Aumento dello spread, quanto inciderà sui nostri mutui?

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Negli ultimi giorni, complice la crisi politica del Governo italiano, si è riaffacciato il timore dell’aumento dello spread, un indice che rappresenta la differenza tra i rendimenti dei titoli di di Stato italiani e quelli di altri Paesi. Il termine spread in inglese significa allargamento e nei mercati finanziari indica soprattutto la capacità di un Paese di restituire i prestiti.

L’innalzamento dello spread incide non soltanto sui titoli bancari e sulle società quotate in Borsa, ma soprattutto sulle famiglie che hanno contratto dei mutui e dei prestiti.

L’aumento dello spread è uno dei segnali di allarme che sottintende una crescente paura dei mercati nei confronti della solidità di un determinato Paese.

La crescita percentuale dello spread genera paura sui mercati finanziari innescando una serie di reazioni a catena che determinano spiacevoli conseguenze sui mutui e i prestiti. Le conseguenze sui mutui e sui prestiti non sono visibili nel breve periodo, ma tendono a emergere nel breve-lungo periodo. Una delle principali conseguenze nel breve periodo dell’innalzamento dello spread è la diffidenza da parte degli istituti di credito di concedere nuovi prestiti o il probabile rialzo degli interessi sui mutui a tasso variabile.

Il tasso di interesse dei mutui viene stabilito in base a due criteri, lo spread e l’andamento dei tassi del mercato interbancario. Il primo parametro (lo spread) viene imposto dall’istituto di credito, mentre il secondo varia in base al tipo di mutuo contratto: quelli a tasso fisso seguono i parametri stabiliti dagli indici Eurirs, mentre quelli dei mutui a tasso variabile dall’indice Euribor.

I mutui interessano certamente più famiglie italiane rispetto ai BTp. Una casa su due (e ogni anno ne vengono vendute più di 500mila) viene stipulata attraverso l’aiuto della leva finanziaria offerto dalla banca (il mutuo appunto). Mentre al momento appena il 5% dei titoli di Stato italiani è in mano ai piccoli risparmiatori (un paio di decenni fa il quadro era diverso tanto che si parlava di BoT people). In ogni caso mutui e BTp suscitano sempre un forte richiamo popolare. Ne consegue che quando queste due “grandezze” vengono a contatto in momenti di turbolenza finanziaria è fin troppo facile cadere in allarmismi.

I violenti strappi al rialzo dello spread BTp-Bund hanno innescato un generale senso di panico sul fronte mutuatari. Molti hanno temuto di vedersi aumentare da un mese all’altro la rata. Compresi quelli che stanno pagando un mutuo a tasso fisso, dimenticandosi del fatto che il loro tasso è bloccato per sempre indipendentemente da ciò che accade all’esterno, sui mercati.

La preoccupazione maggiore ha colpito l’universo dei mutuatari a tasso variabile. Perché in molti sono tutt’ora convinti che esista una correlazione tra le tensioni finanziarie (che possono far salire lo spread BTp-Bund) e l’andamento degli indici Euribor (gli unici, assieme al tasso ufficiale della Bce, che hanno il potere di far ballare le rate dei mutui a tasso variabile).

È stato dimostrato che la correlazione tra spread obbligazionario ed Euribor non esiste. Quindi se lo spread BTp-Bund sale chi sta pagando un mutuo a tasso variabile non vede aumentare la propria rata. E non deve pertanto cadere in facili allarmismi. Anzi, paradossalmente, può valere il contrario. Perché se lo spread dovesse salire ulteriormente e la tensione in Italia dovesse trasformarsi in un attacco speculativo e a sua volta questo attacco speculativo dovesse contagiare altri Paesi dell’Eurozona a tal punto da compromettere la crescita economica, a quel punto è ragionevole supporre che la Bce possa essere spinta a rimandare i tempi di una stretta monetaria (rialzo dei tassi). E quindi questo scenario di allarme (non all’orizzonte al momento va detto) sul mercato obbligazionario potrebbe addirittura contribuire a tenere basso l’Euribor per ancora più tempo, prolungando quindi la fase di vacche grasse che stanno vivendo da diversi anni i mutuatari a tasso variabile che si vedono sottrarre l’Euribor (perché negativo) allo “spread del mutuo” fissato il giorno della stipula (e non più modificabile) anziché sommarlo.

E’ evidente come l’andamento dei tassi dei BTp non sia in grado, fortunatamente, di incidere sulle rate dei mutui già sottoscritti. Differente il discorso per quelli che potranno essere i mutui futuri. Un eventuale peggioramento prolungato della situazione BTp-Bund potrebbe spingere le banche ad aumentare gli spread. Il motivo è da rintracciare negli effetti di uno spread obbligazionario più alto, che alla lunga potrebbe avere un impatto notevole sui costi di raccolta delle banche e degli istituti di credito. In uno scenario del genere, il costo medio dei nuovi mutui potrebbe aumentare

Quando la BCE inizierà ad aumentare i tassi, anche il tasso Euribor tornerà ad incorporare l’eventuale rischio Italia, rendendo più costosi, per le famiglie, anche i vecchi mutui a tasso variabile indicizzati all’Euribor, esattamente come avvenne nel 2011

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