Auto elettriche in Cina: avanti, c’è (quasi) posto

Nel paese asiatico sono tanti i marchi che producono veicoli a batteria. Forse troppi?

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Legge di bilancio

La Cina vuole dominare il mercato delle auto elettriche, questo è assodato. Ma la strada non è così facile come sembra. Se, da un lato, il Regno del Mezzo ha dalla sua tanti marchi che investono moltissimo nel settore (grazie anche all’aiuto dello Stato), dall’altro questa abbondanza potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Ci sono troppi marchi in giro? È la domanda che il governo si sta ponendo, e che potrebbe avere degli effetti sull’avanzata dell’industria nazionale nel mercato globale.

La Cina ha troppi marchi di auto elettriche?

Attualmente, in Cina ci sarebbero 300 case produttrici di EV. Ma si tratta di una stima, perché in realtà nessuno sa esattamente quante siano le aziende impegnate nel settore. Di solito, la presenza di una concorrenza aiuta a tenere i costi bassi (e infatti le elettriche a Pechino costano meno che a New York o a Roma), ma quando ce n’è troppa si rischia di annientare qualunque margine di profitto. Una cosa che potrebbe minacciare la supremazia del paese in un settore in forte espansione. Quale soluzione? “Abbiamo troppi marchi di EV sul mercato“, ha ammesso Xiao Yaqing, ministero dell’industria e dell’innovazione, come riportato da Autocar. “Noi incoraggeremo fusioni e ristrutturazioni nel settore“. E nel gergo dei regimi non proprio democratici, parlare di incoraggiamento corrisponde in realtà ad un ordine perentorio. L’operazione è facilitata dal fatto che molti di questi brand sono di proprietà dello stato cinese, o sono comunque a partecipazione statale. Questa razionalizzazione comunque sarà di aiuto, portando alla nascita di grandi poli con risorse sufficienti per contrastare i marchi europei e statunitensi. Almeno è questo l’obiettivo.


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La Cina è vicina?

Se poi ci stiamo chiedendo se i costruttori di auto della Cina domineranno il mercato, delle elettriche e non solo, la risposta è ancora incerta. Ma se consideriamo che, in meno di un decennio, produttori come SAIC (con MG) e Geely (con Lynk&Co.) si sono fatti strada con buoni numeri, non possiamo escluderlo del tutto. Certo, se poi guardiamo all’evidente tossicodipendenza della politica e della stampa verso le BEV, la strada per i costruttori dell’ex impero appare addirittura spianata. L’unico ostacolo potrebbe venire dalla crisi energetica, che riguarda in larga parte il costo dell’elettricità. Per la prima volta il mercato elettrico potrebbe subire una flessione o addirittura finire in perdita, dopo anni di crescita senza ostacoli.


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