Aumentano le violenze a Hong Kong

Ancora tensioni e incidenti a Hong Kong. Anche un poliziotto ferito.

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Sono passati 4 mesi da quando il 16 giugno scorso due milioni di persone sono scese in piazza per la più grande manifestazione della storia di Hong Kong.

Si trattava di pacifiche manifestazioni antigovernative volte a denunciare l’evidente erosione in atto dell’autonomia di Hong Kong e di quel progetto “un paese, due sistemi” promesso nel 1997, anno del passaggio del territorio dalla Gran Bretagna alla Cina.

Questo modello era stato pensato dal leader comunista di allora Deng Xiaoping e prevedeva 50 anni di autonomia per Hong Kong fino al 2047. La mini Costituzione prevedeva anche che la città autonoma sarebbe arrivata a governarsi con il suffragio universale.

Cinque anni fa invece il regime comunista ha cambiato idea, tradendo le aspettative del popolo di Hong Kong e rimangiandosi la promessa del suffragio universale.

Già nel 2017 il Comitato permanente del Congresso del Popolo nazionale aveva introdotto un sistema elettorale secondo cui il capo del governo locale dovesse essere scelto fra due o tre candidati ricavati da una rosa di nomi approvati da Pechino.

Gli scontri

Le deluse aspettative, oggi dopo 4 mesi, continuano ad essere causa di violenti scontri. La giornata di ieri è stata segnata da lanci di oggetti, gas lacrimogeni e cariche da parte degli agenti.

Nella zona del Politecnico, dal tetto dell’università, i manifestanti hanno scagliato frecce e colpi di catapulta con palle di fuoco nella direzione degli agenti e uno di questi è rimasto colpito da una freccia in modo non grave. Il poliziotto ferito sarebbe un ufficiale di quelli in prima linea con i giubbotti blu, schierati a protezione dei giornalisti.

La governatrice Carrie Lam, di cui i manifestanti continuano a chiedere le dimissioni, ha affermato che il suo governo non cederà alle pressioni delle violenze.

Le critiche a Carrie Lam

In seguito già ai primi scontri, Carrie Lam avrebbe potuto ritirare la legge, nominare una commissione indipendente sulle violenze della polizia e tutto sarebbe finito. Invece non l’ha fatto, si è dimostrata arrogante, lanciando un messaggio deleterio: le vostre proteste pacifiche non serviranno a niente.

Ma Carrie Lam non si è limitata solo a questo. Anzi, con il suo atteggiamento degli ultimi mesi non ha fatto altro che fomentare la rabbia dei manifestanti, buttando, come si suol dire, benzina sul fuoco.

Gli editoriali del Quotidiano del popolo cinese hanno definito i manifestanti “nemici del popolo, merde di topo e scarafaggi“, ma la governatrice non vi ha preso le distanze. Ci sono state migliaia di feriti ma non ha manifestato vicinanza e solidarietà nei confronti delle vittime. Ha sempre solo ripetuto “le proteste e la violenza non serviranno a farci cambiare idea“.

Proprio due giorni fa uno dei massimi esperti di Cina, Jerome Cohen, sul South China Morning Post si è chiesto perché Carrie Lam non nomini una commissione davvero indipendente sulle violenze della polizia. Una commissione che stabilisca quali proteste siano qualificabili come sommosse e quali invece rappresentino legittima disobbedienza civile. Una Commissione che distingua tra legittima difesa dei poliziotti e violenza inaccettabile, che indaghi sui veri ordini arrivati alla polizia dal governo e, ancora, che abbia fondi e potere per visionare documenti ed email e per interrogare i responsabili.

Ci si chiede perché la governatrice resti immobile sulla sua posizione. Molti ritengono che Lam, dovendo obbedire ai diktat di Pechino, non possa fare nulla. Difatti, in un audio rubato da Reuters, la governatrice ha ammesso di dover “servire due padroni“.

Parlando per la prima volta di Hong Kong da quando sono scoppiate le proteste di giugno Liam ha affermato:

Noi sosteniamo con decisione la polizia di Hong Kong, perché compia azioni di forza per imporre la legge, e sosteniamo i giudici perché puniscano secondo la legge coloro che hanno commesso violenti crimini. I continui, radicali e violenti crimini che stanno accadendo ad Hong Kong hanno calpestato profondamente lo stato di diritto di Hong Kong e l’ordine sociale, minacciando in modo severo la prosperità e la stabilità di Hong Kong, diventando una palese minaccia alla linea di fondo del [principio] un Paese, due sistemi”.

La situazione attuale

Intanto, mentre Lam resta irremovibile sulla sua posizione e vanno avanti le critiche nei suoi confronti, già due persone sono morte a causa degli scontri, altre hanno rischiato la vita, altre ancora sono in condizioni critiche.

La polizia di Hong Kong ha minacciato di ricorrere a colpi di arma da fuoco se gli agenti dovessero continuare a scontrarsi con manifestanti muniti di armi letali. “Se i manifestanti continuano con azioni pericolose, non potremmo avere altra scelta che ricorrere all’uso minimo della forza, inclusi i colpi di arma da fuoco“, ha detto il portavoce Louis Lau, in una conferenza stampa su Facebook.

E poco prima dell’alba ad Hong Kong, la polizia è stata costretta a fare irruzione nel Politecnico dove sono asserragliati circa 200 manifestanti pro-democrazia.

Ma nel contempo si è aperto un nuovo fronte di protesta. Decine di manifestanti vestiti di nero e muniti di mascherina sono tornati questa mattina a Hong Kong a bloccare Nathan Road all’altezza del Mira Mall.

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