Antonio Pinna: La cura ai tempi del Covid – 19

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Nel 2020, il novo libro di Antonio Pinna, dal titolo La cura ai tempi del Covid – 19 Con la pubblicazione del libro, lo scrittore racconta le vicende delle persone più fragili, tra le difficoltà del periodo di diffusione della pandemia. Tra le tematiche principali che affronta l’autore, ci sono i disagi sociali, la malattia, l’aiuto verso il prossimo e la speranza umana.

Antonio Pinna chi è?

Lo scrittore nasce a Ghilarza (Oristano), dove tutt’oggi vive ed è preside in pensione e giornalista pubblicista. Nel 1975, la prima laurea in Filosofia e la seconda in Scienze e Tecniche Psicologiche, con la tesi sulla SLA nel 2014. In seguito, Antonio Pinna insegna come professore di materie letterarie nelle scuole medie, presso l’Istituto Statale d’Arte di Oristano.

Anche nei ruoli di dirigente scolastico e sindacale, Pinna è in pensione dal 2009. Tra le passioni dell’autore: leggere, viaggiare, studiare, conoscere e divulgare. Nelle opere dello scrittore, si ricordano: Antioco Zucca, un filosofo sconosciuto (2D Editrice Mediterranea 1994), Poesie sms (Montedit 2005).

Mentre altre opere sono: Mollalo!Lettere ad un figlio cellulardipendente (EpD’O 2007), Il mio viaggio nella SLA (Cuec 2018), SLA in men che non si dica (documentario con il regista Antonello Carboni – ALS faster than a wink ENG 20), La cura ai tempi del Covid – 19 (2020), La pineta e il porto (2020). A fronte dell’attività letteraria, Pinna riceve successi da noti centri culturali, riviste ed associazioni di volontariato.

Antonio Pinna: il pensiero dello scrittore

Durante il percorso accademico di psicologia, Pinna matura l’esigenza di approfondire le conoscenze sulle disabilità, fino alle situazioni in assenza di autosufficienza. Dal motto esistenziale dell’autore, emerge ciò che definisce conoscere per condividere, in cui l’espressione dei pensieri diviene bene comune universale. A tale riguardo, l’esempio di un libro – documentario sulla SLA, in cui il racconto di una narrativa che osserva e spiega il percorso della malattia.

Antonio Pinna: recensione del libro

Con il libro La cura ai tempi del Covid – 19, l’autore guida il lettore nella narrazione delle vicende dei malati, durante la pandemia. A fronte di ciò, differenti realtà, dove tra le pagine emergono le storie dei pazienti tra gli ospedali, le RSA, nell’amplificazione degli eventi, a causa del Covid – 19.

Nell’opera letteraria, la capacità dello scrittore di esprimere la realtà, con la sottigliezza di chi per altruismo pone in rilievo, la necessità di un aiuto sociale, per ogni categoria con delle disabilità. Anche un viaggio, nella comprensione e condivisione della malattia, come la forza e l’unione universale possono guarire ogni paura.

Un salto nell’interiorità, che il lettore vive nel racconto della speranza, tra le certezze e le insicurezze dei più fragili. Inoltre, in alcuni tratti dello scritto, l’autore con degli interrogativi, si rivolge al lettore nell’intenzione di esortare l’altruismo, la beneficenza, in aiuto dei più fragili.

Di fatto, la pandemia costringe al confinamento anche i bambini, i malati psichiatrici, gli anziani con Alzheimer, che diventano più disorientati per le regole di distanziamento del Covid – 19. Da qui, una serie di domande che l’autore pone al lettore e lo invita alla riflessione.

Antonio Pinna: come si presenta ai lettori?

Mi presento come un giornalista. Da questa mia esperienza ho imparato il mestiere di divulgatore. In particolare, ho curato l’obiettivo di scrivere per un vasto pubblico, fatto di lettori di medio livello culturale. Soprattutto curiosi di conoscere, apprendere e condividere le informazioni e le emozioni, che la lettura consapevole può e sa dare.

Antonio Pinna: quando avviene l’incontro con la scrittura?

A circa 35 anni. Dopo la laurea in Filosofia, ho conseguito l’abilitazione all’insegnamento di storia e filosofia nei licei. Non avendo la possibilità di ottenere una cattedra stabile, ho sviluppato il mio interesse nella ricerca, pubblicando la monografia Antioco Zucca un filosofo sconosciuto 2D Editrice Mediterranea, 1992. Si tratta della vicenda umana e intellettuale di un filosofo-poeta di matrice positivista, ma con una sua configurazione eclettica. Un esito singolare della crisi del positivismo italiano.

Antonio Pinna: cosa pensa sull’arte dello scrivere?

Saper scrivere significa comunicare per condividere. Lo scopo della scrittura, secondo me, è quello di mettere in comune informazioni, storie, racconti facendo partecipare il lettore al tuo viaggio, alla tua ricerca. Non solo notizie o concetti, ma anche emozioni, senza stravolgere il rigore scientifico del testo.

Antonio Pinna: perchè l’idea del libro?

Questo libro viene dopo Il mio viaggio nella Sla, Cuec 2018. In questo volume insieme alla divulgazione sulla malattia, affronto il problema dell’assistenza ai pazienti. In questo campo è fondamentale, soprattutto in Italia, il ruolo dei caregiver familiari, i congiunti che dedicano parte fondamentale della loro vita, nel prestare cura ai loro coniugi, genitori e figli malati. Esso è stato concepito e scritto, durante il primo confinamento obbligatorio, a causa del Covid-19. Era doveroso per me, inquadrare in questo contesto, il vissuto delle persone disabili, spesso non autosufficienti e delle loro famiglie, in primis dei caregiver appunto.

Antonio Pinna: come avviene la scelta tematica della sua opera?

Ormai dal 2012, a causa di due luttuose vicende familiari, la mia attività di conoscenza, di divulgazione, anche attraverso i social, è quotidianamente concentrata sul tema delle disabilità. Nel mio profilo twitter, mi sono autodefinito “giornalista in viaggio tra le persone piu’ fragili”.

Antonio Pinna: cosa pensa sulle disabilità?

Penso che le disabilità siano dovute, non solo a limitazioni delle persone, nelle funzioni della vita quotidiana. Ma anche alla scarsa o insufficiente attenzione, delle istituzioni pubbliche e private su questo tema. Scarsa o insufficiente, rispetto ai bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Le disabilità sono rafforzate dal fatto che la loro cura, non solo in senso strettamente medico, diventa “una cosa per i ricchi”. Poi ci sono notevoli “barriere culturali e politiche” da abbattere. Non ultima, l’esaltazione del ruolo delle famiglie nell’assistenza, un modo attraverso il quale spesso lo Stato, le Regioni “delegano” i loro compiti in materia.

Antonio Pinna: può raccontare cosa intende per fragilità?

La pubblicità e il discorso pubblico dei media hanno spesso rimosso la fragilità. Continuano a propinarci figure di anziani, come giovanotti vitali e sorridenti se assumono integratori alimentari e così via … La realtà è diversa: questa pandemia ha messo a nudo che gli anziani in Italia, anche a causa di patologie croniche, sono stati le vittime più numerose del Covid-19. L’assistenza domiciliare e i servizi sociosanitari erano e sono carenti, per le persone fragili nel corpo e nella mente e ciò le rende ancora più fragili.

Antonio Pinna: come aiutare i più fragili secondo lei?

I tagli alla sanità pubblica da 15 anni hanno indebolito il sistema. Medici e infermieri gravemente carenti, negli ospedali pubblici e nei servizi territoriali hanno messo in crisi, la riforma del 1978. Nonostante ciò, la sanità pubblica, insieme a situazioni intollerabili soprattutto al Sud, mantiene spesso livelli qualitativi abbastanza alti. Bisogna cambiare rotta. Soprattutto attraverso l’assistenza domiciliare, la telemedicina, gli infermieri di famiglia e comunità. Tornare a presidiare il territorio integrando i servizi sociali, con quelli sanitari. Perché povertà, scarso livello di istruzione, mancanza di prevenzione e solitudine sono fattori determinanti, nel campo delle malattie.

Antonio Pinna: come vive la sua esperienza, nella stesura del libro?

Come una full immersion, un pieno coinvolgimento nelle vite delle persone, nelle loro sofferenze, traumi e nella loro disperazione, soprattutto dei malati inguaribili. Il mio atteggiamento verso queste persone è di una “lucida compassione”. Attenzione, compassione non significa “pietismo”. Voglio “mettermi nei loro panni”, indagando i motivi non solo clinici del loro malessere. E sorridendo davanti alla resilienza di molti malati, alla loro forza “di buttare il cuore oltre l’ostacolo”, la malattia appunto.

Antonio Pinna: ci sono dei personaggi che la rappresentano?

Si, tre malati di Sla (di cui parlo in questo libro) che vivono nella struttura della coop “La Meridiana” a Monza. Con il pc a puntatore oculare, coordinati da una psicologa, hanno pubblicato un giornale dal titolo ScrivereperEsistere. Li ho conosciuti a novembre 2018. Tre giornalisti, tre scrittori. A Monza vive anche il mio amico Julius Neumann, malato di Sla da oltre dieci anni. Lui ha scritto con il pc a puntatore oculare, la prefazione al mio libro Il mio viaggio nella Sla.

Antonio Pinna: cosa vuol dire vivere ed affrontare la malattia oggi?

Un cumulo di sofferenze, a volte vivere una vera e propria disperazione. Come per le persone malate di Alzheimer, che hanno visto crescere i loro incubi notturni. Quelli di “tornare bambini”, vissuti nelle loro notti insonni, anche dai loro familiari. Le mute sofferenze o i disturbi compulsivi, di bambini e ragazzi disabili psichici e della sfera relazionale. Ed i crucci dei disabili psichiatrici delle comunità e dei centri di salute mentale, privati del rapporto con gli altri. Queste persone, hanno conosciuto e vissuto peggio di noi “il distanziamento sociale”, per non parlare poi degli anziani soli nelle Rsa.

Antonio Pinna: cosa pensa sui rimedi e sulle cause della pandemia?

Dobbiamo cambiare rotta. Se è vero com’è vero che il virus è stato scatenato dalla nostra mania estrattiva delle foreste, dei boschi, dei siti naturali, ora dobbiamo rispettare la Terra, i suoi luoghi. Basta con il capitalismo “vorace”, che usa la natura soltanto come un deposito di risorse da sfruttare senza limiti. Riprendere la lezione di Papa Francesco Bergoglio nell’enciclica “Laudato sì”.

Cosa consiglia agli autori emergenti?

Primo: leggere e studiare tanto! Approfondire le tematiche di loro interesse. Non avere brama di competizione. Per me è bastato il pensiero di William Faulkner: “Sognate e mirate sempre più in alto, di quello che ritenete alla vostra portata. Non cercate solo di superare i vostri contemporanei o i vostri predecessori. Cercate, piuttosto, di superare voi stessi”. Ecco consiglierei loro, di riflettere profondamente su queste parole.

Quali sono le difficoltà nella scrittura?

Evitare il narcisismo, prima di tutto. Superare il concetto di scrittura, come “rispecchiamento” di sé stessi.  Mettersi sempre davanti ad un lettore medio, ma curioso e chiedersi: “Mi sta seguendo? Lo sto accompagnando nel mio viaggio reale o immaginario? Lo sto prendendo per mano?” Leggere le proprie bozze come lo farebbe un lettore. Fare questa sorta di esercizio “schizofrenico”, sdoppiarsi. Consiglio questo esercizio, anche ad autori affermati con notevolissimo volume di vendite, che a volte “menano il can per l’aia”, per trenta o quaranta pagine.

La poesia cosa le trasmette?

La poesia è cogliere il vero con emozione, con sentimento e saper ricevere questo messaggio. Sto terminando di leggere il libro di Elena Pulcini Tra cura e giustizia le passioni come risorsa sociale, 2020. E sto realizzando ancora una volta, che le emozioni siano ben guidate, un potente motore di conoscenza e di azioni positive. Io stesso ho scritto Poesie sms (2005), nel tentativo di suscitare emozioni creative, proattive con 120 spazi caratteri. Ahimè i social, twitter e compagnia sono spesso uno spazio per sgrammaticature, banalità e volgarità oppure veicoli di odio e rabbia distruttiva.

Pensa che l’aiuto sociale sia una missione? Perchè?

Eh sì! Oltre a sperimentare personalmente questa direzione, credo che la lezione più grande in questo senso, me l’abbia data la lettura. Inoltre, la riflessione sul libro di James Hillman, psicoanalista junghiano de Il codice dell’anima, 1997, secondo il quale ciascuno di noi sceglie un amico segreto (daimon lo chiamavano i greci, angelo custode i cristiani). Dopo aver rigettato questa figura del catechismo cattolico, l’ho vista di nuovo presso di me, indotta dal mio vissuto e dalla riflessione di Hillman. L’ho di nuovo abbracciata.

Come definisce la scrittura?

Conoscere per condividere.

Ha in progetto un nuovo libro?

Sì. É un progetto solo all’inizio. Per scaramanzia non dico il suo tema.