Arianna Huffington a Roma alla ricerca della dolce vita

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Abbiamo rivolto alcune domande alla editor in chief e Presidente dell’Huffington Post americano, la donna che ha fatto impazzire l’America con il giornalismo “aggregato”. A Roma per il lancio dell’HuffPo Italy, diretto da Lucia Annunziata, la Huffington ci ha stupito un po’.

<<Mi sento in empatia con quest’altra terra mediterranea dove la gente ti offre sempre qualcosa da mangiare e dove nulla è mai puntuale>> così Arianna Stassinopoulos Huffington nell’editoriale pubblicato il primo giorno di uscita dell’Huffington Post Italia già abbreviato in HuffPo. La sua storia la conoscono tutti quindi non la ripeteremo qui; così come non ripeteremo le risposte date al giornalista ieri e sintetizzate da tutti i giornali. A mò di definizione diremo che la Huffington è tra gli ultimi esempi  e simboli del sogno americano: dalla Grecia a New York passando per Londra.

Ieri 26 settembre durante il convegno organizzato da Enel e Macro (il museo di arte contemporaneo di Roma) sulla Leadership femminile mondiale, intervistata dal giornalista RAI Franco di Mare, il senso di questa affermazione si è chiarito meglio insieme alla comprensione del personaggio che ha ormai smesso i panni della pioniera editrice partita dal basso (nel senso di comune e non autoriale) per arrivare al top della Publishing Industry.

La Huffington è un personaggio. Un personaggio che alla prima domanda posta dal giornalista sulla ragione che l’ha spinta a intraprendere una joint venture editoriale col gruppo Espresso in Italia ha ribadito il concetto sulla dolce vita:<<Ormai l’Occidente non riesce a staccare la spina dal PC, dall’iPhone dalla vita stressante dettata dai ritmi lavorativi; credo che l’Italia possa rispondere a questa necessità di riscoprire la leggerezza, di riprendersi un pochino, una sorta di filosofia del  “pane fatto in casa>>

A sentirla sembrava di ascoltare il copione dell’ultimo film di Woody Allen “To Rome with Love” dove l’italiano (medio) canta sotto la doccia, mangia a ogni dove e appunto non è mai puntuale.

Chiedo prima dal pubblico, poi in privato in una gentile breve intervista mentre correva via dal convegno, se per caso non crede invece che lo stile della dolce vita (tra l’altro un film degli anni ’60…) non sia stato un po’ troppo presente in questi ultimi tempi in Italia e (non mi lascia finire per ragioni di tempo) se anche l’America e il resto del mondo non siano un po’ stanchi dell’immagine festaiola in aggiunta ai soliti cliché del buon vino buon cibo buon clima che si è trasferito dell’Italia .

In altri tempi e in altri Consigli questa dichiarazione avrebbe ipocritamente creato scandalo. L’ennesimo. Ipocritamente perché ad affermarlo non è stato l’ex Presidente del Consiglio ma la editor più in auge del momento, invisa al mondo editoriale passata da posizioni repubblicane a quelle progressiste non negando mai, va detto, le critiche all’una e all’altra parte . Di Obama ha detto ieri infatti <<E’ l’uomo che doveva cambiare Washington invece è stata Washington a cambiare lui>>. Di Mitt Romney (candidato repubblicano alla presidenza nelle prossime imminenti elezioni) ha  sentenziato :<< Ogni giorno che passa va peggio per lui si vanta di dormire poco, dovrebbero dargli il premio della privazione del sonno>>.

Lei risponde che l’intento è quello di far riscoprire la bellezza e la positività delle cose che si fanno in Italia e di non mostrare solo gli aspetti che la demoliscono e ha supportato questa teoria sposando appieno la linea comunicata da Lucia Annunziata e definendo la mission dell’HuffPo italiano come una di apertura: “uno spazio aperto dove far affluire tutti.”  Come quella che vede il blogger Tremonti, ex ministro italiano affiancarsi con l’intervista a Berlusconi, per dire.

E’ vero i 280 blogger che costruiranno lo spazio aggregativo della versione italiana (blog più informazione) sono diversi tra loro (da Maurizio Landini – segretario generale della Fiom –  a Laura Boldrini – Portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati – , Giancarlo Galan (PDL)e appunto Giulio Tremonti per citare i più noti). Diversi ma come praticamente ovunque non pagati (anche quelli non noti).

Ora aspettiamo con ansia la sezione su matrimoni e divorzi i quali, come ha ironicamente dichiarato la Huffington ieri, “sono gli unici status che non cambiano mai” e per questo hanno grande seguito tra lettori e spettatori (se stiamo al principio aggregativo da lei auspicato anche in Italia della condivisione dei supporti d’informazione: TV e stampa on line per esempio.Ha annunciato poi che vi saranno finestre intercambiabili tra l’HuffPo americano e quello italiano sulle elezioni prossime a venire con articoli tradotti dall’una e dall’altra parte.

Ecco infine le altre due domande che abbiamo posto alla  Huffington e le sue risposte.

P.I.: Lei pensa che l’HuffPo in America abbia influenzato le elezioni in passato e, se si, succederà anche in Italia?

A.H.: Penso che sarà un’occasione per convogliare le opinioni anche politiche di tutti un’occasione di confronto senza demolirsi l’uno con l’altro.

P.I. Ma l’edizione italiana avrà una linea indipendente politicamente o sposerà quella apertamente dichiarata come progressista del gruppo Espresso?

A.H.: L’HuffPo italiano  sarà la voce di tutti in piena apertura culturale e politica.

Insomma domande senza risposta, risposte uguali a se stesse, come l’Italia parziale che ha descritto la editor in chief più potente del mondo o la Click magnate – la magnate del Click – come l’ha soprannominata la rivista di giornalismo della Columbia University.