Augusto Majani: arte di ispirazione sociale e simbolismo

Palazzo d'Accursio ospita i lavori dell'artista bolognese che ha rappresentato la storia dei Mille

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Augusto Majani
Un'opera di Augusto Majani

Dal 4 dicembre al 30 gennaio l’Associazione Bologna per le Arti presenta a Palazzo d’Accursio “Augusto Majani. La potenza dell’Idea”, a cura di Francesca Sinigaglia, è una mostra che per la prima volta indaga la produzione pittorica dell’artista. Un evento che contribuisce a aggiornare gli studi sul suo lavoro.


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Da dove provengono le opere di Augusto Majani in mostra?

Saranno esposte circa 90 opere, tra tele e tavole, dagli esordi fino agli anni Cinquanta del Novecento. Molte sono concesse in prestito da importanti istituzioni museali italiane, Pinacoteca di Bologna, MAMbo, Segretariato generale della Presidenza della Repubblica. Ci sono lavori che appartengono anche a: Museo “Giuseppe Garibaldi” di Como, Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, Accademia di Belle Arti bolognese. Infine, hanno collaborato la Pinacoteca civica “Domenico Inzaghi” di Budrio, città natale dell’artista, e numerose collezioni private.

L’artista e la sua influenza nell’arte del Novecento

Majani nacque a Budrio nel 1867, figlio di commercianti. Si formò a Bologna e poi a Roma ed ebbe una eccellente carriera sia in campo grafico che pittorico grazie alla sua spiccata poliedricità. Nella capitale ebbe l’opportunità di avvicinare gli artisti di rilevanza internazionale che lì stavano compiendo il loro apprendistato. Conobbe gli acquerellisti Coleman e Carlandi, ma anche Giulio Aristide Sartorio, di cui Majani fu grande ammiratore. Fu insignito del titolo di Accademico d’Onore dall’Accademia di Belle Arti di Bologna. Apprezzato dagli artisti più illustri del suo tempo, come Telemaco Signorini, si avvicinò al Divisionismo italiano e fu toccato anche da influenze simboliste.

I momenti principali della sua esperienza creativa

La carriera pittorica di Majani si potrebbe suddividere in quattro momenti precisi. Gli anni compresi tra il 1884 e il 1894 sono quelli della formazione e dei primi contatti con il mondo dell’arte del suo tempo. Tra il 1895 e il 1924 partecipò alle esposizioni nazionali e internazionali, dalla Società Francesco Francia alla Biennale di Venezia. Espose a Torino, Roma, Bruxelles, Firenze, interessandosi alle tematiche simboliste con riguardo alle tematiche del sociale e del divino. Dal 1924, la frequentazione dei litorali romagnoli lo portò a elaborare una poetica legata a meditazioni sul dato umano, filtrato dalla tradizione locale. Dopo il 1950, in seguito al suo trasferimento a Buttrio (Udine), continuò la sua ricerca pittorica incentrando la sua riflessione su scene contadine e agresti. Presta rinnovata attenzione al paesaggio del territorio friulano.

Arte che prende spunto dalla società e dalla storia

Majani lavorò a lungo su dipinti di ispirazione storico-sociale. Noto è il cosiddetto “Trittico garibaldino”, oppure “Mentana”, intense narrazioni delle avventure dei Mille. Sviluppa un vivo sentimento degli ultimi, appassionandosi alle questioni dei lavoratori, “I disoccupati“. Tratta anche l’idea dell’appartenenza sociale e infine si misurando coi temi religiosi “Consummatum est” e “L’ombra della Croce“. Fu però la semplicità dell’uomo vissuta nella vita quotidiana ad attrarre il suo definitivo interesse. Come artista fu celebre per le goliardiche caricature di personaggi e le situazioni ludiche della vita bolognese.

“La potenza dell’Idea” di Augusto Majani

La curatrice della mostra, Francesca Sinigaglia, parla dell’evento. “Con la mostra “Augusto Majani. La potenza dell’Ideasi è realizzato un aggiornamento della produzione pittorica dell’artista. Di solito la selezione dei lavori del talento è limitata all’opera grafica, tradizionalmente ben più titolata e riconosciuta. La sua cifra stilistica è riconoscibile attraverso un uso massiccio di contorni unito ad una pennellata ritmica e vivace. Si nota poi l’apprezzamento di un punto di vista ribassato e la possibilità di variare coi colori i toni di ogni tocco. Attraverso la luce il singolo tratto ha un proprio guizzo di trascendenza”. La mostra è accompagnata da un catalogo di 180 pagine, 90 illustrazioni. I testi sono di Francesca Sinigaglia, Ilaria Chia, Ramona Loffredo, Elisa Spilinga. Nel corso dell’esposizione, a gennaio 2022, torneranno Dialoghi Culturali a Palazzo d’Accursio. Si tratta di un ciclo di conferenze sull’arte e le sue sfaccettature in programma alla Cappella Farnese.

Bologna per le Arti

Un’associazione culturale senza scopo di lucro nata nel 1999 per divulgare le arti figurative di Ottocento e Novecento. Il sodalizio organizza mostre, conferenze e pubblicazioni finalizzate alla valorizzazione della tradizione artistico-culturale del territorio bolognese. Bologna per le Arti realizza i propri progetti collaborando con enti, associazioni e istituzioni di natura pubblica e privata. Dal 2010 propone le proprie esposizioni annuali a Palazzo d’Accursio.

Immagine da cartella stampa.