Attacco base in Iraq: la rappresaglia degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti hanno attuato la ritorsione contro il gruppo di miliziani filo-iraniani in Iraq a seguito dell’attacco missilistico di mercoledì alla base di Taji in cui sono morti due soldati americani e uno britannico; 14 i feriti

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Il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti ha annunciato di aver preso di mira nella serata di giovedì cinque strutture per il deposito di armi sul territorio iracheno dopo l’attacco missilistico che il giorno precedente aveva causato la morte di due militari americani e una soldatessa britannica e il ferimento di quattordici persone alla base militare Camp Taji, 15 chilometri a nord di Baghdad.

La stessa diplomazia irachena aveva descritto l’attentato come “un atto ostile che mina gli sforzi contro il terrorismo”.

Il gruppo iraniano Kataib Hezbollah è l’unico gruppo noto ad aver precedentemente condotto un attacco armato di questa portata contro le forze statunitensi e della coalizione in Iraq”, ha riferito il capo del comando centrale americano, Gen Kenneth McKenzie, alla commissione del Senato USA.

Giovedì il Dipartimento della difesa ha confermato di aver attuato una serie di “attacchi difensivi di precisione” dell’aviazione americana contro Kataib Hezbollah che “includono strutture di depositi di armi usate per colpire le truppe statunitensi e i loro alleati” in risposta all’attentato contro la base USA del giorno precedente. 
Il Pentagono ha inoltre assicurato che gli attacchi sono stati “difensivi, proporzionati e di risposta diretta alla minaccia rappresentata dai gruppi della milizia sciita appoggiati dall’Iran”. 

Reuters ha reso noto che uno degli obiettivi dell’aviazione statunitense è stato un edificio del complesso aeroportuale in via di costruzione nella città santa di Karbala.

Gli americani non hanno stimato quante persone potrebbero essere state uccise durante la rappresaglia condotta con aerei pilotati a distanza. Invece, si sono detti pronti a rispondere con la stessa decisione a nuovi attacchi, qualora la situazione lo richieda.

Gli Stati Uniti non tollerano attacchi contro il nostro popolo, i nostri interessi o i nostri alleati” ha dichiarato il segretario della difesa, Mark Esper, assicurando che “Adotteremo tutte le misure necessarie per proteggere le nostre forze”.

Gli americani accusano le milizie iraniane di altri 13 episodi simili avvenuti lo scorso anno contro basi irachene ospitanti alleati, in un culmine di tensioni che a dicembre avevano portato a nuovi scontri nei quali ha perso la vita anche un civile statunitense.
La situazione aveva determinato il presidente americano Donald Trump a intraprendere una risoluzione definitiva della questione ordinando l’uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani prima e di Abu Mahdi al-Muhandis, comandante di Kataib Hezbollah, il mese seguente.

Poche ore dopo la ritorsione americana, le autorità iraniane hanno avvertito il leader della Casa Bianca di non intraprendere “azioni pericolose”.
In una nota, il portavoce del ministero degli esteri Abbas Mousavi ha ammonito: “Invece di azioni pericolose e accuse prive di fondamento, Trump dovrebbe riconsiderare la presenza e il comportamento delle sue truppe nella regione”.  

Secondo il corrispondente della BBCNafiseh Kohnavard, l’attacco di ieri sera è stato particolarmente significativo non solo perché avvenuto in aree interdette al traffico di aerei e droni ma anche perché le operazioni – svoltesi con aerei pilotati a distanza – sono state condotte in prossimità della scadenza del termine, previsto per il 15 marzo, entro il quale le forze della coalizione lasceranno il Paese.

Le azioni militari non sono state solo la risposta all’attacco missilistico alla base USA, soprattutto erano mirate a indebolire le milizie musulmane sciite.

Il segretario degli esteri britannico, Dominic Raab, ha elogiato gli attacchi aerei statunitensi in Iraq come la risposta “proporzionata” all’attentato di mercoledì, e ha aggiunto che “La risposta al vile attacco contro le forze della coalizione in Iraq è stata rapida, decisa e proporzionata”.
Raab ha assicurato che “Continueremo a lavorare con i nostri partner per garantire che i responsabili di questi deplorevoli atti ne rispondano”.
Il segretario ha giustificato la presenza del contingente inglese in Iraq con l’obiettivo “aiutare il Paese a contrastare l’attività terroristica e chiunque cerchi di far loro del male può aspettarsi una dura risposta”.

A seguito dell’uccisione da parte degli Stati Uniti del generale Soleimani, il Parlamento iracheno aveva votato per espellere tutte le forze straniere – in particolare americane – dal Paese. Al momento, la coalizione capitanata dagli Stati Uniti rimane sul territorio iracheno come “ospite” del Governo anche se molte milizie sciite non vedono di buon occhio la presenza americana e la vivono come vera e propria “occupazione”.
Alcuni esponenti musulmani, pertanto, hanno annunciato l’intenzione di continuare ad attaccare il contingente a stelle e strisce e i suoi alleati fintantoché rimarranno in Iraq. 

Dennis Ross, ex ambasciatore statunitense ora opinionista presso il Washington Institute for Near East Policy, in passato aveva dubitato che il Pentagono sarebbe stato in grado di gestire i gruppi di Kataib Hezbollah avvertendo che “Purtroppo questi attacchi alle nostre forze continueranno perché l’Iran non ha alcun problema a combattere fino all’ultima delle milizie sciite e crede che [in questo modo] possano costringerci a uscire dall’Iraq”.

La base di Taji

A 15 chilometri a nord di Baghdad il campo ospita le truppe americane e gli alleati della coalizione capitanata dagli Stati Uniti la cui missione è formare e consigliare le forze di sicurezza irachene.

Il giornalista Ali Al Dulaimy, che ha registrato l’attacco alla base americana dalla vicina cittadina di Baji, ha riferito di aver sentito urla e concitazione provenire dalle truppe americane all’interno del campo e di aver visto le truppe indaffarate nello spegnimento di una serie d’incendi.

Il Premier inglese Boris Johnson ha presentato l’attacco come “deplorevole” nel momento in cui il segretario della difesa degli Stati Uniti riferiva l’autorizzazione ottenuta dal leader della Casa Bianca a rispondere all’offesa con qualunque mezzo fosse ritenuto più idoneo.

Il ministero della Difesa britannico ha identificato la militare inglese uccisa come il caporale Brodie Gillon, un combattente tecnico-medico di riserva.

Il New York Times ha invece riferito che i due soldati americani che hanno perso la vita nell’attacco facessero parte entrambi del servizio attivo, uno nell’esercito e l’altro nell’aeronautica.

Secondo fonti americane, gli iracheni si sarebbero intromessi nel conflitto tra Usa e Iran nel 2019 dopo l’acuirsi delle tensioni dovute agli attacchi di alcuni gruppi di combattenti collegati all’Iran rivolti al personale militare e civile statunitense in una escalation di attentati tra i quali alcuni protratti ai danni della milizia e dei funzionari iraniani. 

Il leader iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha dichiarato che l’attacco missilistico è stato “uno schiaffo agli Stati Uniti” promettendo di porre fine alla presenza americana nella Regione.

Al momento, il personale americano conta circa 5 mila persone in Iran e altre centinaia nei Paesi confinanti (tra cui l’Iraq) sulla base degli ordini governativi, anche se il Parlamento degli Stati Uniti ha presentato un disegno di legge per la revoca della propria in Medio-Oriente a seguito dell’uccisione di Soleimani.

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