Aumento del THC nel fumo: la ricerca mette in guardia

Un nuovo studio proveniente dal Regno Unito rivela la realtà

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Aumento del THC nel fumo

Quando non si riesce a stare bene si cerca di stare meno peggio possibile. E’ una tendenza che ogni essere umano attua almeno una volta nella vita. Non solo con se stesso, ma anche con ciò che lo concerne. La linea di confine tra bene e male non può dirsi definita. Questi sono infatti concetti piuttosto soggettivi. E’ però oggettivo che certe cose non si possano definire benefiche. Eppure, a volte anche qui casca l’asino. Nonostante questo 2020 stia mettendo alla prova la salute umana, alcuni vizi sembrano essere duri a morire. Addirittura, si tende a esorcizzarli. Ed ecco che si sciorinano frasi cliché, del tipo “si vive una volta sola”, “non voglio vivere sano per morire malato”, e simili. Tra le abitudini dannose, una delle più in voga è il fumo. Non solo di sigarette, ma anche di cannabis. Uno studio ha stimato un aumento del THC nel fumo.

Aumento del THC nel fumo: cos’è questa sostanza?

Il THC, in termini chimici chiamato tetraidrocannabinolo, è una sostanza chimica presente in tutti i fiori delle piante appartenenti alla famiglia delle cannabinacee. Il suo nome è sulla bocca di tanti, poiché sembra essere proprio questa la “pietra dello scandalo” riguardante il fumo di canapa. Non per niente, il THC è responsabile dei tipici effetti causati dall’inalazione di cannabis. Tra questi sono comuni l’effetto rilassatorio, offuscamento, rallentamento dei riflessi e via dicendo. Per quanto riguarda la legge italiana, possiamo dire che le regole sono chiare riguardo questa sostanza. La legge 242/2016 e successive circolari del Mipaaf (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali), stabilisce che il contenuto legale di THC nella cannabis in vendita non debba superare lo 0,6%. Il fumo che non va oltre questa soglia si può consumare e mercificare in libertà.

I dati parlano chiaro

Siamo sicuri che questa regola sia sempre rispettata? Da alcune ricerche, la risposta sembrerebbe essere negativa. Uno studio della Bath University, nel Regno Unito, ha scovato un aumento di THC nel fumo comunemente utilizzato. E non si tratta di dati provenienti solo dall’Inghilterra. Gli esperti hanno analizzato più di ottantamila campioni di fumo cannabinoide proveniente da vari paesi. Tra questi troviamo l’Italia, la Danimarca, il Regno Unito, gli Stati Uniti D’America, l’Olanda, la Francia e la Nuova Zelanda. Si sono presi in considerazione frammenti di sostanze utilizzati nel corso di cinquant’anni, dal 1970 e il 2020. Il risultato? Un aumento del quattordici per cento della concentrazione di THC dal primo all’ultimo anno.

A cosa dobbiamo il fenomeno?

Nel corso del tempo, la parola “cannabis” ha assunto un significato diverso rispetto ad anni fa. Sono molti i suoi lati benefici che sono stati scoperti. Tra questi non mancano la sostenibilità ambientale, nonché alcuni effetti benefici sulla salute. Basti pensare al campo medico delle cure palliative, nel quale la canapa è oggetto di studio e sperimentazione. Tuttavia, questo non ci consente di abbassare la guardia. Anche perché vi è una netta differenza fra l’uso terapeutico della cannabis e la sua inalazione. Quest’ultima si tende spesso a sminuirla, poiché la si ritiene meno dannosa rispetto ad altre sostanze. In un certo senso questo può considerarsi vero. Ciò nonostante, non possiamo comunque definire il fumo derivato dalla cannabis innocuo. Il dottor Tom Freeman, uno degli esponenti della ricerca, ci conferma questo scenario.

<<La cannabis ha acquistato sempre più potere con lo scorrere del tempo. Si è cominciata a vederla con occhio diverso. Come quella droga capace di sballare ma in modo innocuo. C’è inoltre da dire che i molti studi che hanno giustamente osservato i benefici della pianta, hanno creato non pochi fraintendimenti. Nella testa di molte persone, soprattutto giovani desiderosi di sballo e divertimento, s’è instillata addirittura l’idea che fumare erba faccia bene. In realtà non è affatto così. Ed è ora di aprire gli occhi>> Dichiara l’esperto. Da questo scenario possiamo intendere quanto la nostra mente sia condizionabile. Basta una parola per farci illudere. Quando sarebbe sufficiente guardare leggermente più nel profondo per scovare la realtà dei fatti.

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