Assassino di Falcone chiede i domiciliari

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Giovanni Brusca

Giovanni Brusca, il boss della mafia siciliana che ha materialmente innescato l’esplosivo che ha ucciso il procuratore antimafia Giovanni Falcone nel 1992, ha chiesto di essere rilasciato dal carcere e messo agli arresti domiciliari.  

La Corte suprema di Cassazione ha tenuto un’audizione sulla richiesta proprio questa mattina e il verdetto è previsto per domani.

La sorella di Falcone ha detto che Brusca non meritava ulteriori benefici dopo aver “ricevuto oltre 80 permessi” in cambio della sua collaborazione con la polizia.  Ha detto che non ha mai mostrato prove concrete di essersi pentito per i suoi crimini, tra cui lo strangolamento e la dissoluzione in acido di un ragazzo di 15 anni, Giuseppe Di Matteo, figlio di un informatore della mafia.     

“Il suo passato criminale, la ferocia e la spietatezza del suo comportamento e la sua controversa testimonianza come testimone di uno stato, che ha avuto luci e ombre, lo rendono ancora una figura ambigua e non merita ulteriori benefici”, ha detto.

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L’ex ministro degli interni e leader del partito della Lega nazionalista Matteo Salvini ha dichiarato che sarebbe “disumano” se la richiesta di Brusca venisse accolta.  

Brusca ha già visto respinte altre due richieste precedenti.  

Brusca fu arrestato nel maggio 1996 e condannato all’ergastolo per oltre 100 omicidi tra cui quello di Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta di polizia nel maggio 1992.     

Questa mattina il procuratore generale della Corte di Cassazione ha espresso la sua opposizione alla richiesta di Brusca, dicendo che pensava che l’ex capo dovesse rimanere in prigione.

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