Arianna De Nicola e la disgregazione della materia

Ultimi giorni per visitare la mostra "Quel che resta del fuoco" alla galleria Curva Pura

0
291
Arianna De Nicola
Una delle opere esposte alla Galleria Curva Pura. Foto: @Giorgio Benni

Fino al 9 ottobre Curva Pura ospita la tripersonale di Elena Bellantoni, Arianna De Nicola, Delphine Valli Quel che resta del fuoco, a cura di Nicoletta Provenzano. Un dialogo tra ciò che rimane sotteso nell’ardore trattenuto sotto la cenere, ciò che si forgia nel fuoco e serba le tracce della fiamma, ciò che si consuma e si perde nella propria dissoluzione. Anche nella sfumatura e somiglianza con un passato fuggevole che perdura racchiuso in resistenze, ricordi e spoglie incenerite.


Elena Bellantoni alla tripersonale a Curva Pura


Che opere presentano le artiste Elena Bellantoni, Arianna De Nicola e Delphine Valli?

Nicoletta Provenzano commenta l’esposizione. “In un de-terminare trasceso oltre la metafisica del linguaggio la mostra che prende titolo dall’omonimo polylogue del filosofo, indaga ciò che resta irriducibile che vive sotto la polvere rimane indicibile. Trattiene la verità di un’essenza trasformata nella distanza di una liminalità fisica e temporale. La cenere appare così deposito o dimora di un fondo veridico, luogo e identità, sopravvivenza e cancellazione, materialità che espone e manifesta tautologicamente. Assenza nella stessa condizione di presenzialità, tanto instabile quanto inestinguibile, offrendosi come voto conclusivo, serbando e ricoprendo il passato che appartenne all’essere. Le differenti poetiche delle artiste Elena Bellantoni, Arianna De Nicola e Delphine Valli attraversano il fuoco linguistico in un transito materico, concettuale e spaziale”.

Il lavoro di Elena Bellantoni

Elena Bellantoni nell’opera fotografica Le Ceneri di Gramsci e Pasolini mette in atto una operazione concettuale e sentimentale site specific. Incorpora il corpo vivo e vissuto della storia in un dialogo muto, risonante di echi nella libertà di una dimora sepolcrale, il Cimitero Acattolico, oltre il suolo consacrato dalla Roma pontificia. Sulle spoglie di Gramsci, nell’inquietudine e nel dramma irrisolto di Pier Paolo Pasolini, Elena Bellantoni interroga e riscrive l’intimità malinconica dell’assenza. Attua quindi una conversazione visiva tripartita, affidata allo sguardo dell’osservatore come quarto interrogatore della storia. In un volgersi insieme e un ritrovarsi alla sofferta e fervida realtà italiana in lotta tra speranze e sfiducia, resistenze e contrasti, rigori e cedimenti.

Arianna De Nicola e La cura

Nell’opera installativa La cura di Arianna De Nicola presenta una riconciliazione con la distruzione e sparizione della materia diviene fenomenologia poetica della disgregazione. Quindi un sentimento suturale e catabasi in una interiorità lirica struggente che trova lenimento e purificazione nella contemplazione di un corpo che non è più, ma resiste ancora. Vegeta dunque nel nero di una epidermide lignea arsa e ritualmente cinta, compresa e racchiusa da un conforto di stoffe. Il titolo dell’opera rimanda infatti al latino arcaico coira, coera che la tradizione medievista faceva derivare da Quia cor urat: perché scalda il cuore e lo consuma. Una premurosa dedizione a un’essenza ormai perduta, unendosi ad un vulnerabile perpetuamento affettivo, ad una perseverante gestualità simbolica. Quasi in un’ignizione metaforica, il dolore si assimila e si oltrepassa come compimento ineluttabile e flusso vitale necessario.

Delphine Valli e la fucina

Lavorando la fiamma nella furia della fucina, Mechanical Absence di Delphine Valli è un’elevazione spaziale che si forgia nella verticalità del fuoco. Racchiude le ceneri dei giorni consumati nell’attesa, nella sospensione intellettiva e spirituale di un luogo confinario tra incidenza e separazione. Un’alchimia metafisica vibra nelle sfumature cromatiche, nelle bruniture propagate lungo il metallo lucente e irradiante che comprende e rilascia una sintesi assiomatica tra potenze lineari. Sinfonie fisiche si innalzano nella contrapposizione dei pieni e dei vuoti, disegnando tracce dimensionali aperte alla chiarezza tagliente dell’enigma. Quindi alla geometria audace e tensiva, pura e proiettiva, rivelandosi nitore icastico e materia viva dell’esperienza, trasformata in coscienza di una relatività tra spazio e tempo.

Immagine da cartella stampa.