#SaveYourInternet
#SaveYourInternet

Sta destando molto scalpore e preoccupazione tra gli internauti, soprattutto quelli che pubblicano contenuti di vario tipo, la notizia che sta circolando in questi giorni, che riguarda la riforma della legge europea sul copyright, meglio conosciuta come “Articolo 13”.

Tale riforma di legge è stata approvata lo scorso Settembre dal Parlamento europeo di Strasburgo, ma necessita di una revisione da parte dei rappresentanti della Commissione, del Parlamento e del Consiglio europeo, che si riuniranno a tal proposito il 26 di Novembre.

Il provvedimento, così come si presenta al momento, prevede che le aziende che gestiscono le piattaforme UGC, (User Generated Content), ovvero tutti quei siti internet dove gli utenti possono generare e pubblicare qualsiasi tipologia di contenuti, siano le uniche chiamate a rispondere degli stessi, in caso di violazioni del diritto d’autore.

Questo aspetto dell’Articolo 13, che può sembrare corretto e legittimo, in quanto responsabilizza chi mette a disposizione di chiunque uno spazio web, tutelando il diritto d’autore di tutti, nasconde in realtà dei risvolti, che possono effettivamente essere molto preoccupanti.

Tutte le piattaforme UGC, come per esempio tra le più conosciute, youtube, dailymotion, reddit e tutti i social network come facebook, twitter, instagram, ma anche wordpress, sarebbero soggette a tutti gli effetti dell’Articolo 13.

E’ necessario precisare, che quando si parla di contenuti, si intende tutto ciò che è possibile pubblicare in rete: testi, immagini, loghi, software, canzoni, melodie, davvero tutto senza escludere nulla.

Questo significa, che nel caso qualcuno pubblichi, anche solo per sbaglio qualcosa che sia protetto da copyright e quindi creato da qualcun altro, senza averne l’autorizzazione, il gestore della piattaforma sarebbe obbligato a bloccare ed eliminare repentinamente quel contenuto; non solo, ma come previsto dall’Articolo 13, tale norma sarebbe retroattiva, quindi riferita a caricamenti passati, presenti e futuri di contenuti.

Su youtube, ad esempio, vengono pubblicate in Europa, più di 400 ore di contenuti video ogni minuto, ed effettuare una verifica in modo preciso e completo sarebbe praticamente impossibile, da parte degli operatori preposti, a maggior ragione se tale controllo dovesse essere effettuato anche in maniera retroattiva.

Il risultato di tutto ciò, potrebbe quindi essere il blocco arbitrario della maggior parte dei contenuti e nel peggiore dei casi, la chiusura dei canali e degli account, con la conseguente perdita di tutto il materiale pubblicato, frutto magari di anni di lavoro da parte di utenti in buona fede e che hanno mostrato delle qualità, seguiti, a volte, anche da centinaia di migliaia di persone.

Le tipologie di contenuti coinvolte da questo provvedimento, sarebbero praticamente tutte e non si può non considerare, che a “salvarsi”, sarebbero solo gli account e i canali delle grandi aziende, come per esempio quelli delle reti televisive, che hanno la possibilità oggettiva di poter produrre dei contenuti propri di alto livello.

Il rischio è quindi quello, di compromettere e la creatività di tutti seppur con l’intento di tutelarla, e a farne le spese, sarebbe anche la libertà di espressione.

E’ molto facile immaginare infatti, uno scenario all’interno del quale, dei legittimi contenuti di denuncia, che potrebbero risultare poco graditi, possano venire oscurati, con la scusa di una violazione dell’Articolo 13, generando una censura vera e propria.

In effetti, youtube si è già espressa al riguardo, affermando di poter percorrere una sola strada, ovvero quella di una sorta di “censura preventiva”, che prevederebbe la rimozione di milioni di contenuti video già presenti sulla piattaforma e norme più severe e restrittive, per la pubblicazione di nuovi.

Questo però, oltre a tutto il resto, causerebbe l’impoverimento della piattaforma stessa e avrebbe un pesantissimo impatto a livello economico, compromettendo anche moltissimi posti di lavoro.

Quindi, per cercare di fare sentire la propria voce, dato che il tutto sta avvenendo in sordina, sono nate delle iniziative atte a cercare di proporre al Parlamento europeo una soluzione più equa e nello specifico, una petizione da firmare e un hashtag, dove poter pubblicare post per far conoscere il problema:

hashtag: #SaveYourInternet

link alla petizione: https://www.change.org/p/saveinternet-internet-e-in-pericolo-e-tu-puoi-salvarlo-europarl-en

E’ necessario ricordare, che internet va sempre difeso, non ha e non dovrà mai avere un “palinsesto”, perchè è l’unico strumento che consente a chiunque di potersi esprimere liberamente e di fare una corretta informazione; è giusto che sia regolamentato per evitare abusi e reati, ma questo non deve assolutamente ledere la libertà di espressione sia individuale che collettiva.

Non ultima sarebbe sicuramente la possibilità di una scelta ad essere compromessa, perchè come ci ha insegnato la storia, dove non c’è libertà, non c’è scelta.

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