Arresto di Arata e figlio

Per l’ex consulente energia della lega Francesco Paolo Arata, nonché ex deputato di FI, e suo figlio Francesco, le accuse sono gravi: corruzione, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni. Lo scandalo riguarda, come è noto, l’ambito dell’eolico. I due, sarebbero soci occulti di Vito Nicastri (tornato in cella ad aprile), imprenditore trapanese accusato di aver finanziato la latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Arata, ex professore di ecologia, era stato scelto due anni fa da Matteo Salvini per stilare il programma, riguardante l’energia, della Lega.

L’indagine

L’indagine su Arata è ormai avviata da mesi. Da tempo infatti era sotto i riflettori per un giro di mazzette alla Regione Sicilia. Secondo i pm, questi traffici di denaro erano gestiti da Nicarstri e Arata, con il supporto dei rispettivi figli. In carcere infatti è finito anche Manilo Nicastri, con i medesimi capi d’accusa. Le tangenti, secondo l’opinione della procura, avrebbero favorito i soci nell’ottenimento di autorizzazioni per gli affari nell’eolico e nel bio-metano. La consapevolezza dei loro rapporti era nata da un’intercettazione della Dia di Trapani. “Io sono socio di Nicastri al 50 cento, nella sostanza abbiamo un accordo societario, di co-partecipazione”. Sono queste le parole di Arata durante una telefonata con un amico avvocato. Da altre intercettazioni invece lo si può sentire disquisire di altre mazzette e farsi vanto di ciò. Condanna più lieve invece per l’ex funzionario regionale dell’Assessorato all’Energia Alberto Tinnirello, accusato “solo” di corruzione.

I contatti con Siri

Come è noto, questa vicenda coinvolge direttamente l’ex sottosegretario alle infrastrutture Armando Siri, della Lega. Questa procedura giudiziaria era stata poi la causa delle sue dimissioni. Le indagini vennero spostate a Roma infatti, a seguito di alcune intercettazioni. Dai contatti tra Siri e Arata, la procura della capitale ha scoperto che quest’ultimo avrebbe allungato una mazzetta da 30 mila euro al sottosegretario. In cambio di quel denaro, il politico avrebbe prontamente presentato un emendamento al Def, mai approvato in seguito, sugli incentivi al mini-eolico. In questo settore Siri aveva fatto degli investimenti.

In Sicilia invece è rimasta l’indagine sul giro di mazzette alla regione. L’importo non è definito, ma è contenuto in un range che va dagli 11 mila ai 115 mila euro.

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