Attacco alle Torri Gemelle: 19 anni dall’attentato che sconvolse il mondo

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Attacco alle Torri Gemelle - New York
Attacco alle Torri Gemelle - New York

Attacco alle Torri Gemelle, l’11 Settembre del 2001. Una data indelebile nelle menti di milioni di persone in tutto il mondo. Le Twin Towers di New York, nel quartiere di Manatthan, sono il bersaglio di un attentato terroristico.

La tragedia si consuma tra le 8.45 e le 10.03 circa (ora USA – primo pomeriggio ora Italiana) esattamente 19 anni fa, oggi.

Tutti ricordiamo il “dove e quando“, ci siamo ritrovati inermi ad osservare quelle immagini apocalittiche. Quattro attacchi suicidi, mirati e precisi, si sono scagliati coordinatamente su precisi simboli degli Stati Uniti d’America.

L’attentato terroristico, subito rivendicato da Al Quaeda, al World Trade Center, è considerato essere uno dei più gravi della nostra epoca contemporanea. Due gli aerei dirottati, schiantati contro le Torri, rispettivamente la Torre Nord e la Torre Sud.

Furono 102 minuti in cui il mondo intero si fermò, letteralmente. Si fermò ad assistere, incredulo ed inorridito all’eccidio che si stava verificando, in tempo reale a New York.

Le Torri, in questo lasso di tempo, crollano e si sgretolano. Inghiottite da un’enorme nuvola di fumo e detriti, che ha portato via con sé le vite ed il futuro di migliaia di innocenti.

Quel giorno 2.974 persone sono morte. Vite stroncate in una ordinaria giornata di lavoro, studio, di quotidianità. Vittime di una strage inaudita, per cui non ci si può dare pace.

I “Jumpers”: suicidi o tentativi disperati di salvezza?

Sono oltre duecento le persone che quel giorno, si sono gettate nel vuoto dall’alto delle torri, andando in contro a morte certa. Immediatamente, si ipotizzò che coloro che si vedevano precipitare avessero scelto di suicidarsi.

In realtà queste persone, catapultate senza preavviso in un vero e proprio film dell’orrore, si sono trovate dinnanzi ad una scelta. Morire bruciati vivi, dal fuoco che divampava e inghiottiva tutto ciò che trovava sul suo cammino. Oppure morire subendo l’impatto al suolo. Sempre di morte terribile si tratta. Sempre di una morte ingiustamente imposta si parla.

Non si trattò affatto di suicidio. Piuttosto di una scelta obbligata, determinata dalla disperazione e dalla rassegnazione. Molti fotografi sono riusciti ad immortalare queste immagini crude e atroci. Il dipinto delle conseguenze causate dalla follia umana.

Il ritratto più celebre, un’immagine che parla da sé, è quella nota al mondo intero con il titolo di “The Falling Man“. Un uomo, in posizione eretta, composta, con le braccia lungo il corpo si lascia cadere lungo il lato della Torre. È quel genere di immagine che si può sentire, o meglio, che emette un silenzio assordante.

The Falling Man

Come lui centinaia di altre persone, immortalate in numerosi video, si lanciano nel vuoto. Una pioggia di corpi che cadevano dall’alto atterrando sui tetti degli edifici circostanti, al suolo e che riproducevano un tonfo sordo e atroce.

Immagini atroci

Molti sono morti in questo modo anche nel vano e disperato tentativo di mettersi in salvo. Infatti, si vedono chiaramente persone che cercano di raggiungere terra scivolando lungo le colonne delle torri. Aggrappati alle pareti ed alla vita, non hanno però avuto scampo. Il fumo inalato, la nebbia causata dalle esplosioni e densa di detriti ha impedito loro di trarsi in salvo.

Angosciosa e tremenda è poi l’immagine in cui si intravede una persona sporgere un bambino ancora in fasce oltre il precipizio, generato dallo sventramento della Torre. Probabilmente, nel vano tentativo di fargli guadagnare ossigeno in mezzo a quella nube mortale di fumo. Sono immagini che mozzano il fiato, che fanno contorcere lo stomaco.

Tuttavia, è bene non dimenticarle mai.

Le parole di Oriana Fallaci sull’Attacco alle Torri Gemelle

La scrittrice e giornalista Oriana Fallaci si esprime, in merito all’attacco alle Torri Gemelle, nel libro “La Rabbia e l’Orgoglio. “Ero a casa, la mia casa è nel centro di Manhattan, e alle nove in punto ho avuto la sensazione d’ un pericolo che forse non mi avrebbe toccato ma che certo mi riguardava. La sensazione che si prova alla guerra, anzi in combattimento, quando con ogni poro della tua pelle senti la pallottola o il razzo che arriva, e rizzi gli orecchi e gridi a chi ti sta accanto: «Down! Get down! Giù! Buttati giù». L’ ho respinta“.

Con la forza delle parole, fa intendere le sensazioni provate. La paura, il terrore e l’orrore vissuto attraverso i propri occhi. Un incubo divenuto realtà. Immagini, urla e morte che permangono nella memoria.

Erano le 9 e un quarto, ora. E non chiedermi che cosa ho provato durante quei quindici minuti. Non lo so, non lo ricordo. Ero un pezzo di ghiaccio. Anche il mio cervello era ghiaccio. La gente che per non morire bruciata viva si buttava dalle finestre degli ottantesimi o novantesimi piani, ad esempio. Rompevano i vetri delle finestre, le scavalcavano, si buttavano giù come ci si butta da un aereo avendo addosso il paracadute, e venivano giù così lentamente. Agitando le gambe e le braccia, nuotando nell’ aria. Sì, sembravano nuotare nell’ aria. E non arrivavano mai. Verso i trentesimi piani, però, acceleravano. Si mettevano a gesticolar disperati, suppongo pentiti, quasi gridassero help-aiuto-help. E magari lo gridavano davvero. Infine cadevano a sasso e paf!“.

“La rabbia e l’orgoglio”

Alle guerre, inoltre, ho sempre visto roba che scoppia. Che esplode a ventaglio. E ho sempre udito un gran fracasso. Quelle due torri, invece, non sono esplose. La prima è implosa, ha inghiottito se stessa. La seconda s’ è fusa, s’ è sciolta. Per il calore s’ è sciolta proprio come un panetto di burro messo sul fuoco. E tutto è avvenuto, o m’ è parso, in un silenzio di tomba. Possibile? C’ era davvero, quel silenzio, o era dentro di me?“.

Sicuramente New York, quella mattina, era piombata in un orrore senza volto, senza nome. Una tragedia, quella dell’attacco alle Torri Gemelle, che si è presentata senza preavviso, che ha colpito il cuore pulsante della città e dei suoi abitanti. Storie di vite comuni, uomini, donne e bambini che l’11 Settembre di 19 anni fa, hanno incontrato la morte senza averlo chiesto.

Quando si chiede ad Oriana Fallaci un’opinione su coloro che hanno ordito e portato a compimento una simile atrocità, lei risponde così:

Che cosa sento per i kamikaze che sono morti con loro? Nessun rispetto. Nessuna pietà. No, neanche pietà“.

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