domenica, Luglio 21, 2024

Arabia Saudita: aumentano le pene per i dissidenti

Secondo quanto riferito dall’organizzazione per i diritti umani Grant Liberty, la mancanza di sanzioni statunitensi al principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammad bon Salman, ha portato a un aumento delle pene severe per i prigionieri politici nel Regno. Per Grant Liberty l’amministrazione americana, dopo la pubblicazione del rapporto di Intelligence che affermava la responsabilità del principe per l’omicidio di Khashoggi, avrebbe dovuto sanzionare anche bin Salman. Intanto il principe ereditario propone di riformare l’Islam.

In Arabia Saudita aumentano le pene per i dissidenti?

La mancanza di sanzioni statunitensi al principe ereditario saudita, Mohammad bon Salman, ha portato a un aumento delle pene severe per i prigionieri politici nel Regno. L’organizzazione per i diritti umani con sede nel Regno Unito Grant Liberty ha scoperto che il doppio delle condanne sono state inflitte ai prigionieri di coscienza sauditi ad aprile rispetto ai primi tre mesi di quest’anno messi insieme. L’organizzazione rivela che questo è accaduto a seguito della decisione dell’amministrazione Biden del 26 febbraio di pubblicare un rapporto dell’Intelligence. Il rapporto mostrava che il principe ereditario aveva approvato un’operazione a Istanbul, in Turchia, per catturare o uccidere il giornalista saudita Jamal Khashoggi.

Nelle settimane successive, Grant Liberty ha affermato di aver assistito a una nuova repressione nei confronti dei prigionieri politici. Ha anche detto che c’era un collegamento diretto con il fallimento americano nell’imporre sanzioni al principe ereditario o alla sua ristretta cerchia di consiglieri. Ha infine affermato che la decisione americana aveva dato carta bianca alle autorità saudite per infliggere severe punizioni ai critici.


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Bin Salman vuole riformare l’Islam

Il principe ereditario, in un’intervista di fine aprile ad Al Arabiya, ha affermato che vorrebbe riformare l’Islam. MBS ha prospettato una riforma che assumerebbe i contorni di una rivoluzione, se venisse applicata. Il principe ha dichiarato: “La Costituzione dell’Arabia Saudita è il Corano. Ma che bisognerebbe applicare soltanto le leggi che derivano da una stipulazione coranica chiara o esplicita della Sunna. Il governo, in ciò che concerne la sharia deve mettere in atto regole e insegnamenti del Corano nelle hadith mutawatir (notorie). Appoggiarsi alla veridicità e affidabilità delle hadith ahad e ignorare del tutto le hadith khabar, a meno che da questo non venga un vantaggio chiaro per l’umanità. Così, non ci dovrebbe essere mai una punizione legata a una questione religiosa, a meno che non ci sia una stipulazione coranica chiara. Questa sanzione sarebbe applicata secondo la maniera in cui è stata applicata dal Profeta”.

Se così fosse sparirebbero alcune leggi islamiche quali la lapidazione, la flagellazione, l’amputazione delle mani ai ladri. Ma anche le leggi del diritto penale islamico, quali la messa a morte dell’apostata e dell’omosessuale.

L’Arabia Saudita riformerà davvero l’Islam?

Favorire e liberalizzare l’interpretazione del Corano sarebbe una svolta epocale per l’islam. L’mmagine dell’Islam negli ultimi decenni è stata danneggiata dal proliferare di gruppi jihadisti che operano dichiaratamente nel nome di Allah e trovano giustificazione ai propri attentati nei versetti del Corano. Tuttavia l’Arabia Saudita resta ad oggi il principale responsabile della diffusione dell’interpretazione letterale ed estremista dell’Islam anche nelle moschee europee.


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