Auto elettriche: il fuoco è un problema senza un perché

La ricerca indaga sulle cause degli incendi che coinvolgono le vetture a batteria

0
219
Giappone verso bando

Le auto elettriche hanno un problemino con il fuoco. Ne avevamo già parlato in un precedente articolo, nel quale spiegavamo i modi con cui i pompieri spengono i veicolo a batteria quando questi decidono di diventare dei flambé. Il problema sta nel capire il perché di questi incendi improvvisi. Sono sempre di più le notizie di vetture, parcheggiate e non in uso, che prendono fuoco senza un motivo apparente. Cerchiamo di capire meglio questo fenomeno, che rischia di rendere la clientela timorosa verso questa nuova forma di mobilità.


Con le auto elettriche non scherzate con il fuoco


Auto elettriche: perché prendono fuoco all’improvviso?

Gli incendi delle vetture a batteria stanno diventando un problema, e le case e la politica sbagliano a minimizzarlo. Bisogna capire da dove parte questo casino, in modo tale da prevenirlo. Cominciamo subito con il dire che la causa esatta non è ancora stata scoperta. Le ipotesi in campo sono diverse. La prima potrebbe dipendere da un guasto al software di controllo: grazie ai sensori, il computer monitora la temperatura della batteria scollegandola in caso di surriscaldamento. Ma se il sistema va in malora, ecco che si passa dalla padella alla brace. Letteralmente. La mancanza d’isolamento della batteria, magari per un difetto di fabbrica o di progettazione, potrebbe contribuire al fenomeno, così come il riscaldamento dovuto alle ricariche o alla temperatura ambientale. Tutte ipotesi plausibili, ma non del tutto convincenti. Se, ad esempio, bastasse un paio di gradi nell’aria per rendere queste auto a rischio incendio, dovremmo vietare per legge di usarle in estate? Dev’esserci dell’altro.

Le ultime scoperte

E dal mondo della ricerca scientifica, questo qualcos’altro pare sia venuto fuori. Uno studio dell’università di Ulm avrebbe individuato una possibile correlazione con il fenomeno nei dendriti. Si trattano di cristalli di litio che si creano nell’elettrodo che costituisce il polo negativo, e che attirano di conseguenza gli ioni a carica positiva. Quando questi entrano in contatto, essi creano energia, ma aumenta il rischio di cortocircuito. E in quel caso, l’unica cosa che resta da fare è preparare le salsicce. “Con metalli come il rame o l’argento, la superficie si carica positivamente durante la deposizione“, spiegano Wolfgang Schmickler ed Elizabeth Santos, gli autori della ricerca. “Se c’è una piccola protuberanza sulla superficie, si accumula una carica positiva, che respinge gli ioni metallici carichi positivamente, l’ammasso non può crescere ulteriormente e forma dendriti“. Una soluzione al problema potrebbe dunque essere la rimozione di questi materiali dalle batterie, riducendo i rischi. Le case già da tempo stanno lavorando a batterie senza cobalto e senza litio, ma si tratta di una sfida ai limiti dell’impossibile.