Auto bomba in Siria: morto un militare

Crescono le tensioni in Siria, dove le truppe turche stanno conducendo una potente offensiva contro il regime siriano col sostegno di Mosca

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L’agenzia di stampa Aviapro ha riferito di un attacco terroristico verificatosi poche ore fa con l’esplosione di un’auto bomba in un posto militare di osservazione turco, nella periferia di Ras al Ain.
Nell’attentato ha perso la vita un militare turco e molti altri sono rimasti feriti.

Secondo quanto riporta L’Araldo di DamascoUn’auto piena di esplosivi è stata fatta saltare in un checkpoint congiunto delle forze armate turche e della polizia siriana libera (SNA) nel villaggio di Tal Halaf, alla periferia di Ras al Ain”, e ha confermato: “A seguito dell’esplosione un soldato turco è morto”.

Al momento l’attacco non è stato formalmente rivendicato, anche se si sospetta che l’azione sia stata intentata dai curdi del PKK dopo i ripetuti attacchi che gli hanno visti protagonisti negli ultimi giorni contro i posti di blocco delle forze armate russe e turche in spregio al regime di “cessate il fuoco” firmato da Damasco con Mosca.

Un paio di giorni fa i curdi avevano ammesso l’esplosione di due autobus e un’auto blindata quale attacco mirato a un convoglio turco, sebbene Ankara non abbia ufficialmente confermato la notizia. 

L’azione è stata la ritorsione curda alla distruzione da parte di alcuni droni dell’esercito turco – tra i principali partner europei NATO – di centinaia di carri armati, pezzi di artiglieria e veicoli blindati, avvenuta la scorsa settimana. 

L’azione turca in Siria

Il Washington Post mercoledì ha riportato la notizia dell’offensiva congiunta avviata dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan e dall’esercito siriano libero nella Siria nord-orientale tramite i bombardamenti di territori sottoposti al controllo dei combattenti curdi siriani appoggiati dagli Stati Uniti.

La stampa di Ankara ha poi mostrato i bombardamenti sulle zone di confine, avvenuti a seguito delle indiscrezioni secondo cui molti curdi sarebbero in fuga dalle città di Ras al Ain e Tel Abyad.

Mustafa Bali, portavoce delle forze democratiche siriane (SDF), ha reso noto che “C’è un grande panico tra la gente della regione”.

Qualche giorno fa il Premier Erdogan su twitter aveva annunciato il piano turco della “#OperationPeaceSpring contro i terrorsti del PKK/YPG e Daesh nel nord della Siria”, commentando: “La nostra missione è impedire la creazione di un corridoio terroristico attraverso il nostro confine meridionale e portare la pace nella zona” e assicurando che l’obiettivo del programma turco è agevolare “il ritorno dei rifugiati siriani nelle loro case”.

Erdogan ha anche dichiarato: “Conserveremo l’integrità territoriale della Siria e libereremo le comunità locali dai terroristi”.

Le scelte del leader turco sono però criticabili su più fronti, a partire dal fatto che l’intervento militare non potrà che alimentare caos e vittime, in particolare civili.

Probabilmente ciò che la Turchia non considera è che le forze democratiche siriane (SDF) guidate dalle forze curde hanno contribuito a sconfiggere il califfato territoriale dell’ISIS.
La Turchia, invece, considera una minaccia la presenza curda sui propri confini perché legati al partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un gruppo separatista di stampo terroristico.

La posizione di Mosca

Come riporta il comunicato del Cremlino, lo scorso 5 marzo “Sono state discusse le questioni legate alla realizzazione degli accordi raggiungi nel corso dei colloqui russo-turchi” evidenziando “una soddisfacente riduzione della tensione nella zona di de-escalation di Idlib”, città siriana al confine con la Turchia e ultima grande roccaforte dei ribelli contro il dittatore Bashar al-Assad. 

Il 28 febbraio il Presidente turco Erdogan in una conversazione telefonica con Vladimir Putin aveva suggerito alla controparte russa di astenersi dall’interferire nello scontro tra Ankara e Damasco.

Secondo quanto riportano le fonti, i due leader avrebbero anche discusso della necessità di aumentare l’efficacia del coordinamento attraverso i rispettivi ministeri della difesa e trattato altre questioni relative alla lotta al terrorismo.
Nell’occasione sembra che Erdogan abbia anche chiesto a Mosca se avesse intenzione di creare una base militare in Siria in un prossimo futuro.

Sulla questione era intervenuto Dmitry Novikov, deputato del partito comunista russo e primo vicepresidente della commissione per gli affari esteri, che in risposta alle dichiarazioni di Erdogan sul destino della Siria aveva precisato: “La leadership turca non ha alcuna autorità al riguardo”, aggiungendo “Questi poteri non sono stati concessi dalle autorità siriane e non sono supportati da alcuna decisione delle Nazioni Unite”.

Come ha spiegato il deputato, le autorità turche starebbero cercando di influenzare la politica interna siriana per imporre la propria volontà. Tali azioni, secondo Novikov, sono da ritenersi assolutamente inaccettabili.

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