Astensionismo: fuga dalle urne

L'astensionismo è un fenomeno che sta crescendo. Gli elettori mostrano senza dubbio un atteggiamento pigro verso la politica. E' l'Incapacità dei vari leader di partito, di incarnare il senso del dovere istituzionale?

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Astensionismo

Cos’è realmente l’astensionismo? Perché le persone non vanno a votare? È davvero solo la mancata espressione di un voto valido? Il tema dell’astensionismo domina da anni il dibattito politico.

Sebbene le elezioni a suffragio universale siano la principale espressione di democrazia, da tempo l’astensionismo rappresenta un fenomeno significativo ma sottovalutato.
I cui effetti danno vita a una “democrazia formale” dove sempre meno spazio viene riservato alle istanze popolari.

Astensionismo: un dettaglio non superfluo

La gente non ci crede, anche la nonna brucia le schede”. E’ il perfetto ritornello in chiave “Rage Against The Machine“. Oggi l’astensionismo si dichiara in modo esplicito. Sino a poco tempo fa, tale comportamento era nascosto nella reticenza.

Oggi si palesa quasi come una nuova coscienza di sé. Una forma di orgogliosa consapevolezza. Il ritornello si fa ballo, pericoloso, sul confine tra disillusione e menefreghismo.

Da sempre all’astensionismo viene dedicata un’attenzione nettamente inferiore rispetto a quella riservata invece ai cosiddetti voti validi. Banalmente, perché nella maggior parte dei casi solo questi ultimi concorrono a definire il risultato di una consultazione. 

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Unico candidato Sindaco non eletto – manca il quorum

Il caso singolare è accaduto in un comune in provincia di Foggia. Dove oltre che per il referendum e le regionali si votava anche per il rinnovo del consiglio comunale. Alla competizione elettorale si è presentata una sola lista, l’unica a trazione leghista, con un solo candidato alla fascia tricolore.

Affinché la votazione fosse valida, avrebbe dovuto recarsi alle urne il 50% più uno dei 5746 elettori. L’affluenza è stata del 49,01%, pertanto si tornerà a votare per il rinnovo del consiglio comunale probabilmente nella prossima primavera.

Il fenomeno dell’astensionismo

L’astensionismo è in crescita in molti paesi europei. E’ un trend consolidato anche nei posti dove votare è obbligatorio. Nel nostro paese se ne discute da tempo ormai. È perciò importante chiedersi perché i cittadini decidono di non recarsi alle urne a votare. Quali sono le motivazioni del non voto?

Il fenomeno del non-voto racchiude al suo interno forme del tutto diverse fra loro. In primis vi è la crisi dei partiti. I quali ormai non riescono più a mobilitare gli elettori e a portarli alle urne. Di conseguenza, si assiste ad una generale sfiducia nei confronti dei partiti e delle istituzioni.

L’Italia per lungo tempo è stata caratterizzata da un tasso di partecipazione elettorale tra i più elevati. Questo anche per effetto dell’obbligatorietà del voto in vigore fino al 1993. Sebbene la sanzione prevista fosse prevalentemente simbolica e scarsamente applicata. Oggi però il nostro Paese, ha un tasso di astensionismo che si attesta mediamente intorno al 40%.

Il non voto esprime sia un difetto di integrazione nella società, sia una forma di contestazione politica. Molti comportamenti di ritiro elettorale, non corrispondono all’astensione per indifferenza ed esclusione sociale. Testimoniano piuttosto, una presa di distanza dalla politica. Oppure una forma di politicizzazione critica e negativa che porta a un utilizzo strategico della scheda elettorale.

Non ininfluenti sono le rilevanti trasformazioni politiche intervenute negli ultimi anni. Quali ad esempio le modifiche del sistema elettorale. Le crisi e lo smantellamento del sistema dei partiti, hanno ulteriormente contribuito alla normalizzazione dell’anomalia partecipativa italiana.

Come rimediare?

Piero Gobetti nell’articolo “La nostra fede” (1919) scriveva: “Guardate la vita politica da un punto di vista di onestà illimitata: ne provate disgusto. E il disgusto degenera in scherno, indifferenza per i supremi interessi, astensionismo”.

L’epoca degli estremismi è finita da un pezzo. Le persone sembrano essere sempre più diffidenti dallo schierarsi in modo netto. Politicamente parlando. Quasi per reazione in un paese uscito da un totalitarismo di destra come il nostro.

La gente tende ad essere molto più giudicante nei confronti di una destra estrema. Piuttosto che di una sinistra altrettanto spinta. In questo contesto vi è l’elettore mediano. L’elettore incerto. Che è molto appetibile agli occhi dei partiti e cercheranno di sedurlo.

Nonostante il Movimento 5 Stelle si sia autonominato rappresentate dei delusi dalla politica “standard”, una grande fetta di potenziali elettori rimane comunque a casa. L’apertura della Lega Nord nei confronti dell’Italia centro-meridionale, rispecchia questa dinamica. Ottenere i voti in base a una vera e propria strategia politica.

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Come rimediare allora? Volendo azzardare una risposta: il buon governo. Composto da persone che non gridano, che non sbattono i piedi per terra. Che non ficcano il dito nell’occhio dell’avversario. Ma animate da una sana passione politica, amministrano con buon senso. Un programma non irrealizzabile.

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