Assalto Capitol Hill: la testimonianza degli agenti di polizia

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Assalto Capitol Hill: la testimonianza degli agenti di polizia

Ieri si è tenuta la prima udienza per l’assalto a Capitol Hill. Hanno testimoniato quattro agenti di polizia, che hanno pronunciato dichiarazioni sofferte. Gli agenti si sono scagliati contro i rappresentanti repubblicani che hanno cercato di sminuire i fatti accaduti il 6 gennaio. Ma anche contro l’ex presidente Trump.

Assalto Capitol Hill: cos’è successo alla prima udienza?

Nel primo giorno di audizioni per l’assalto al Campidoglio USA hanno testimoniato quattro poliziotti in servizio quel terribile giorno. I poliziotti hanno pronunciato dichiarazioni sofferte e durante la testimonianza sono state proiettate immagini drammatiche, alcune delle quali mostrate per la prima volta. Nelle immagini si vedono gli insorti attaccare gli agenti, colpire con calci e pugni, montare un patibolo. Ma anche urlare “giustiziamoli uno per uno”, riferito ai democratici, alla Speaker della Camera Nancy Pelosi e a Mike Pence, considerato il “traditore”.   

La testimonianza di Gonell

I quattro agenti di polizia hanno affermato che il 6 gennaio hanno temuto per le loro vite e molti di loro stanno ancora soffrendo di traumi fisici ed emotivi nonostante siano passati sei mesi. Aquilino Gonell, sergente della polizia del Campidoglio e veterano dell’esercito, ha raccontato come lui e altri ufficiali che cercavano di respingere i rivoltosi siano stati presi a pugni, calci, spruzzati con sostanze chimiche irritanti e picchiati con aste di bandiera. Gonell ha detto: “Il 6 gennaio, per la prima volta, avevo più paura lavorando al Campidoglio che durante tutto il mio dispiegamento dell’esercito in Iraq. In Iraq, ci aspettavamo la violenza armata, perché eravamo in una zona di guerra. Ma niente nella mia esperienza nell’esercito, o come ufficiale delle forze dell’ordine, mi ha preparato per quello che abbiamo affrontato il 6 gennaio”.

Gonell ha poi sottolineato che i successivi tentativi di alcuni legislatori di sminuire gli eventi del 6 gennaio hanno diminuito il sacrificio fatto dagli ufficiali quel giorno. Ha detto: “Stavamo tutti lottando per le nostre vite per dare loro – per dare a voi ragazzi – la possibilità di tornare a casa dalla vostra famiglia, di scappare. E ora le stesse persone che abbiamo aiutato, le stesse persone a cui abbiamo dato il tempo preso in prestito per mettersi in salvo, ora stanno attaccando noi, attaccando il nostro personaggio”.

Gonell contro Trump

Gonell si scaglia anche contro l’ex presidente Trump, che aveva definito il 6 gennaio un giorno “amorevole”.  Ha detto: ““È sconvolgente. È una scusa patetica per il suo comportamento, per qualcosa che lui stesso ha contribuito a creare: questa mostruosità. Mi sto ancora riprendendo da quegli abbracci e baci quel giorno. Per me è un insulto, è demoralizzante, perché tutto ciò che abbiamo fatto è stato impedire a tutti in Campidoglio di farsi male e quello che stava facendo – invece di inviare i militari, invece di inviare supporto o dire alla sua gente, ai suoi sostenitori, di smettere questa assurdità – li ha esortati a continuare a combattere”.

Assalto a Capitol Hill: la testimonianza di Fanone

Gli ufficiali si sono scagliati contro i legislatori repubblicani e i difensori di Trump che hanno cercato di ridurre al minimo la gravità della violenza del 6 gennaio. Un repubblicano della Camera ha paragonato gli eventi del 6 gennaio come “una normale visita turistica”. L’ufficiale di polizia Michael Fanone, mentre sbatteva il pugno sul tavolo, ha affermato: “L’indifferenza che viene mostrata ai miei colleghi è vergognosa! La mia carriera nelle forze dell’ordine mi ha preparato ad affrontare alcuni degli aspetti di questa esperienza. Nulla mi ha preparato a rivolgermi a quei membri eletti del nostro governo che continuano a negare gli eventi di quel giorno e, così facendo, tradiscono il loro giuramento”.

Le testimonianze di Hodges e Dunn

L’agente Daniel Hodges, che compare in un video mentre urla di dolore schiacciato dalla folla, ha affermato: “Non ho sparato perché stavo pensando: dove hanno nascosto gli ordigni? Dove hanno messo le armi? Quale cellulare era l’innesco? Se avessimo trasformato lo scontro in una battaglia con le armi, avremmo perso e quella era una battaglia che non volevamo perdere”. A un certo punto Hodges usa un termine per definire i rivoltosi del 6 gennaio: “terroristi”. Ha detto: “Lì c’erano circa 9.400 terroristi”. Poi è il turno dell’agente Harry Dunn, il quale osserva: “C’è stato un attacco guidato e qualcuno li ha mandati. Urlavano ci manda Trump”.


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