Arabia Saudita: attacchi contro impianti Aramco

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Arabia Saudita: qualche giorno fa, due impianti petroliferi del colosso saudita, Aramco, sono stati inaspettatamente attaccati da droni mandati dalle milizie sciite houthi.

Secondo gli alleati di Teheran, dieci droni sarebbero stati lanciati contro le raffinerie petrolifere, tuttavia il ministero degli interni saudita ha affermato che i velivoli erano soltanto due.

A prescindere dal numero degli aerei, i siti attaccati si trovano uno a sud-ovest di Dhahran, che è la sede principale della compagnia petrolifera. L’altro sito attaccato si trova poco più lontano rispetto al primo, a Khurais.

La compagnia Aramco fino all’anno scorso stava svolgendo i preparativi per il suo ingresso in Borsa, che fu sospeso, successivamente, a causa della caduta dei prezzi del petrolio. Forse anche questi nuovi attacchi potrebbero ritardare il suo progetto di quotazione sui mercati internazionali.

L’attacco subito dalla compagnia petrolifera saudita non è stato un episodio isolato, e forse non sarà neppure l’ultimo, infatti già nei mesi di maggio e agosto vi sono stati altri attacchi rivendicati dalle milizie houthi, uno dei quali, avvenuto il 17 agosto, è stato portato a termine con l’impiego di dieci droni, qualcuno ha sostenuto che si trattase della aggressione più grande contro i giacimenti petroliferi sauditi, fortunatamente senza conseguenze per i civili.

L’altra aggressione risale al 14 maggio, quando gli houthi attaccarono un’altra stazione petrolifera saudita che costrinse la compagnia Aramco a sospendere temporaneamente le sue attività.

L’Arabia Saudita e l’alleato americano hanno puntato il dito contro l’Iran, punto di riferimento politico ed aconomico delle milizie houthi.

Sebbene l’Arabia Saudita non abbia, sin da subito, puntato il dito contro il suo acerrimo nemico:l’Iran, per gli Stati Uniti, non vi è alcun dubbio sull’identità degli attentatori.

Ovviamente. l’accusa americana ha ottenuto come risultato, la risalita delle tensioni tra Teheran e Washington. La Cnn ha ricarato al dose ipotizzando che gli attacchi siano partiti dall’Iran o dall’Iraq.

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo si unisce al coro degli accusatori di Teheran, sul suo account twitter, riferisce, infatti, che: “Teheran è dietro a quasi 100 attacchi in Arabia Saudita mentre Rohani e Zarif fanno finta di impegnarsi nella diplomazia”, sottolineando come si tratti di un attacco senza precedenti alle fonti energetiche mondiali.

Le parole del segretario di Stato sono tutt’altro che concilianti e fanno da sponda alle dichiarazioni di Trump, il quale riferisce senza mezzi termini che: “C’è ragione di credere che conosciamo il colpevole, siamo pronti e carichi, in attesa delle verifiche, ma stiamo attendendo di sentire dal regno saudita chi ritengono sia la causa di questo attacco”.

Trump non ha accusato direttamente Teheran, e prima di sbilanciarsi verso un’accusa diretta ha voluto attendere le verifivhe da parte saudita che dopo recenti verifiche ha stabilito che i missili cruise fossero iraniani. Intanto, la comunità internazionale ha invitato alla calma, la Russia ha dichiarato che sarebbe meglio: “astenersi dall’intraprendere passi che potrebbero aumentare le tensioni”.

Il Cremlino dunque invita i contendenti ad aprire un dialogo, poichè la risposta armata porterebbe ad una escalation di tensione senza controllo, di cui gli effetti già si vedono sul prezzo del petrolio, vista l’improvvisa riduzione di barili di petrolio, infatti, la Aramco ha ridotto la produzione di petrilio a 5,7 milioni di barili al giorno.

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