Arthur Schopenhauer: il filosofo che rifiuta l’ottimismo

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Arthur Schopenhauer
Arthur Schopenhauer

Arthur Schopenhauer fu un filosofo, universalmente noto per il suo aperto rifiuto nei confronti dell’ottimismo e dell’idealismo.

Celebre è la sua “inimicizia” con Hegel, filosofo idealista il cui pensiero cozza totalmente con il suo, in quanto fondato su principi diametralmente opposti. Schopenhauer, dedica infatti al “collega” parole tutt’altro che lusinghiere. Ne parla come di “un ciarlatano di mente ottusa, insipido, nauseabondo, illetterato“.

Suscita, ancora oggi, un inevitabile sorriso un aneddoto che coinvolge i due filosofi. Infatti, insegnanti entrambi nella medesima università, Schopenhauer organizzava le sue lezioni negli stessi giorni, e negli stessi orari, di quelle tenute da Hegel. Una concorrenza spietata dunque. Arthur Schopenhauer voleva sfidare esplicitamente la posizione di spicco di cui Hegel godeva.

Tuttavia, non ebbe la soddisfazione di sottrarre il pubblico al rivale. Infatti, le aule in cui Hegel teneva le sue lezioni erano sempre molto gremite di studenti. Al contrario, i banchi delle aule in cui insegnava Schopenhauer faticavano a riempirsi.

Nonostante questo smacco Schopenhauer disse “Io non ho scritto per gli imbecilli. Per questo il mio pubblico è ristretto”.

Arthur Schopenhauer: il difficile rapporto con i genitori

Schopenhauer nasce nel 1788 in Polonia, a Danzica. Il rapporto con i genitori è piuttosto turbolento. Infatti, è segnato da un acceso “conflitto” con il padre, il quale insisteva affinché seguisse le sue orme ed intraprendesse la carriera di banchiere.

Il padre si suicida, questo evento segna profondamente Schopenhauer determinando un’importante influenza sulla formazione del suo pensiero filosofico. Inoltre, il rapporto con la madre è, anch’esso, turbolento e instabile. Ulteriormente minato nel suo equilibrio dalla morte del padre. Non appena raggiunta la maggiore età, si fece liquidare la sua parte di eredità ed iniziò a percorrere la sua strada, da solo.

Arthur Schopenhauer muore il 21 settembre del 1860. Lascia ai posteri un’eredità di pensiero fondamentale ed intramontabile. Ancora oggi si sente parlare delle sue idee e le celebri citazioni di cui è l’autore non cessano mai di essere attuali.

Non v’è rimedio per la nascita e la morte, salvo godersi l’intervallo“.

Pensiero e influenze: contro l’ottimismo

Il pensiero che domina la filosofia di Schopenhauer è piuttosto complesso ed insinuarsi tra i suoi meandri potrebbe risultare dispersivo.

Fondamentalmente, sono quattro i pilastri attorno ai quali esso si sviluppa.

In primo luogo, Schopenhauer rifiuta le filosofie ottimistiche ed idealistiche. Il suo pensiero è, di base, pessimistico nei confronti del mondo, della natura dell’essere umano e del rapporto che si innesta tra i due. Rifiuta, e ridicolizza, l’ottimismo cosmico di Hegel secondo cui l’intervento salvifico di Dio, della provvidenza, risolve ogni problematica. Rifiuta di credere nell’ottimismo storico. Per lui la storia è una ripetizione di eventi. Non contempla l’ascesa verso un progresso positivo: gli uomini, generazione dopo generazione, nei secoli dei secoli, continuano a cadere negli stessi sbagli.

Il corpo e la volontà

Secondo Schopenhauer l’uomo, per natura, è spinto verso una continua necessità di agire in un’ottica di soddisfacimento dei propri desideri. In altri termini, l’uomo non può resistere all’esigenza di provare desiderio, ed è costretto a trovare il modo per esaudirli.

Per Schopenhauer il corpo umano, per sua naturale conformazione, che sfugge alla ragione, non può rinunciare al “fatto di volere”. È una caratteristica innata ed istintiva.

Essendo il corpo costituito da una serie di necessità, che hanno bisogno di essere soddisfatte, l’uomo non può esimersi dal condurre la sua intera vita a desiderare sempre qualcosa. Questo genera un costante senso di insoddisfazione. Il dolore è enfatizzato, e reso più acuto, dalla consapevolezza di non poter scovare la ragione a monte di tutto.

Desiderio e dolore: vivere desiderando qualcosa che non si ha

Questa caratteristica insita nella natura umana porta gli uomini a vivere in continua tensione. Di fatto, si vive desiderando sempre qualcosa che non si possiede. Non appena soddisfatto un desiderio, ecco che se ne fa avanti un altro. E così via, per il resto della vita.

Quando il desiderio non è soddisfatto, la sofferenza aumenta. Desiderare equivale a soffrire in quanto non si avverte mai completamente il senso di appagamento. Ed anche qualora si riesca a raggiungerlo, è talmente fugace da non concedere il tempo di goderne appieno.

È un circolo vizioso a cui non si può porre un freno. Da qui la celebre descrizione, a tinte scure, che Schopenhauer fa della vita, che è “un pendolo che oscilla tra il dolore di non avere qualcosa e la noia di possederlo, passando attraverso il breve intervallo del piacere“.

Come liberarsi dal dolore?

Secondo Schopenhauer esistono tre strade da percorrere per liberarsi dal dolore.

La prima è l’arte. Praticabile solo da chi è capace di contemplare le idee ed elevarle al di sopra dell’individualità. È una forma di conoscenza disinteressata e libera. C’è però una nota dolente, la contemplazione della bellezza artistica non concede che un breve sollievo, destinato ad esaurirsi rapidamente.

Ad un livello superiore Schopenhauer pone la pietà. Per pietà qui il filosofo intende la compassione. Nel momento in cui si perviene alla consapevolezza che la sofferenza non è individuale ma universale, è possibile abbattere il muro dell’egoismo per guardare oltre i suoi confini. Sapere che il dolore è di tutti, lo rende meno pesante da sopportare in quanto se ne spartisce il peso. Mal comune, mezzo gaudio, in poche parole.

Infine, l’ascesi. Si tratta del livello più alto. Consiste nel abbattere, demolire ed appiattire ogni forma di desiderio. Ucciderne lo slancio, dal principio. Si ottiene il risultato mediante una totale abnegazione praticando castità, povertà, digiuno e così via. Rinunciando ai vizi, ai piaceri e mettendo in atto ogni forma di sacrificio. In questo modo soltanto, la volontà è combattuta.

Il suo pensiero è esposto nella sua opera più celebre, “Il mondo come volontà e rappresentazione“.

La gente comune pensa solo a passare il tempo, chi ha un po di ingegno a utilizzarlo“.

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