Auguri Gianni Letta

Oggi si festeggia il compleanno dell’operaio diventato grand commis d’Etat

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È un lunedì, il 15 aprile 1935: ad Avezzano (AQ) nasce Gianni Letta, il giornalista prestato alla politica.

Gianni Letta con la moglie Maddalena e i figli Marina e Giampaolo

Sposato con Maddalena e padre di due figli, Giampaolo e Marina, Giovanni, questo il suo vero nome all’anagrafe, nasce in una famiglia numerosa, secondo di otto figli, e trascorre la sua giovinezza ad Avezzano, capoluogo della Marsica e dell’altopiano del Fucino.

Papà avvocato, il suo sogno è sempre stato quello di intraprendere la carriera forense: frequenta il Liceo Classico, e già in quegli anni inizia a collaborare con uno studio legale, «dove in pratica facevo il dattilografo», ricorda. Poi si iscrive a Giurisprudenza.

Durante gli anni dell’università, come la maggior parte degli studenti di allora, lavora stagionalmente per quattro anni in uno zuccherificio per mantenersi gli studi. Il primo anno fa l’operaio lavorando dodici ore, dalle 18 del pomeriggio alle 6 di mattino. Il secondo anno entra nel laboratorio chimico, di cui diventa capo dopo dodici mesi.

La grande passione: il giornalismo

Letta nutre un’altra grande passione: quella per il giornalismo. Il suo mentore è un insegnante, nonché corrispondente de Il Messaggero, che chiede al giovane allievo di occuparsi di sport al posto suo.

Dividendosi tra gli studi e il lavoro in fabbrica, Letta inizia così a seguire la Forza e Coraggio, squadra di calcio di Avezzano. Tra una partita e l’altra, viene scoperto dal corrispondente locale de Il Tempo, che lo invita a fare il suo vice. Diventa corrispondente locale del quotidiano romano e lascia la sua amata Marsica per trasferirsi all’Aquila.

Il giornalista di provincia

Nel capoluogo abruzzese, Letta esercita la professione forense nello studio del padre, ma l’impegno giornalistico prevale: diventa un vero giornalista di provincia, iniziando a collaborare anche con l’Ansa e la Rai oltre che con Il Messaggero, il suo primo amore.

«Fare il giornalista in provincia è una grande scuola perché tutti si conoscono e ti conoscono, e magari c’è chi conosce meglio di te i fatti di cui scrivi, perciò il controllo dell’opinione pubblica è immediato e costante», ricorda.

Verso la direzione

Nel 1958 Gianni Letta è chiamato dalla redazione romana de Il Tempo e si trasferisce nella Capitale. È l’inizio di una carriera travolgente. Dapprima redattore al servizio esteri e alle province, in seguito redattore capo, segretario di redazione e, nel 1971, direttore amministrativo.

Gode della massima fiducia dello storico direttore de Il Tempo, il senatore Renato Angiolillo, che fondò il giornale nel 1944: entra nel Consiglio di Amministrazione del quotidiano, diventa amministratore delegato della S.E.R. Società Editoriale Romana e della TI.CO. Tipografica Colonna.

Quel periodo rappresenta «la stagione più bella della mia vita anche se vissuta nei tempi delle Br, quando ero braccato».

“(…) Nei giorni torvi e plumbei del terrorismo rosso, fu l’unico direttore ad aver rinunciato a una scorta. Con la sua Mini Morris, era il primo ad arrivare a Palazzo Wedekind e di notte era l’ultimo ad andarsene, sempre da solo. E sì che Il Tempo, rigorosamente antitrattativista, era nel mirino più degli altri quotidiani“, da Il Tempo (2015)

Il trasferimento

Gianni Letta mantiene la direzione de Il Tempo per quasi 15 anni, anche se «credevo di farlo in modo provvisorio», mantenendo contemporaneamente la carica di amministratore.

Nel 1985 Silvio Berlusconi propone a questo brillante giornalista in carriera di passare nel Gruppo Fininvest: Letta accetta l’offerta, entrando anche nel Consiglio di Amministrazione della Mondadori.

Diventa vicepresidente di Fininvest Comunicazioni e direttore editoriale del gruppo Fininvest-Mediaset, con l’incarico di coordinare tutta l’area dell’informazione del Biscione.

Conduce anche rubriche tv, in particolare su Canale 5, “Italia Domanda”, un programma settimanale di dibattito politico-culturale sui problemi dell’attività.

Negli stessi anni, riveste l’incarico di capo dell’Ufficio Stampa della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro e successivamente dell’Ufficio Studi e Documentazione dell’Ente Palazzo della Civiltà del Lavoro.


In prestito alla politica

Durante gli anni trascorsi in Mediaset, Gianni Letta diventa l’uomo di fiducia di Berlusconi. Nel 1994, quando il Cavaliere decide di entrare in politica e vince a sorpresa le elezioni, per l’uomo della Marsica inizia una nuova avventura.

«Tu che conosci tutti ora devi venire a Roma a darmi una mano», è la richiesta del neo premier.

Letta accetta, non sapendo che c’è un altro personaggio che lo acclama: il presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro.

«Silvio aveva vinto, ma non era ancora chiaro se il Presidente Oscar Luigi Scalfaro, che non amava e non ha mai amato Berlusconi, gli avrebbe dato l’incarico. Così organizzai un incontro segreto fra Scalfaro e Berlusconisvela Letta -. Scalfaro gli disse che, in quanto vincitore delle elezioni, avrebbe avuto l’incarico per formare il Governo».

Ma Berlusconi deve rispettare una condizione: «Lei non deve andare a Palazzo Chigi senza questo signore qui», lo ammonisce il Capo dello Stato.

Il destino politico di questo signore qui con la passione per il tennis è segnato.

Letta accetta l’invito di Berlusconi a condizione di poter svolgere il suo ruolo in maniera rigorosamente istituzionale, senza schierarsi.

«Ho detto a Berlusconi che sarei stato al suo fianco ma solo con un ruolo istituzionale, senza schierarmi. Perciò ho sempre detto di no quando Berlusconi voleva farmi ministro o vicepresidente del Consiglio», ricordava Letta in una recente intervista.

Viene nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, incarico che ricopre altre tre volte, durante i governi Berlusconi II (2001-2005), III (2005-2006) e IV (2008-2011).

Lo stile innato, il carisma, la pacatezza, i modi felpati e la riservatezza lo hanno trasformato trasformato in un grand commis d’Etat, un raffinato tessitore indistintamente apprezzato da maggioranza e opposizione.

«Ho dialogato con tutti, senza pregiudizi, partigianeria, faziosità. Posso essere utile dove si sciolgono nodi e questo mi è servito per mantenere buoni rapporti con tutti», è la sua filosofia.

Altri incarichi

Gianni Letta è anche un uomo di cultura e un grande appassionato di musica. È presidente della Fondazione Rossini di Pesaro e dell’associazione culturale “Civita” di Roma; presidente onorario della Fondazione Sordi per i Giovani e della Fondazione Franco Zaffirelli; vicepresidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e della Società Dante Alighieri di Roma. Nel 2019 è stato eletto presidente dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Nel 2008 Papa Benedetto XVI lo ha insignito della carica di Gentiluomo di Sua Santità.