Aumentati i posti di lavoro a rischio in Italia

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Qualche tempo fa ci eravamo domandati se la transizione elettrica potesse mettere a rischio posti di lavoro. La risposta è stata sì: non solo, sarebbero aumentati.

Di quanto sono aumentati i posti di lavoro a rischio?

Lo scorso anno, la Fim-Cisl parlava di 60.000 posti, mentre l’Anfia di 70.000. Oggi, la Uilm si spinge oltre, contandone 100.000. C’è poi un’indagine condotta dalla società di ricerche Està e commissionata dal sindacato dei metalmeccanici, sempre della Uil. Sarebbero, in definitiva, tra i 110 e i 120mila i lavoratori a rischio in tutto il settore auto.


Tavares sulla transizione ecologica ma non solo


Tra aggiornamento e riqualificazione

Sempre nell’ambito della ricerca, si calcola che nella transizione elettrica saranno 59.000 i lavoratori a necessitare di corsi di aggiornamento per essere eventualmente ricollocati nel settore auto. A questi si aggiungono 52.000 corsi di riqualificazione, più 9.000 di formazione per migliorare il profilo professionale dei lavoratori stessi. Per tutte queste ragioni Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, ha chiesto allo Stato un intervento sul bando alle endotermiche. “La data non si può spostare, ma nell’agenda del governo che verrà, dovrà esserci subito una discussione non ideologica e pratica” ha affermato.

Un’opportunità e una sfida

Il sindacalista ha proseguito nel suo pensiero nel corso della tavola rotonda Transizione ecologica: rischi o opportunità? “Questa è una sfida epocale. Siamo consapevoli delle opportunità, ma allo stesso tempo siamo preoccupati dalla mancanza di determinazione e consapevolezza dei governi italiani che si sono avvicendati negli ultimi anni. La transizione ecologica non si fa dall’oggi al domani, e non sarà indolore. Riguarda tutti i settori dell’economia e modificherà profondamente i modelli di sviluppo, di produzione e di consumo. L’Italia non deve posticipare i tempi previsti dagli accordi europei, in primis sullo stop alla vendita entro il 2035 delle auto a benzina e diesel. Al contrario, si devono assumere delle scelte e programmare per tempo la transizione, recuperando il terreno perso per mettersi in prima fila per vincere questo passaggio storico. È in gioco il futuro industriale e sociale dell’Italia, non possiamo più tollerare la mancanza di serie politiche industriali. Negli anni abbiamo perso migliaia di posti di lavoro e decine di importanti realtà produttive. Ci aspettiamo un cambio di passo dal nuovo esecutivo” ha concluso.

Basta ideologie

All’evento sopracitato hanno partecipato anche altre personalità nel mondo delle imprese. Tra queste Franco Bernabè, presidente di Acciaierie d’Italia. “La transizione non va affrontata in termini ideologici ma pratici, lasciando alla capacità di innovazione straordinaria che abbiamo le soluzioni per risolvere in maniera socialmente accettabile questo passaggio all’elettrico” ha affermato. “Deve essere una transizione responsabile, che garantisca sia il sociale che la sicurezza, senza farsi condizionare dalle ideologie, ma sfruttando il potenziale che c’è. Non si può andare dietro gli slogan di Greta Thunberg, che dice “facciamo tutto e subito”.

In cerca di concretezza

Il pensiero di Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Aci, si sposta invece sul costo delle auto elettriche e sul loro impatto sulla classe media. “La mobilità del futuro deve anche essere economicamente e concretamente sostenibile, cioè accessibile a chiunque e non riservata a pochi o tanti privilegiati” ha dichiarato. “Le nuove forme di mobilità non devono risultare di fatto inattuabili al limite dell’utopia, e non devono creare fenomeni di esclusione sociale che sarebbero dannosi non solo per chi li subisce ma per l’intera collettività. Per questa ragione Aci è impegnata a tutelare sia l’oggi che il domani della mobilità degli italiani. Perché non esistono soluzioni perfette, asettiche e ideologiche, ma un costante e faticoso lavoro per trovare sempre la risposta più efficace alle necessità di chi lavora, di chi ha una famiglia, dei più giovani come dei più anziani. All’Aci interessa che le prossime auto siano sostenibili a 360 gradi, qualunque sia la tecnologia”.