La conferenza che si è tenuta in Polonia a metà febbraio è stato un evento storico perchè ha ufficializzato l’alleanza tra Arabia Saudita e Israele contro le mire espansionistiche di Tehran nella regione medio orientale.

A prima vista, può sembrare di vivere in un universo parallelo, in cui arabi e israeliani non sono mai stati nemici, eppure questa è la realtà.

Una domanda dunque sorge spontanea: cosa spinge due nemici di ieri a diventare alleati oggi? Ma prima di rispondere a questa domanda, siamo proprio sicuri che arabi e israeliani non siano mai stati in contatto fra di loro? .

Arabia Saudita e Israele nemici sulla carta

Arabia Saudita e Israele non si sono mai fronteggiati a viso aperto, il Paese, culla dell’Islam, per arginare lo stato ebraico ha sempre fatto uso delle sue ingenti finanze, probabilmente per non mettere a rischio la sua alleanza con gli Stati Uniti.

Quando ebbe inizio il conflitto israelo – palestinese (1948), l’Arabia Saudita assunse una posizione di sostanziale indifferenza nei confronti di Israele.

L’attrito tra i due Stati sorse nei primi anni ’50, quando Israele iniziò a protestare per i trattati sulle armi che avevano stipulato Stati Uniti e Arabia Saudita.

Le tensioni però non hanno mai impedito a entrambi i Paesi di trovare un punto d’incontro.

Ad esempio, nel 1960 l’Egitto iniziò a finanziare il governo ribelle yemenita che minacciava i sauditi. Per contrastarlo, l’Arabia Saudita diede il suo permesso a sorvolare il suo spazio aereo agli aerei israeliani al fine di combattere la minaccia yemenita.

La sconfitta della guerra dei sei giorni subita nel 1967 dai Paesi arabi, li segnò profondamente, in cima a tutti colpì profondamente l’Egitto, che perse il suo ruolo di leadership del mondo arabo. Allo stesso tempo, i Paesi del Golfo colsero l’occasione per colmare questo vuoto politico-ideologico .

Nascita del nemico comune

Può sembrare strano ma Isreale e Iran non sono sempre stati nemici giurati, anzi prima che la rivoluzione del ’79 spazzasse via la dinastia dello scià M. R. Pahlavi, i due Paesi intrattennevano rapporti commerciali e dietro le quinte collaboravano anche su problematiche di sicurezza.

Dopo la deposizione dello scià, con la rivoluzione che portò al potere l’ayatollah Khamenei, il Paese sciita divenne anti-occidentale e anti-israeliano, anzi, esso si considerò l’ultimo difensore della Palestina.

In questo modo, da quel momento in poi, Israele non dovrà più guardarsi solo da nemici come Siria, Egitto, Libano e Iraq ecc… , ma anche dall’Iran.

La forza iraniana

L’Iran, per parte sua, non è di certo rimasto a guardare mentre Stati Uniti e Paesi del Golfo espandevano la propria influenza in Medio Oriente, anzi lo stato degli ayatollah ha cercato di approfittare di ogni occasione per acquisire peso nella regione.

Per dimostrare ciò di cui si sta parlando, basti pensare che, quando nel 2003 gli americani abbatterono il regime di Saddam Hussein, il Paese, faro dello sciismo, sfruttò tutte le sue risorse per intensificare i rapporti con la maggioranza sciita in Iraq.

L’Iran ha avuto un ruolo attivo in Iraq dando man forte alle milizie sciite che hanno combattuto sunniti e statunitensi, la sua influenza si è espansa sempre di più, arrivando fino in Afghanistan, Palestina, Libano e Yemen.

Tanto per dare un’dea della forza iraniana, la guerra che nel 2006 scoppiò tra Israele e Hezbollah , organizzazione finanziata dagli iraniani, , non era altro che una guerra tra Israele e Iran.

La crescente e rapida espansione iraniana ha messo in allarme l’Arabia Saudita che ha cercato subito alleati per fronteggiare la situazione.

Un’ alleanza per fermare l’Iran

Ad eccezione degli Stati Uniti, l’unico Paese in grado di competere con l’Iran nella supremazia regionale è Israele.

L’alleanza tra Israele e Arabia Saudita, con alle spalle la supervisione degli Stati Uniti, agli occhi di un musulmano sarebbe un’eresia, ma forse è l’unico connubio possibile per affrontare la minaccia iraniana; per ovvie ragioni i due Paesi hanno sempre dovuto mantenere segrete le proprie relazioni diplomatiche, almeno fino alla conferenza di Varsavia dello scorso febbraio.

I prodromi di un’alleanza aperta tra i due Paesi già si erano visti due anni fa, infatti in un’intervista rilasciata al giornale Elaph nel 2017, il Capo di Stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane Gadi Eizenkot aveva dichiarato che sauditi e israeliani condividevano lo stesso punto di vista per quanto attiene alla pericolosità della minaccia iraniana.

Sebbene questi due Paesi abbiano sempre potuto contare sull’appoggio a tutti i livelli degli Stati Uniti per fronteggiare la minaccia iraniana, da un po’ di tempo, l’amministrazione Trump ha optato per un cambio di rotta verso altri scenari politici (vedi il dossier venezuelano e quello nord corano ecc…)

Arabia Saudita e Israele non hanno gradito questo cambio di rotta e hanno criticato la decisione. Essi dunque sono rimasti soli a combattere l’influenza iraniana e russa nella regione, i sauditi però sebbene orfani dell’assistenza statunitense per combattere la potenza iraniana, possono sempre contare sulla tecnologia di Israele che sembra l’alleato più adatto a colmare il vuoto lasciato dagli americani.

L’Arabia Saudita tuttavia prima di avvicinarsi ufficialmente a Israele vuole che, prima di tutto, si risolva la questione palestinese, con un processo di pace che segni la fine di questo conflitto.

Tale condizione però difficilmente sarà accettata dagli israeliani, ma se ciò dovesse accadere e le relazioni diventassero ufficiali, allora l’Arabia Saudita sarà considerata una traditrice dal mondo arabo, e di conseguenza l’Iran sarebbe visto come l’ultimo baluardo di difesa per i palestinesi.

Dall’altro canto, se i sauditi non accettassero l’alleanza con Israele, perchè quest’ultimo non vuole una risoluzione del conflitto palestinese, allora gli stessi perderebbero il sostegno di Israele, ma guadagnerebbero quello del mondo arabo.

Insomma i sauditi stanno giocando su due tavoli, ma su entrambi, qualsiasi mossa facciano, finirebbero per perdere qualcosa.







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