Apre a Milano il nuovo Museo Nazionale della Resistenza

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Annunciato dal sindaco di Milano Giuseppe “Beppe” Sala e dal ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini, arriverà nella capitale lombarda il nuovo Museo Nazionale della Resistenza. Quasi ogni città italiana con una certa rilevanza storico culturale, si parla prevalentemente di capoluoghi di provincia o conglomerati di considerevole importanza per il Paese, posseggono un proprio museo della resistenza in cui sono archiviati o esposti documenti e fonti di attinenza soprattutto locale, ma è con la nuova creazione del Museo Nazionale della Resistenza che il valore che questa non trascurabile parentesi storica italiana assume consistenza statale.

Beppe Sala

Con l’apertura del nuovo museo, la storia della resistenza si trasferisce sotto forma di esposizione stabile e concreta comprendente fondamentali attestazioni e testimonianze di questo avvenimento su scala nazionale, appunto da evento più che altro territoriale a manifestazione comprensiva dell’intera penisola. Risulta lampante come sussistano differenze di contenuti, azioni, modalità e dinamiche tra un tipo di resistenza focalizzata sui contenuti locali da una valutazione della stessa che si affaccia a guardare e visionare differenze e convergenze della guerra partigiana sul più ampio spettro del territorio italiano tutto, è in questa prospettiva, dunque, che si vengono a definire la missione, le intenzioni e forse anche il futuro successo, almeno ce lo si augura, del Museo Nazionale della Resistenza. Il museo, che nasce con la meritoria volontà di ricordare le lotte di liberazione partigiane unitamente alla commemorazione delle vittime del nazifascismo, tra le quali oltre all’etnia ebraica, ai dissidenti politici e alle minoranze anche molti partigiani furono oppressi dalla morsa tirannica delle feroci dittature europee che in quegli anni devastarono popolazioni e nazioni, funge, come ha riferito il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, da trasmissione della memoria per il valore della democrazia.

Sergio Mattarella

Per il grande progetto, che avrà sede all’interno della seconda piramide di vetro di Herzog, uno dei due edifici gemelli facenti parte del complesso di edifici Feltrinelli Porta Volta sorgenti in piazzale Antonio Baiamonti, struttura urbano architettonica conclusa nel 2013 e ideata dagli architetti dello studio svizzero Herzog & de Meuron dei colleghi Jacques Herzog e Pierre de Meuron, vincitori nel 2001 del Pritzker Architecture Prize (Premio Pritzker per l’architettura), il governo, sotto la commissione del MIBACT, ha stanziato una consistente somma di denaro il cui ammontare totale raggiunge i 17 milioni e mezzo di costo. Tali fondi servono allo sviluppo, all’organizzazione ed alla realizzazione del sistema museale, che si rivelerà uno dei più innovativi dell’età contemporanea almeno in Italia ed il più ampio tra tutti i musei nazionali dedicati alla resistenza.

Quartiere Porta Volta con la piramide Herzog

La notizia dell’inizio della fondazione del nuovo museo è stata ufficialmente annunciata alla stampa lunedì 9 dicembre a Palazzo Marino, sede municipale del comune di Milano. Il museo, che sulla scorta delle dichiarazioni del presidente della Repubblica ha l’audace orgoglio e la meritata stima di essere il baluardo etico che si fonda e si consolida sul terreno fertile della memoria storica che insegna e tramanda i valori dell’uguaglianza, del rispetto e della libertà nonché l’inutilità dei fenomeni guerrafondai strizzando l’occhio al concetto di uno Stato attento e costantemente vigile al mantenimento dei diritti sociali e civili, avrà una governance di Fondazione gestita da Comune, MIBACT e Istituto Nazionale Ferruccio Parri, sistema federativo di istituti storici diluiti su tutto il territorio nazionale ossia rete diffusa degli Istituti per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea, con il coinvolgimento della Regione Lombardia.

Palazzo Marino

L’audace compito assunto dal museo e dall’amministrazione che ne ha voluto la realizzazione, non da ultimi quei cittadini milanesi più coinvolti nella trasmissione reale dei terribili avvenimenti dei bui anni fascisti, è perciò quello di porre in essere motivo di riflessione storica sui crimini di guerra, un senso che pare a causa del tempo che passa e della pace che fortunatamente esiste in Europa, star a poco a poco sfilacciandosi. La dichiarazione implicita, ma poi nemmeno così tanto nascosta o oscura, del museo è il memento alla non violenza.

Nell’investimento milionario reso possibile attraverso la rimodulazione di risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, cioè quello strumento di finanziamento pubblico del governo italiano dedicato alle aree sottoutilizzate del paese, sono compresi gli stanziamenti di 2 milioni e mezzo di euro provenienti dalla Casa della Memoria, istituzione, come descritto alla pagina ufficiale dell’organizzazione, dedicata ai valori di libertà e democrazia che fondano il nostro vivere civile, monumento in omaggio a chi ha lottato contro il nazifascismo, alle vittime del terrorismo e alle stragi del secondo Novecento, ente sensibilizzante quindi ai diritti umani che ospita iniziative, mostre, conferenze, performance e letture affinché si dirami una cultura oculata in direzione del benessere politico e sociale.

Casa della Memoria

All’interno del futuro museo, che si spera possa essere inaugurato quanto prima senza essere impedito dalle lungaggini di una mostruosa burocrazia dai piedi d’argilla e senza essere preso di mira da detrattori in seno all’amministrazione politica o fuori di essa che come avvoltoi si azzuffano sulla preda denunciando presunte frodi che andrebbero a prolungare ancor di più i tempi di realizzazione del progetto, opereranno, sotto la direzione di un comitato scientifico apposito, ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), ANED (Associazione Nazionale ex Deportati nei campi nazisti) e il summenzionato Istituto Ferruccio Parri, ovvero l’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia.

Liliana Segre

Il Museo va perciò ad inserirsi in una Milano multietnica e multirazziale nonché competitiva a livello europeo e internazionale come non ne esistono al pari in Italia, perciò all’interno di una visione di città orgogliosa della propria storia e assai critica su quel suo passato fascista che vede nel famoso Binario 21, reso tragicamente famoso dalla senatrice Liliana Segre per mezzo del quale venne tradotta ad Auschwitz, il rappresentante più buio della sua storia e di conseguenza dell’Italia intera. Come racconta il ministro Franceschini sul progetto museale in corso di sviluppo, esso serve da serio approfondimento storico e democratico:

Dario Franceschini

“[…] per proporre un racconto della lotta di liberazione capace di restituire la memoria di chi ha combattuto per ridare all’Italia la libertà, come ha voluto ricordare oggi il Presidente Mattarella nel messaggio che ha fatto pervenire. Io sono figlio di un giovane partigiano bianco e mi sono sempre portato dietro la paura che quel ricordo si smarrisca. È quindi importante che ci sia un luogo nazionale per ricordare alle future generazioni ciò che hanno fatto le nostre madri e i nostri padri per darci quella libertà che oggi riteniamo scontata e ovvia, mentre non lo è per niente perché si è data la vita e la giovinezza per ottenerla”

Se l’idea di realizzare un grande museo dedicato alla resistenza era già in nuce tempo addietro a seguito della proposta di occupare gli spazi della Casa della Memoria di via Confalonieri che risultarono troppo poco spaziosi per l’imponente progetto, è solo ad oggi che il Museo può vedersi ospitato dalla piramidi Herzog anche mediante una raccolta firme intitolata Salvare la Casa della Memoria sostenuta dalla stessa Segre, la quale grazie all’invidiabile carattere fermo e deciso, si è rivelata essere con tutta probabilità l’ago della bilancia capace di attirare l’interesse delle istituzioni e ribaltare le sorti del progetto che ora nascerà negli spazi di Porta Volta come sorta di distaccamento della Casa della Memoria.

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