Attentato alle torri gemelle, otto anni fa l’inaugurazione del memoriale

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L’immane tragedia che l’11 settembre 2001 sconvolse le coscienze degli Stati Uniti e del mondo intero rimarrà per sempre nel ricordo delle popolazioni. In commemorazione della strage che comportò il più atroce attentato terroristico promosso ai danni della civiltà occidentale da parte delle forze di insurrezione fondamentalista islamica, nell’agosto del 2006 si iniziò la costruzione del Memoriale e Museo dell’11 Settembre (National September 11 Memorial & Museum). La costruzione del memoriale, edificato nella zona dove sorgevano le Torri Gemelle (Twin Towers) prima degli attentati, il New World Trade Center, oggi Ground Zero, venne terminato cinque anni dopo e inaugurato con cerimonia ufficiale esattamente otto anni fa, l’11 settembre 2011, giorno della memoria delle stragi. La scelta del progetto ricadde sull’architetto israeloamericano Michael Arad dell’azienda Handel Architects: Architecture & Interior Design, studio con sede a New York City e San Francisco, e sul suo collega paesaggista Peter Walker, i quali studiarono un ambiente adatto ad essere un luogo del ricordo coerentemente con l’area in cui avrebbe dovuto nascere il memoriale e con l’originale master plan dell’architetto decostruttivista di origini polacche Daniel Libeskin.

Michael Arad

Con il supporto dell’azienda ingegneristica WSP Group e della BuroHappold Engineering si è così riusciti a far sorgere il tanto atteso memoriale a lungo richiesto dalla popolazione statunitense e tanto promosso dal governo federale che vide terminati i cantieri proprio in occasione del decimo anniversario degli attacchi terroristici, lavori che sono stati portati a termine anche grazie al National September 11 Memorial & Museum Foundation, organizzazione no profit con la missione di raccogliere fondi per costruire il memoriale ed il museo, quest’ultimo inaugurato il 15 maggio 2014 e aperto al pubblico sei giorni dopo.

Nonostante alcune critiche che affermavano che l’edificazione del complesso fosse troppo costosa, troppo complicata ed esteticamente insostenibile, messe a tacere dall’opinione pubblica, la gran parte favorevole alla costruzione del memoriale alla cui voce si associarono come portavoci le famiglie delle vittime, l’edificazione del luogo del ricordo fu ben voluta e ben accetta. Il Memoriale, famoso in tutto il mondo, verte innanzitutto sul messaggio di speranza e tranquillità per la popolazione e sul rispetto che esso deve avere nei confronti delle vittime degli attentati. Poiché l’edificio rappresenta la ferita ancora aperta di un’America e di un mondo civile che non si deve smarrire dopo gli attacchi terroristici ma deve continuare a lottare per la verità e la giustizia, una giustizia dovuta a tutte le vittime degli attacchi, ai loro parenti e alla cittadinanza stessa che dovrebbe vivere senza timori, paure o rancori distruttivi verso accadimenti di questo tipo, dovrebbe vivere serena e sicura, assicurata a uno stato di diritto che sappia proteggere le persone.

Una ferita si può e si deve rimarginare ma il suo segno rimane sulla pelle, questo segno è il simbolo della lotta nonché un motivo in più per non arrendersi ed essere orgogliosi della propria identità di cittadinanza unita e pacifica. Tale ferita si è voluta rappresentare anche nel memoriale, in quanto esso stesso è il simbolo della mancanza delle vittime e della loro terribile assenza all’interno della società civile, un’assenza che non si rimarginerà se non con il loro ricordo che viene a sua volta dimostrato dalla particolare costruzione del memoriale. Invece di erigersi in altezza si sviluppa infatti nelle profondità, in negativo rispetto alle fondamenta delle Torri Gemelle, a voler significare che ai morti, scritti su targhe poste sulle mura di granito del memoriale, è stata data loro degna sepoltura, un rito che ogni giorno si commemora semplicemente attraversando Ground Zero e soffermandosi ad ammirare le due vasche d’acqua, fontane costituenti il memoriale, che con il loro flusso continuo concorrono al monito del “polvere sei e polvere ritornerai” che include, con il suo quieto e terribile memento “mai più una simile tragedia, la carneficina è inutile, viviamo in pace” perché la vita è un istante che merita di essere vissuto nella calma e nella tranquillità.

Le targhe commemorative in una delle piscine

I nomi delle 2.983 vittime sono iscritti su 76 placche di bronzo attaccati a formare i bordi delle piscine del memoriale. Ciò include i nomi delle vittime che sono state uccise negli attentati dell’11 settembre a New York, a Arlington, in Virginia, e a Shanksville, Pennsylvania, così come i nomi delle sei vittime che sono state uccise nell’attentato del 1993 al World Trade Center. I nomi sono stati disposti secondo un processo e un algoritmo che è stato usato per creare una relazione proprio tra essi, i nominativi delle vittime sono stati dunque accorpati in base all’ora del decesso e al luogo e insieme a chi si trovavano al momento della loro scomparsa.  

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