Armine Harutyunyan: pioggia di insulti per la modella di Gucci

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Armine Harutyunyan
Armine Harutyunyan

Armine Harutyunyan è l’esempio vivente di quando la bellezza anti convenzionale diventa una vera e propria colpa. La giovane modella armena che sfila sulle passerelle, niente meno che per Gucci, è da qualche tempo ormai, oggetto di insulti, offese e pesanti critiche relative al suo aspetto fisico.

Di certo, Armine non è la classica bellezza, armoniosa e corrispondente ai canoni cui facciamo riferimento al giorno d’oggi.

Non è la tipica modella, la donna dalla parvenza angelica, eterea, cui siamo abituati ad associare l’idea di “icona di bellezza”. Ma per questo motivo è forse giusto riempirla di insulti? È davvero sufficiente non essere “bella” (secondo i dettami della nostra epoca) per divenire l’oggetto di una feroce violenza verbale?

L’ideale di bellezza… ai tempi di Instagram

La modella, di nazionalità armena, 23 anni, viene scelta dal direttore artistico di Gucci, Alessandro Michele. La sua originale bellezza è il motivo di questa scelta. Capelli bruni, occhi scuri e profondi, tratti del viso molto particolari.

Non passa inosservata durante la sfilata a Parigi, in occasione della Fashion Week. Subito gli osservatori più attenti notano la sua presenza, e ne fanno oggetto di scherno. L’attenzione scivola, inesorabilmente, dagli abiti alla prestanza fisica della ragazza, denigrata e derisa.

Armine non è di certo rappresentante di quella bellezza stereotipata, alla quale, oggi, la maggior parte delle donne ambisce. Non possiede quei lineamenti scolpiti, fini ed armoniosi, prototipo di una perfezione estetica per la quale, in moltissime venderebbero l’anima al diavolo.

Oggigiorno i Social, le piattaforme (“vetrine”) come Instagram, impongono un preciso modello di bellezza: occhi da cerbiatto, naso dritto e piccolo, labbra carnose e voluminose e così via dicendo. Chiunque non rientri nei canoni, non è da considerarsi esteticamente gradevole. E no, Armine Harutyunyan non rientra nei canoni.

Nonostante questo piccolo inconveniente viene scelta proprio dalla fortunata Maison Gucci, per sfilare sulle passerelle. È uno dei volti del famosissimo brand, che propende per la scelta di bellezze non stereotipate a sua rappresentanza.

Naturalmente, questo genere di scelte creano incredulità, indignazione, cattiveria gratuita… che poi, sono tutte figlie dell’invidia.

Gli insulti, le prese in giro… il Body Shaming

Chi è che decide cosa è bello e cosa non lo è? Quale individuo, o entità, ha questo potere? Arrogarsi il diritto di giudicare la bellezza altrui non è cenno di estrema presunzione, o semplicemente di frustrazione?

La bellezza non è forse “quel qualcosa” che, in genere, concordiamo tutti essere Soggettiva?

Nel caso di Armine tutte queste “buone norme” paiono essersi dissolte nel nulla. Il fatto che Gucci abbia fatto sfilare questa ragazza proprio non va giù a moltissime persone. In particolare gli utenti di Instagram hanno sfoggiato giudizi poco lusinghieri, offensivi e conditi da una cattiveria allarmante.

“Ma è una donna?”, “Santo cielo questa modella armena è sicuramente brutta”. Ed ancora, “Ma come si può avere una relazione con lei?”, per non parlare dei soliti insulti volgari, colmi di parolacce e disprezzo.

Già, allarmante credo sia il termine giusto. Nel leggere alcuni di essi (spesso rappresentati da una semplice emoji offensiva) si avverte, è palpabile, l’odio che ne ha dettato la scrittura. A questo punto sorge spontaneo chiedersi “Ma perchè?”.

Sembra quasi che la società vada alla ricerca di un capro espiatorio sul quale riversare odio e frustrazioni. Allora un giorno è la ragazza “troppo grassa”, poi quella “troppo magra” e più tardi ancora quella “troppo spavalda”. Oggi tocca al ragazzo di colore, domani a “quello che va controcorrente”.

Tutto ciò che non rientra, strettamente, entro un preciso schema può divenire bersaglio di bullismo, cyberbullismo, body shaming… la lista è tristemente lunga.

Donne che odiano le donne: quando la solidarietà femminile è utopia

Un aspetto che provoca ulteriore sgomento è che, una buona parte degli insulti rivolti ad Armine, provengano proprio da donne. Si parla tanto di oggettificazione del corpo femminile, di mercificazione e svilimento della donna, al giorno d’oggi. Ci si riempie la bocca di parole solidali, che esprimono sdegno verso commenti sessisti, che giudicano l’aspetto esteriore mettendo in secondo piano l’essenza della persona.

Tuttavia, di fronte ad un caso come quello di Armine Harutyunyan un esercito di donne, inviperite, ha dato l’attacco alla giovane modella, sottolineando come la sua “bruttezza” sia inaccettabile. Una valanga di critiche, ad esprimere sgomento verso la scelta di Gucci. “Con tutte le belle donne che ci sono… perché proprio lei?”.

Sfilata di Gucci.

Questa ossessione per la bellezza che non ammette difetti sta, forse, sfuggendo di mano. Si sta perdendo completamente di vista l’assunto per cui bellezza è personalità. La bellezza è nella varietà, nella rarità e nella particolarità.

Perciò si avverte la necessità di una maggiore apertura mentale, che lasci spazio alla comprensione profonda della diversità facendo, al contempo, fuoriuscire l’ipocrisia.