Antonella De Sarno e il linguaggio dell’art brut

L'artista mette in relazione le vite di Dame à la Licorne e e Kathrine, una donna autistica per indagare diversità e messaggi ambivalenti

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Antonella De Sarno
Un lavoro di Antonella De Sarno

La Galleria Parmeggiani di Reggio Emilia ospita dal 10 dicembre al 12 gennaio 2023, la mostra personale di Antonella De Sarno. L’attrice-performer e artista visiva è nata in provincia di Modena ma da anni residente in Francia. Realizzata in collaborazione con i Musei Civici di Reggio Emilia, l’esposizione sarà inaugurata sabato alle 17 con una presentazione critica dei Curatori Francesca Baboni e Stefano Taddei. In programma anche due narrazioni performative guidate dall’autrice alle 17 alle 18.


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Qual è il tema della mostra di Antonella De Sarno?

La mostra, intitolata Alfabeti, si inserisce nel programma ufficiale di Identità Inquieta, il cartellone che riunisce le istituzioni culturali del territorio. Gli appuntamenti esplorano il tema dell’identità da diversi punti di vista. Il progetto di Antonella De Sarno, inedito e studiato appositamente per gli spazi del Museo, si fonda sull’accostamento, a prima vista impossibile, di due figure femminili. Quindi la celebre Dame à la Licorne del Musée de Cluny di Parigi, con la sua aura di medievale mistero, e Kathrine, nome immaginario di una donna autistica. Una conoscente con cui l’artista lavora da molti anni nei suoi laboratori di danza.

La diversità nel lavoro dell’artista

«Tessere fili semantici nello spazio che le divide – spiega Antonella De Sarno – potrebbe aiutare a rendere meno disturbante il senso della parola diverso. Costruire un lavoro nell’assenza del discorso, seguendo piuttosto il filo dell’intuito poetico capace di trascinare le parole fuori da se stesse per farle diventare oggetti, visioni, immagini. Avvolte in un drappeggio di silenzio, Kathrine e la Dame sono due figure mute, in diverso modo inaccessibili che come Sibille inviano messaggi ambivalenti e opachi. Esistono in un mondo ‘inventato’ dalla narrazione. L’una perché è una figura la cui esistenza si è costituita uno spessore attraverso il fitto racconto di cui è oggetto, l’altra perché vive calata nel mondo che si inventa in continuazione».

La mostra

Il percorso espositivo è allestito al primo piano della Galleria Parmeggiani e si compone di oltre quaranta opere, tra disegni, video ed installazioni. Sono tutti tasselli di un lessico altro, in cui gli universi e gli alfabeti delle due donne possono finalmente coesistere. Conduce il visitatore alla radice bruciante delle cose non ancora addomesticate e rese mansuete dal discorso convenzionale del ‘socialmente accettabile’. «La poetica di Antonella De Sarno – spiegano i curatori Francesca Baboni e Stefano Taddei – gioca su riferimenti filosofici e psicologici. Si combinano assieme in una sorta di raffinato gioco di specchi. Con disegno, installazione, video e oggetti, l’artista costruisce un mondo fantastico, una wunderkammern in cui si muovono corrispondenze tra i soggetti prescelti. La chiave di lettura diviene quindi una serie di alfabeti, un linguaggio codificato che porta all’interazione e presenta figure mostruose. I morfemi indecifrabili e corpi legati sono una rappresentazione vicina all’art brut».

Antonella De Sarno e il progetto Alfabeti

Il progetto Alfabeti si colloca in ideale continuità con Artificialia, presentato nel 2021-22 a Correggio. Nella prima mostra Antonella De Sarno indagava il concetto di deformità nella sua accezione poetica, per contrapporlo al concetto di normalità. Nella seconda il campo si allarga per andare oltre il discorso sul deforme e il deviante e tendere sino a una dimensione poetica che li abbraccia entrambi. Quindi senza più alcuna esigenza di distinzione. Galleria Parmeggiani è aperta da martedì a venerdì dalle 15 alle 18, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Ingresso libero.

Antonella de Sarno

Filosofa per formazione, performer e artista visiva, Antonella De Sarno viene dal teatro di Pippo Delbono con cui si è formata e ha lavorato. Ha praticato anche la danza contemporanea, esperienze che le hanno trasmesso la necessità di un rigore fisico e concettuale e l’importanza per l’artista di esporsi nella sua verità. Il segno, nella sua forza d’espressione e di comunicazione, ha una parte rilevante nel suo linguaggio. L’installazione Faces from the Dark (2020) ha ricevuto la segnalazione della giuria al Premio Combat 2020 e la pubblicazione sul catalogo. Nel 2021 è la video-installazione Nebula e nel 2022 l’opera grafica Curiositas I, Cavalli a esser segnalata dalla giuria dello stesso premio. La personale Artificialia, a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei è allestita nel 2021-22 nella Sala dei Putti del Palazzo dei Principi di Correggio.

Immagine da cartella stampa.