Anniversario Vietnam: la guerra più contestata della storia

0
1237
vietnam

“Dove sono i generali che si fregiarono nelle battaglie con cimiteri di croci sul petto/ dove i figli della guerra, partiti per un ideale per una truffa, per un amore finito male/ hanno rimandato a casa le loro spoglie nelle bandiere legate strette perché sembrassero intere.” (F. De André, Dormono sulla collina)

Le gallerie di Cu Chi

Quando gli Stati Uniti decidono di intervenire sul conflitto vietnamita, il comunismo era il mostro da combattere nell’immaginario americano. L’America aveva avuto un ruolo decisivo nella vittoria sul nazismo. Più di diecimila soldati alleati avevano perso la vita nello sbarco in Normandia. L’assetto politico del dopoguerra tuttavia si stava avviando verso la divisione in blocchi di influenza, l’anticamera della guerra fredda. La rivoluzione cubana e l’amara sconfitta della Baia dei Porci (1961), con la Crisi di Cuba dell’ottobre del 1962, facevano da sfondo al terrore di una egemonia comunista nel mondo.

Nel 1957 nel Vietnam del Sud inizia una sotterranea opposizione al regime di Diem, appoggiato dagli americani. I Viet Cong, alleati del Nord, comunista, iniziano atti terroristici nel sud, molti funzionari del regime vengono assassinati. J.F. Kennedy, sconfitto sul fronte cubano, inizia ad inviare consiglieri americani in Vietnam, fino a quando, nel 1963, l’America invierà 15.000 soldati. Il 22 novembre 1963 Kennedy viene assassinato a Dallas, ma la sua politica in Vietnam viene proseguita dal Johnson e nel 1967 ben 500.000 soldati americani si trovano sul suolo vietnamita.

C’era un ragazzo, che come me…

E’ a questo punto che la Guerra del Vietnam assume quel significato simbolico che tutti abbiamo condiviso. La strenua resistenza di un popolo al colosso armato americano, ha rappresentato una delle contestazioni giovanili della rivoluzione degli anni sessanta. Il Vietnam era un passato da combattere, verso un futuro pacifista e liberista di autodeterminazione dei popoli. In America la contestazione raggiunse i maggiori livelli. Molti giovani, che non volevano essere condannati per aver rifiutato di partire per il Vietnam, si rifugiarono in Canada. I movimenti studenteschi mettevano in evidenza le contraddizioni di un paese che da una parte si diceva interessato a proteggere la libertà del popolo vietnamita, ma dall’altra manteneva i neri in una condizione di segregazione e inferiorità.

Una resistenza sotterranea

Un ingresso dei Tunnel di Cu Chi

Ma ciò che nel mondo era simbolo, in Vietnam era realtà. I Viet Cong avevano dovuto organizzare una resistenza contro gli americani senza possedere gli stessi mezzi tecnologici. I loro movimenti e la loro organizzazione si muoveva letteralmente ‘sotto terra’. Le vecchie gallerie di Cu Chi, scavate negli anni ’40 per la lotta contro la dominazione francese, furono ampliate e raggiunsero una lunghezza totale di più di 250 km. Nelle gallerie si trasportavano viveri, armi, si facevano riunioni, c’erano piccoli ospedali da campo. I tunnel erano stretti e potevano far passare solo i piccoli vietnamiti. Le gallerie si estendevano fino a tre piani di profondità. Mentre gli americani bombardavano la superficie, i Viet Cong si muovevano abili sotto terra per continuare la loro guerriglia ‘tocca e fuggi’. Contro un nemico ricco ed equipaggiato, opponevano la motivazione e l’abilità di spostamento.

La frustrazione americana nel non riuscire a controllare i Viet Cong ebbe effetti negativi sulla modalità di portare avanti la guerra. Ci fu un uso delle armi e della violenza che portarono ben presto anche la popolazione civile ad allearsi con i Viet Cong, a proteggerli nelle loro incursioni, a percepire gli americani come ‘il nemico’. Il 19 marzo del 1968 l’esercito Usa uccise 347 civili a My Lai.

Il cratere di una bomba

La fine del conflitto

La strategia vietnamita arrivò così all’ Offensiva del Têt, attraverso cui circa 70.000 combattenti vietnamiti presero repentinamente possesso di molte città. Johnson rifiutò la richiesta di ulteriori truppe da parte dei generali e iniziò a progettare il ritiro. Nel 1969 tuttavia, con l’elezione di Nixon a 37o presidente degli Stati Uniti, la guerra non si placa e ben 550.000 soldati americani si trovano in Vietnam. 35.000 ragazzi americani sono già morti.

Il 15 novembre 1969 a Washington si svolge una delle più grandi manifestazioni pacifiste. L’opinione pubblica era venuta a conoscenza del massacro di My Lai e le atrocità commesse dalle truppe americane pesavano ancora di più delle vite perse. 45.000 fino al 1971. Kissinger inizierà le operazioni diplomatiche per la pace, per le quali vincerà il Premio Nobel nel 1973. La guerra finirà il 30 aprile 1975 con la caduta di Saigon.

“Più capisco cos’è l’uomo, più voglio essere un animale” (R. Kipling, Il libro della giungla)

Proprio a Saigon, ribattezzata Ho Chi Min City dopo il conflitto, si trova il Museo della Guerra, una piccola palazzina di due piani. All’esterno reperti restaurati di veicoli bellici, celle e strumenti di tortura utilizzati dagli americani. All’interno armi, divise, elmetti, ma soprattutto fotografie. Le foto più agghiaccianti riguardano gli effetti delle armi chimiche che gli americano hanno usato per stanare i Viet Cong. In particolare un diserbante chiamato ‘orange agent’, che ha effetti teratogeni e cancerogeni e per molti anni ha fatto nascere bambini focomelici o con gravi malformazioni.

Il sito archeologico di My Son

Le bombe americane hanno raso al suolo molti luoghi storici: il sito archeologico di My Son, più piccolo, ma simile a quello cambogiano di Ankgor, ha la maggior parte dei monumenti distrutti e i crateri delle bombe ancora visibili. I cartelli sui sentieri raccomandano ai turisti di non uscire dal percorso: un numero imprecisato di mine antiuomo rimane coperto dalla vegetazione della giungla.

Commenti