Antonella Roncarolo: un viaggio nel romanzo storico

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Nel 2020, il libro di Antonella Roncarolo Resistenza e canti di libertà nella Polonia in fiamme. Di fatto, un’opera narrativa, in cui la scrittrice racconta la storia d’Europa, nelle vicende del XX secolo. Durante la guerra, l’invasione della Polonia di Adolf Hitler nel 1939 e le commoventi tematiche che emergono nello scritto. Un’opera che inserisce i sentimenti, con le speranze dei personaggi, di ricerca della Patria.

Antonella Roncarolo chi è?

La scrittrice nasce a San Benedetto del Tronto (AP) ed oggi svolge la professione di giornalista ed insegnante. Tra le principali opere letterarie di Antonella Roncarolo, ci sono: Le vie dei Poeti (Stamperia dell’Arancio – 2002), Il giardino Incantato (Canalini e Santoni – 2009), Ismaele (Stamperia dell’Arancio – 2004 spin off di Moby Dick illustrato dall’artista Cesare D’Antonio).

Anche numerose pubblicazioni di racconti, in riviste letterarie (Casa editrice UT 2010 – 2017) ed antologie di cui: Il Mantello Aperto (Fermenti Editore 2020) e Pagine Marchigiane (Versante 2019). Seguono le recensioni di romanzi, per la rivista Itaca, edita da Ama – Aquilone. Nel 2018, la scrittrice realizza e collabora al progetto dell’Ordine architetti, della provincia Ascoli Piceno, al Concorso Nazionale di idee Dare un futuro alla memoria urbana di Pescara del Tronto.

Oggi Roncarolo, scrive per il gruppo teatrale For.ma.ti. ed il Corriere Adriatico alla pagina culturale. Mentre la collaborazione con VERA TV riguarda i programmi culturali di libri, musica, viaggi. Socia dell’Associazione I luoghi della scrittura, Roncarolo è operatrice culturale, per l’organizzazione di festival letterari nel Piceno.

Antonella Roncarolo: il pensiero della scrittrice

L’ideatrice del romanzo ricorda la nonna Ilde ed il racconto commovente della guerra, che la parente descrive. Tra le lacrime, l’ascolto della storia triste della nonna, sui Polacchi vittime in Italia, durante la guerra per “la nostra e vostra libertà”. Da qui, l’idea della nipote del romanzo storico.

Inoltre, la scrittrice scopre nel luogo in cui vive, che molti amici sono figli di soldati polacchi. A fronte di ciò, la conoscenza a tratti, della storia sul Secondo Corpo d’Armata Polacco, con l’esigenza di approfondire i fatti e trovare un filo conduttore. Dopo due anni di ricerche tra documenti e studi sulla Seconda Guerra Mondiale, Roncarolo trova dei risultati.

Di fatto, i reperti storici al Museo Sikorski di Londra e negli archivi di storia, presso le città delle Marche. Per la giustizia del popolo polacco, la scrittrice esegue la stesura del romanzo, con l’intenzione di esulare moralismi. Piuttosto, il desiderio di ricongiungere parte della storia polacca persa, alla sua gente.

Antonella Roncarolo: recensione del libro

Un’opera narrativa che percorre la storia d’Europa del XX secolo, tra le vicende di guerra della Polonia. Una lettura di eroismi e tragicità del popolo polacco, che racconta i fatti quotidiani, dei personaggi durante il potere di Adolf Hitler. Inoltre, l’inizio del libro accoglie il lettore nelle descrizioni minuziose e curate dei dettagli, che danno la sensazione di un racconto cinematografico.

Anche la struttura formale presenta uno stile curato, di ricerca sottile nei dialoghi tra i personaggi. Nel corso del romanzo, dei flashbacks spiegano dei collegamenti storici al lettore, con un salto nel passato e nella storia. Attraverso i dialoghi appare la quotidianità dell’evidenza quasi odierna, di quanto raccontano le pagine.

Differenti le sensazioni che genera un romanzo storico, dall’eleganza stilistica agli accenti su tematiche, come: coraggio, amore, disperazione, onore, speranza. Dalla guerra, una corsa contro il tempo, dove una giovane coppia di innamorati polacchi vive nella realtà, il tempo dell’occupazione tedesca.

Tuttavia, il tentativo di sopravvivenza non lascia spazio ai sentimenti di una coppia e la guerra divide anche Vida e Janusz, durante la Resistenza polacca. In seguito, le dinamiche di un lungo viaggio, nel cammino dei personaggi, alla ricerca della propria Patria. Attraverso Resistenza e canti di libertà nella Polonia in fiamme, emerge materia incandescente, che la scrittrice affronta.

A ragion per cui, due concezioni di pensiero: il rifiuto alle ideologie cieche e quelle che giustificano il potere. Di fatto, la vastità degli argomenti del libro, tratta quasi di un secolo di storia del Novecento. Tra le aree geografiche, la Polonia in guerra e la Russia nei gulag, carceri e foreste di Iran, Iraq, Libia, Italia e Londra.

Antonella Roncarolo come si presenta ai lettori?

Sono una viaggiatrice e una sportiva, leggo romanzi, guardo molti film e amo il teatro. Mi piace il cibo ma non so cucinare, amo aprire una bottiglia di buon vino con gli amici. Racconto storie.

Antonella Roncarolo: quando nasce l’incontro con la scrittura?

Sicuramente dal momento in cui ho imparato a scrivere. Un ricordo che ho delle scuole elementari è quello di cercare di stupire la maestra, con storie che fossero originali. Inventando situazioni spesso così fantasiose e irreali, che la maestra era costretta a chiamare i miei genitori, per chiedere spiegazioni. Mia madre conserva gelosamente i miei quaderni e ci divertiamo ancora insieme a leggere le mie storie.

Antonella Roncarolo: la storia del Novecento – come nasce il libro?

L’idea del romanzo nasce da una commozione: sono nata e vivo nel Piceno dove il II Corpo d’Armata Polacco, si è fermato dal 18 Giugno 1944 per circa due anni, dopo le Battaglie di Montecassino, Ancona e Bologna. Ben tre amiche di mia nonna, durante quel periodo, si sono innamorate ed hanno sposato soldati e ufficiali polacchi con destini diversi. Mia nonna è sempre rimasta legata alla loro storia eroica e tragica che mi raccontava commuovendosi.

Antonella Roncarolo: ci sono personaggi nella sua opera, che la rappresentano?

Gustave Flaubert affermava: “Madame Bovary c’est moi”, volendo dire che in ogni personaggio di un romanzo c’è qualcosa dell’autore. E io vorrei ampliare questo concetto: in ogni personaggio c’è la mia vita, ci sono gli amici e le persone che incontro, le mie esperienze. Mi riconosco molto nelle figure maschili del mio romanzo, il senso del dovere, della famiglia e della patria di Janusz. La voglia di vivere e la cultura della memoria di Piotr, il coraggio che nasce dalla paura e dalla fede del professore e di padre Joseph.  Le figure femminili nascono invece dalla mia ammirazione, per alcuni tipi di donne. Donne forti e indipendenti come la protagonista Vida o romantiche e intelligenti come Giovanna.

Antonella Roncarolo: che ruolo ha Churchill nella storia della Polonia? E Stalin?

Il mio romanzo è una fiction storica e non un saggio sulla storia del Novecento. Ho voluto raccontare la grande storia del ‘900, attraverso le piccole vicende della gente comune, che da quella storia è stata travolta. I ruoli di Churchill e Stalin sono stati ben delineati dalla storiografia attuale. E la foto della conferenza di Yalta, che insieme a Roosevelt, li vede vincitori del II conflitto mondiale racconta, più di tante pagine, il loro ruolo storico.

Antonella Roncarolo: può raccontare le cause e conseguenze dei conflitti mondiali del ‘900?

Premesso che non sono uno storico, ciò che mi sento di affermare, dopo aver studiato a lungo le vicende del secolo scorso, è che le due guerre mondiali sono state un lungo e unico conflitto. Intramezzate da un breve periodo di governi nazionalisti e dittatoriali, hanno fomentato nella popolazione l’odio verso l’altro, il nemico da distruggere. Fino ad arrivare alla fatidica data del 1° Settembre 1939, quando l’esercito nazista occupò la Polonia. Fu l’inizio del più efferato e violento periodo, che la storia dell’Europa moderna abbia mai conosciuto.

Antonella Roncarolo: cosa rappresenta per lei la storia del 1900?

È fondamentale per la mia scrittura e per la mia cultura conoscere la storia e non solo quella del ‘900. I romanzi che più amo sono ambientati nei periodi bellici o nei grandi conflitti storici. È solo di fronte alle tragedie che gli uomini e le donne sono obbligati a tirare giù la maschera e fare scelte che possono cambiare il loro destino e quello degli altri. Di fronte al pericolo di morte, non c’è tempo per le ipocrisie e i giri di parole, ogni piccolo gesto, parola e azione sono importanti. L’amore, l’odio, la fedeltà, il tradimento sublimano l’essenza dell’essere uomini.

Antonella Roncarolo: cosa pensa della letteratura classica?

Ho studiato la letteratura classica al liceo amandola molto. Fa parte del mio essere e della mia cultura e ogni volta che mi avvicino alla scrittura mi rifaccio sempre a modelli classici. Quando studiai il lungo viaggio del popolo polacco dai gulag sovietici all’Italia, non potei fare a meno di rifarmi all’Odissea di Omero, ma anche all’antico testamento. L’aver paragonato nel mio romanzo, le spiagge del Piceno all’isola della ninfa Calipso, o il Generale Anders ad un Mosè che guida il suo popolo verso la libertà, la dice lunga sull’importanza che hanno i classici nella mia scrittura.

Antonella Roncarolo: che significato ha per lei la letteratura contemporanea?

Come tutti quelli che scrivono, leggo molto. Sono quella che i librai definiscono una lettrice forte. Amo naturalmente la fiction storica, ma tendo a leggere un po’ di tutto, senza una regola precisa. Da qualche anno seguo le pubblicazioni delle piccole e medie case editrici italiane, che sempre più spesso regalano piccoli gioielli sconosciuti. Ad esempio, conoscevo e leggevo da tempo i libri della casa editrice Infinito Edizioni, che apprezzavo per la qualità dei romanzi pubblicati e per il loro impegno sociale e storico. Si può immaginare la mia gioia nell’aver potuto pubblicare con loro.

Antonella Roncarolo: ci sono delle sue opere, che preferisce ad altre?

Si amano sempre i figli più piccoli e naturalmente il mio ultimo nato è quello che in questo momento prediligo. Un legame forte è rimasto con la mia prima raccolta di racconti “Le Vie dei Poeti”, edito da “La Stamperia dell’arancio” (una casa editrice purtroppo scomparsa), per le storie di donne che ho raccontato e per la raffinatezza con cui è stato creato l’oggetto libro.

Antonella Roncarolo: qual’è il valore dei dettagli nella scrittura, per lei?

Un grande valore. Anche nella vita non sono capace di giudicare una persona, un paesaggio, una situazione in maniera olistica. Ma mi soffermo sui dettagli, anche apparentemente insignificanti. E questa abitudine la porto nella scrittura.

Antonella Roncarolo: cosa pensa sulla scrittura descrittiva?

Amo gli autori che riescono ad usare la scrittura descrittiva, soggettiva e oggettiva, in maniera magnifica. Per quanto mi riguarda, la uso quando sento il bisogno di abbandonare la trama, che nel caso del mio ultimo romanzo è ricca di tensione. La descrizione di un luogo o una persona è un respiro profondo, un momento di poesia necessario.

Antonella Roncarolo: cosa le regala la scrittura?

La possibilità di inventare il mondo che vorrei, di plasmare la storia degli uomini e delle donne come uno scultore.

Che ruolo ha la scrittura nella sua vita?

Quando inizio un romanzo, la scrittura occupa la maggior parte della mia giornata, diventando una sorta di ossessione. I personaggi mi svegliano la mattina prima dell’alba e non mi permettono di addormentarmi la sera. Diventano i miei migliori amici e mi capita di incontrarli nei luoghi più impensati. Quando poi scrivo la parola fine al romanzo soffro di nostalgia e devo far passare un po’di tempo, prima di cominciare a pensare ad altre storie.

Quali sono le difficoltà, sulla realizzazione di uno scritto storico?

Principalmente due: la prima difficoltà riguarda il far combaciare ogni avvenimento storico realmente avvenuto, con la storia dei personaggi. Ad esempio: se il primo settembre 1939 l’esercito tedesco occupa la Polonia, i soldati devono essere in caserma o in trincea pronti a difendersi e non in un altro luogo. La seconda difficoltà è la creazione dei personaggi che deve essere verosimile, con il periodo storico e l’ambientazione. Se uno dei personaggi è un professore universitario, deve vivere in una città dove ci sia l’Università e deve comportarsi come farebbe un uomo di quell’epoca.

Quali sensazioni vive, nella stesura di una sua opera?

Di essere l’artefice di una storia, di potermi immedesimare nei sentimenti, nelle gioie e nei dolori dei miei personaggi, di poter viaggiare nei luoghi che racconto.

Quali messaggi vuole trasmettere al pubblico, con il libro?

Il mio ultimo libro non vuole essere un romanzo “morale” o “sociale”; quella che ho voluto raccontare è solo la storia tragica e poco conosciuta del II Corpo d’Armata Polacco. Esso nel suo peregrinare attraverso l’Europa in guerra, ha incrociato la gente del Piceno. Ho dovuto però maneggiare una materia incandescente, la divisione del mondo in due blocchi politici, economici ed ideologici, e prendere una posizione. Dal racconto, si evince chiaramente il mio rifiuto delle ideologie cieche, quelle che giustificano il potere, creano false coscienze, obbligando scelte tragiche e definitive.

Ci sono degli autori in particolare, dai quali trae ispirazione?

Senza dubbio i grandi romanzieri storici dell’800: Manzoni, Tolstoj, Hugo, Alexandre Dumas. 

Durante la scelta dei suoi personaggi, cosa pensa?

Più che di scelta parlerei di creazione di un personaggio. Il mio sforzo più grande è di descriverlo a tutto tondo, raccontando la sua storia, la sua interiorità, i suoi sogni.

Cosa le trasmette la poesia?

Amo talmente tanto la poesia che non oso scriverla. La poesia, come la musica, mi dona sensazioni, mi porta nel significato intrinseco delle parole e del tempo.

Può raccontare la sua esperienza letteraria?

La genesi del romanzo nasce da una serie di incontri, con alcuni familiari di soldati polacchi nel Piceno. L’idea iniziale era quella di scrivere una raccolta di racconti, sulle storie che avrei ascoltato. Dalle foto e dai loro ricordi sono emersi però, solo frammenti delle vicende che i loro mariti e padri avevano vissuto, restii, come spesso succede, a raccontare l’orrore della guerra. Ho deciso così di studiare la storia della Polonia nel XX secolo, dapprima attraverso i diari del Generale Anders, poi dai libri di storia. Ho scoperto così che la storia del II Corpo d’Armata Polacco, per le modalità e le azioni che l’hanno caratterizzata, è già di per sé un romanzo. A questo punto, era pronta la cornice dove inserire il lungo racconto, sulle vicende dei personaggi di finzione. Dall’incontro con la prima famiglia polacca, fino alla pubblicazione del romanzo sono trascorsi tre anni, un tempo in cui ho conosciuto e amato il popolo polacco.  

Cosa consiglia agli aspiranti scrittori?

Leggere molto. Si può scrivere solo seduti sulle spalle di giganti: solo da quella posizione si può avere una visione ampia del mondo.

Ha un sogno nel cassetto?

Tornare a viaggiare e incontrare persone che mi ispirino nuove storie da raccontare.

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