato di un sei cilindri boxer progettato e costruito nientemeno che dalla Williams. Un altro gioiello del passato oggetto di “restauro modificato” è la Ferrari Testarossa, ad opera dell’azienda svizzera Fioravanti. La Berlinetta mantiene il V12 boxer originale, ma potenziato a 510 CV. Le sospensioni comprendono barre antirollio ed ammortizzatori a controllo elettronico, mentre l’interno mantiene la piena originalità, con tanto di telefono a bordo! Tra i restomod più discussi c’è quello della Totem Automobili, società nata dall’idea del 25enne Riccardo Quaggio. L’ingegnere trevigiano ha presentato la sua versione dell’Alfa Romeo GTA, nella quale il quattro cilindri originale viene soppiantato da un motore elettrico da 510 CV, montato in posizione posteriore centrale. Un progetto forse troppo ardito, tanto che la Totem ha annunciato una versione a benzina, con il V6 Biturbo da 2.9 litri di derivazione Giulia Quadrifoglio. Che Quaggio si sia sentito in colpa per aver convertito un mito all’elettrico?


Fioravanti fa rinascere la Testarossa in un restomod