Antony Blinken su Israele: perché l’attacco alla sede dei media?

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Antony Blinken su Israele

Antony Blinken su Israele: chiede a gran voce che sia fornita una motivazione valida al fine di “giustificare” l’attacco alla sede dei media. Il segretario di Stato Usa parla da Copenaghen, dove si trova in visita ufficiale, e desidera una spiegazione. Le spiegazioni di cui si è desiderosi di conoscere i dettagli sono molteplici. In particolar modo, però, ci si domanda la ragione che ha spinto ad attaccare l’edificio di Gaza, in cui hanno sede testate quali Al Jazeera e Associated Press, l’agenzia internazionale di stampa americana.

Antony Blinken su Israele: perché attaccare la sede dei media?

Antony Blinken chiede delucidazioni ad Israele, riguardo l’attacco rivolto all’edificio sito nel pieno centro di Gaza. Ormai gli attacchi non si contano più e si susseguono ad un ritmo incalzante e spaventosamente serrato. Gli obbiettivi da colpire si accavallano e pare che nulla sia più tenuto in considerazione. Niente e nessuno è al sicuro, ne è ritenuto estraneo al conflitto tale per cui debba esserne preservato. Principale, drammatica, conseguenza di tale situazione si traduce nel pericolo corso dai civili, che si ritrovano implicati in una guerra di cui non sono responsabili. Tra i soggetti deboli, maggiormente esposti al pericolo, vi sono i bambini. Vittime innocenti di una violenza inaudita, che vanta radici tanto profonde da non essere più possibile estirparla. Vite appese ad un filo, che sono la dimostrazione di quanto l’essere umano perda di valore se inserito in un simile scenario.

Pertanto, la richiesta di spiegazioni di Blinken si trasforma ben presto in un appello rivolto alle coscienze: “proteggere i civili, in particolare i bambini“. Blinken fa dunque leva sullo Stato di Israele in quanto democrazia, che per sua stessa definizione è tenuta ad essere fedele a questo principio. Suo preciso dovere è, infatti, quello di tutelare civili con un occhio di riguardo per i minori.

L’attacco alla sede dei media a Gaza: cosa è successo?

In risposta alla pioggia di razzi su Tel Aviv, prontamente rivendicata dalle forze militari di Hamas, Israele agisce. La aviazione israeliana, così, colpisce il grattacielo al-Jala, nel pieno centro di Gaza e lo distrugge. Il grattacielo si piega su se stesso e cola a picco, sparendo in una nuvola di polvere e detriti. Ai piani superiori dell’edificio, si trova le sedi di Al Jazeera ed altre testate giornalistiche internazionali, tra cui anche AP. “Siamo sconvolti e inorriditi“, recita una nota di Associated Press volta a commentare l’attacco a Gaza. Gary Pruitt, Presidente e CEO dell’AP, dichiara: “abbiamo evitato per un soffio la perdita di vite umane“. Inoltre, non manca di evidenziare il fatto che, da adesso, “il mondo sarà meno informato su quello che accade a Gaza“.

Dal canto suo Antony Blinken, quale portavoce degli Usa, dichiara che gli Stati Uniti “continuano a condurre un’intensa attività diplomatica per far cessare il ciclo attuale di violenze” e che sono pronti a “sostenere le parti, se arriveranno a un cessate il fuoco”.

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