Aumento spese militari: indicatore di una nuova guerra fredda?

Quando conflitto significa profitto

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AUMENTO SPESE MILITARI

Durante la pandemia globale, a differenza delle spese sanitarie, le spese militari registrano un aumento del 2,6%. Solo in Italia c’è un incremento del 8,1% l’equivalente di quasi 25 miliardi, con l’Egitto come primo committente.

Perché si registra un forte aumento delle spese militari?

In piena guerra fredda le spese militari a livello globale raggiungevano quasi i 1470 miliardi di dollari. Spese per contenere da una parte lo spargersi dell’ideologia Marxista e dall’altra la difesa contro il Capitalismo. Oggi l’aumento della spesa militare della Russia e Cina è stimolato soprattutto dalle politiche aggressive di Usa e NATO per l’egemonia in Asia. Importante anche l’investimento che si fa nelle scoperte tecnologiche per scoppi militari. Armi supersoniche, jet di ultima generazione, sottomarini invisibili, nonché le spese per armare lo spazio. Una nuova tendenza sono anche le guerre ibride in un contesto geopolitico regionale. Ad esempio, l’intervento indiretto dell’Iran in Iraq contro le forze statunitensi presenti sul territorio. Dal 1988 la spesa militare globale è cresciuta di 500 miliardi di dollari.


Le forze aeree russe martellano con attacchi mirati i jihadisti a Idlib

Operazioni militari russe contro l’ISIS in Siria (video)


Chi spende di più a livello globale?

I primi cinque paesi che spendono di più sono Stati Uniti, Cina, India, Russia e Gran Bretagna. Questo quintetto rappresenta il 62% della spesa militare globale. Non passa inosservato l’aumento per il 26° anno consecutivo della spesa militare di Pechino. Continua ad aumentare la sua spesa per il 26° anno consecutivo, dimostrando di puntare chiaramente ad un rafforzamento dello strumento militare, pur rimanendo a meno di un terzo della spesa statunitense. Quindi, per Russia e Cina tendenza in aumento come risposta diretta alle basi statunitensi sempre più vicine. L’alleanza militare Russo Cinese non ha solo un carattere strategico ma anche economico, al fine di contenere i costi. Usa in un contesto NATO, spendono parte di questo budget in esercitazioni con altri paesi. Trump minacciava di far uscire gli Usa dalla NATO se altri membri non contribuivano ai costi sostenuti.

Politica della tensione stimola l’aumento delle spese militari

Questa interpretazione della spesa militare è piuttosto coerente con le teorie liberali classiche. Infatti, è vero che alti livelli di spesa militare si verificano più spesso in tempi di guerra che in tempi di pace. Indipendentemente dall’evidenza, nei circoli finanziari è proliferata l’idea che bilanci militari più bassi possano essere equiparati ad una minore propensione alla guerra. Interpretazioni che mettono gli interessi militari e finanziari in forte opposizione l’uno con l’altro e li portano costantemente in un acceso, e a volte violento conflitto su questioni di bilancio militare. Impostare una politica globale sulla tensione servendosi o creare il “nemico” necessario è la scusa nel protrarre conflitti già avviati, nonché nel provocare dei nuovi. Tutto questo è più chiaro, soprattutto quando le industrie militari finanziano le campagne elettorali di presidenti.