Asma: la patologia può fermare la pandemia Mondiale

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Quando questo incubo pandemico globale ha avuto inizio gli scienziati avevano paura per i cosiddetti “pazienti fragili” e tra questi rientravano tutti quelli che soffrono di allergia e che vedono ostruito il loro apparato respiratorio. Ma fortunatamente le cose stavano in modo diverso da come si prospettavano e si potuto respirare a pieni polmoni. Andiamo a scoprire tutte le novità sull’asma e sull’argomento specifico che è molto interessante.


L’asma grave deve essere considerato patologia speficica dal SSN


Asma: troppe informazioni frammentarie prima del virus

La Scienza si avvale di dati scientifici e sulla pandemia di dati prima del suo arrivo non c’e n’erano molti per ovvie ragioni. Poi si è diffuso il virus e mentre il mondo si cimentava e combatteva questa sconosciuta gli effetti della pandemia su altri aspetti della vita quotidiana sono venuti alla luce. Le misure di contrasto hanno avuto un effetto sul l’influenza e il raffreddore comune. Un nuovo articolo di Sarah Zhang su The Atlantic esplora come la pandemia abbia offerto ai ricercatori una base di conoscenza più sostanziale sull’asma.

Asma: un pericolo scampato quello della pandemia

Il nocciolo del discorso è che si tratta meno di ciò che è successo che di ciò che non è accaduto. Per molte persone con asma l’ultimo anno è stato molto più mite del previsto. “Ci siamo preparati per problemi significativi per i milioni di persone che vivono con l’asma. Era l’esatto contrario. È incredibile” ha affermato il dottor David Stukus del Nationwide Children’s Hospital. Come scrive Zhang, questo suggerisce che i fattori ambientali potrebbero essere meno problematici quando si tratta di asma di quanto credessero gli scienziati e invece i virus del raffreddore e dell’influenza potrebbero avere una quota maggiore di responsabilità.

Quali sono le novità scientifiche sulla correlazione asma-pandemia?

Per prima cosa l’Angiotensina II, chiamato ACE2 e considerata a tutti gli effetti “recettore-chiave” ovvero la “serratura” attraverso la quale il nuovo coronavirus riesce ad entrare nelle cellule dell’uomo innescando il processo patologico che caratterizza il quadro clinico del virus. In una recentissima pubblicazione prodotta lo scorso 22 aprile da J Clin Allergy Immunol online 2021 è stata prospettata l’ipotesi che le persone affette da asma allergico possano presentare una ridotta capacità genetica di produrre ACE2, con conseguente minore espressione del recettore e dunque minore rischio di essere aggrediti da virus.

Le persone allergiche sono quindi protette naturalmente?

In conclusione grazie ad una diminuita produzione di ACE2 correlata a fattori genetici, i soggetti asmatici risulterebbero essere più protetti nei confronti delle forme gravi. Esattamente il contrario di quanto accade per esempio nei forti fumatori o nei pazienti affetti da diabete o ipertensione, condizioni nelle quali è stata invece dimostrata una maggiore espressione di ACE2. Appare chiaro come tutto questo apra scenari del tutto inediti per quanto da noi più volte richiamati nella gestione di un fenomeno clinico piuttosto complesso che risponde evidentemente molto più a logiche di espressione genica e a dinamiche immuno patologiche e genetiche incentrate intorno a complicati meccanismi biochimici che non a più basiche e sempre meno convincenti procedure di isolamento sociale.

Lo studio delle allergie continua senza sosta

La partita è ancora tutta aperta nel grande scenario della più rigorosa ed entusiasmante indagine scientifica. Quello che è sicuro è che i pazienti allergici nella lotta contro la loro sintomatologia ha fatto da scudo alla pandemia facendola girare a largo. Questa è una notizia che vi rallegrerà ma bisogna ancora fare attenzione con la variante Delta che non va sottovalutata non per via della della pericolosità ma della contagiosità.

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