Asia Bibi: dalla persecuzione alla libertà

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Asia Bibi, da dieci anni vittima di un calvario giudiziario a causa della sua religione, è stata accolta in Canada, dove ha potuto riabbracciare le sue figlie

Finale positivo per Asia Bibi, la donna pakistana che da dieci anni era sottoposta ad un terribile calvario giudiziario in Pakistan.

Asia, perseguitata perché cristiana

I fatti che portarono in carcere la Bibi risalgono al 2009, quando la donna, durante il suo lavoro come contadina in una piantagione di bacche nella regione di Punjab, ebbe una discussione con alcune colleghe che non volevano che Asia toccasse l’acqua poiché, in quanto cristiana, l’avrebbe infettata. Un uomo del posto, Qari Salam, probabilmente convinto dalle colleghe musulmane, andò a denunciare Asia Bibi per blasfemia, in quanto secondo la testimonianza dello stesso Salam, avrebbe pronunciato parole contro il profeta Maometto.

Subito dopo la denuncia Asia venne arrestata dopo essere stata picchiata e stuprata dagli uomini del villaggio.

Nonostante la totale mancanza di prove, a parte la testimonianza di Salam, che poi si rivelerà totalmente inattendibile su sua stessa confessione, la donna venne condannata a morte nel 2010 dal tribunale di Nankana Sahib. Asia Bibi, fervente cristiana e madre di cinque figli ha sempre negato le accuse dei magistrati, sostenendo di essere vittima di persecuzione per motivi religiosi.

Nel 2012, a seguito dell’interesse di alcune ong, sulle precarie condizioni della donna, che in carcere veniva maltrattata e sottoposta a torture, il caso Bibi diventa mondiale. Il governatore del Punjab, Salman Asser e il ministro per le minoranze religiose in Pakistan, il cattolico Shabaz Ehatti, vennero uccisi da estremisti islamici nel 2011 per essersi interessati alla causa di Asia e aver chiesto la revoca della sentenza di condanna.

Nel 2012 il principale accusatore della donna, Qari Salam, autore della denuncia del 2009, si dichiarò pentito e ammise che denunciò la donna solo ed esclusivamente per motivi religiosi.

Nonostante il grande clamore mediatico della vicenda e gli appelli della comunità internazionale, nel 2014 l’Alta Corte pakistana confermò la sentenza di condanna a morte della donna, ordinandone il trasferimento in un altro carcere in attesa dell’esecuzione.

Spot di una campagna per la liberazione di Asia Bibi

L’opinione pubblica mondiale si mobilita

Gli avvocati di Asia Bibi, dopo la sentenza del 2014, supportati anche dalle ammissioni di Salam, diedero vita ad una campagna di sensibilizzazione pubblica mondiale sulle condizioni della donna, supportati anche dalle poche lettere che la donna riusciva a far uscire dal carcere. L’opinione pubblica si rese conto che in Pakistan vi era una vera e propria persecuzione religiosa contro chi non praticava l’Islam. Gli avvocati denunciarono anche il tentativo da parte di un giudice di far convertire Asia all’Islam in cambio della revoca definitiva della sentenza di condanna.

Nel giugno 2015, a pochi mesi dall’esecuzione, grazie alle forti pressioni internazionali, il caso venne riaperto e con la sentenza del 31 ottobre 2018 la Corte Suprema ha assolto definitivamente Asia Bibi che, scarcerata dopo alcuni giorni, venne portata in una località segreta a causa delle minacce degli estremisti islamici che avevano anche organizzato manifestazioni contro la sua assoluzione.

Grazie all’interessamento del premier canadese Justin Trudeau, la donna ha potuto raggiungere il paese nord americano, in cui ha potuto riabbracciare la propria famiglia.

Durante gli anni dei processi alla donna, numerosi paesi occidentali le hanno offerto asilo politico. Da quando è stata adottata la legge sulla blasfemia in Pakistan sono stati arrestati quasi 2000 cristiani e sono state eseguite decine di condanne capitali per il reato di offesa all’Islam. 

Una manifestazione contro l’uccisione dei cristiani

Non solo Asia Bibi: milioni di cristiani perseguitati nel mondo

Asia Bibi, fervente cristiana e madre di cinque figli ha sempre negato le accuse dei magistrati, sostenendo di essere vittima di persecuzione per motivi religiosi.

Secondo i dati pubblicati dalla ong “Open Doors international”, che da anni si occupa di valutare la libertà religiosa nel mondo, circa 300 milioni di cristiani sarebbero vittime di persecuzione a causa del loro credo. Nel 2018 quasi 4.400 cristiani sarebbero stati uccisi in paesi in cui la libertà religiosa non è completamente garantita. In 38 paesi del mondo ci sarebbero violazioni contro la libertà dei cristiani. Gli stati in cui avvengono delle vere e proprie persecuzioni sono la Corea del Nord, dove i cristiani sono internati in campi di lavoro, in Afghanistan, Pakistan, Somalia e altri paesi dell’Africa e dell’Asia, dove estremisti islamici mettono in atto dei veri attacchi armati contro le comunità cristiane.

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