Annunciazione di Beato Angelico: la metafora del dettaglio

Kelly Grovier illustra il dipinto del 1425-1426, mettendo in risalto la struttura prospettica e un particolare

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Annunciazione di Beato Angelico
Il dipinto del monastero di San Marco a Firenze

Sta in un dettaglio il significato dell’Annunciazione di Beato Angelico nel monastero di San Marco a Firenze. Kelly Grovier pensa che il punto di fuga conferisca al dipinto valore teologico.

Cosa caratterizza l’Annunciazione di Beato Angelico?

L’artista riceve da Cosimo de’ Medici l’incarico di decorare il convento di San Marco. Considerando il luogo in cui deve lavorare e la committenza, il pittore sceglie di rendere la prospettiva un elemento espressivo. Non solo tecnica, quindi, ma una chiave per comprendere il senso dell’opera. Così Beato Angelico tra 1425 e 1426 cerca di svincolarsi dalla raffigurazione tradizionale dell’Annunciazione, rendendo unica l’opera. La critica d’arte Kelly Grovier interpreta la struttura dell’affresco e la finestra con grata sullo sfondo come riferimento a Maria.


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La composizione dell’opera

Il pittore mantiene la disposizione dei personaggi, l’arcangelo a sinistra e la Madonna a destra. Sceglie di dipingere la scena in un’area antistante un giardino da dove giunge Gabriele. Nel Medioevo l’Annunciazione è di solito raffigurata in un ambiente chiuso con Maria sola, intenta a studiare e meditare. Beato Angelico anticipa così Leonardo che colloca i personaggi all’aperto.

Annunciazione di Beato Angelico, la struttura

La giovane è seduta su uno sgabello e tiene le mani incrociate in grembo e sul capo ha un’aureola dorata. Il messaggero divino ha invece ali colorate, come nella tradizione fiamminga. Colonne corinzie definiscono il loggiato in cui si trovano i protagonisti e la parete sullo sfondo dà sulla stanza che ha una parete con finestra. Dall’apertura si intravede la vegetazione. La successione di spazi, portico, camera, esterno, crea la prospettiva e diversi piani danno il senso di profondità. Rispetto alle versioni conservate al Museo del Prado e a Cortona in Toscana, l’artista abbandona la sontuosità a favore di una rappresentazione più raccolta.

L’interpretazione di Kelly Grovier

L’esperta d’arte nota il dialogo silenzioso che si instaura tra i personaggi attraverso lo sguardo. Tra Maria e l’arcangelo c’è una relazione, un flusso che contribuisce a catturare l’attenzione dello spettatore. Il dipinto si trova all’interno del convento fiorentino, su una parete che i monaci costeggiano per recarsi al dormitorio. Il punto di fuga posto oltre le sbarre della finestra, fa riferimento alla separazione dei consacrati dal mondo esterno. Quindi, Beato Angelico introduce il concetto di hortus conclusus, ricorrente nell’arte e nella letteratura cristiana medievale. Il giardino recintato è la metafora della perdita del paradiso e della purezza della Madonna. Secondo Grovier, senza questo dettaglio la composizione del dipinto perde d’impatto e l’effetto prospettico è limitato. La struttura dell’affresco invita perciò a contemplare, a raggiungere l’impenetrabile.

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